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07 febbraio 2024

Mps torna al dividendo dopo 13 anni con l’utile 2023 da 2 miliardi

Meno rischi legali, 466 milioni in più nel quarto trimestre. Lovaglio: “Create le condizioni per il Rinascimento del Monte”.

Leonardo Testai

Numeri alla mano, può essere la volta buona per un risanamento di Banca Mps senza che le speranze dei risparmiatori, degli azionisti e dei mercati vengano deluse: anzi, il ritorno alla distribuzione di un dividendo dopo 13 anni – l’ultimo pagamento, nel maggio 2011 – in virtù di un utile 2023 che ha superato i due miliardi di euro, sembra il sintomo di un “Rinascimento”, come lo ha chiamato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio, sebbene in un contesto finanziario a livello macro che con la ripresa dei tassi ha spinto i numeri di bilancio delle banche.

Battute le stime degli analisti

E tuttavia, i numeri preliminari del bilancio 2023 del Monte, approvati dal consiglio d’amministrazione, vedono un utile di 2.052 milioni di euro, che si confronta favorevolmente sia con gli 1.344 milioni attesi dagli analisti, sia con le aspettative di Rocca Salimbeni al giro di boa dell’anno, sia con la perdita di 205 milioni conseguita nel 2022, quando sul risultato d’esercizio pesavano costi di ristrutturazione (una tantum) per 931 milioni. Al 31 dicembre 2023 il gruppo senese ha realizzato ricavi complessivi per 3,8 miliardi di euro (+21,7%), dato secondo Mps “da ricondurre alla crescita del margine di interesse”, salito del 49,3% in un anno, “che beneficia, sul fronte degli impieghi, dello scenario favorevole dei tassi, in un contesto di attento presidio del costo della raccolta”.

In aggiunta a un risultato operativo netto di 1,5 miliardi, più che raddoppiato rispetto ai 594 milioni di euro del 2022, Mps beneficia dei rilasci netti del 2023 (con 466 milioni di euro nel solo quarto trimestre) dovuti al venir meno dei rischi legali del contenzioso civile e penale relativo a informazioni finanziarie diffuse nel periodo 2008-2015, a seguito delle favorevoli sentenze emesse nell’ultimo trimestre del 2023 nei confronti degli ex vertici del Monte – con le assoluzioni di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola sul caso dei derivati contabilizzati come Btp, oltre che di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni per il caso Santorini-Alexandria.

Mps torna al dividendo: “Li distribuiremo regolarmente”

Da qui la decisione del Cda di Banca Mps, in linea con le aspettative ma in anticipo rispetto agli obiettivi di piano, di distribuire nel 2024 un dividendo pari a 0,25 euro per azione, e 315 milioni complessivi. “Riteniamo di essere in grado di distribuire dividendi in modo regolare con un payout del 50% sull’utile ante imposte”, ha spiegato Lovaglio.

L’erogazione della cedola, peraltro, avviene in un contesto di ritrovata solidità patrimoniale per il Monte: Il Cet 1 ratio fully loaded a fine 2023 infatti è salito al 18,1%, in crescita di 248 punti base anno su anno, con l’indicatore Lcr al 163%, quello Nsfr al 130%, e un’incidenza dei fondi della Bce in “significativa” riduzione rispetto all’anno precedente. Lo stock dei crediti deteriorati lordi ammonta a 3,5 miliardi di euro, in flessione di 0,1 miliardi rispetto al 30 settembre 2023 e in crescita di 0,2 miliardi anno su anno, mentre i crediti deteriorati netti ammontano a 1,8 miliardi, in linea con il dato a settembre e in aumento di 0,1 miliardi rispetto a fine 2022, con un livello di copertura del 49,1%, pari a 100 punti base in più rispetto a fine 2022.

“Possiamo rimanere profittevoli nel lungo periodo”

“Qualcuno ha definito questa evoluzione un Rinascimento”, ha osservato Lovaglio, accogliendo gli analisti in call, e rivendicando che “abbiamo creato le condizioni giuste perché questo Rinascimento si realizzi”, perché “i risultati del 2023 rappresentano un punto di svolta che determina un passaggio decisivo di Mps nei confronti dei suoi stakeholder”. Venuti meno i rischi legali citati, secondo l’ad, ora “possiamo accelerare il passo e vogliamo focalizzare la nostra attenzione sull’attività commerciale”.

E non è tutto: il positivo effetto netto delle imposte per 339 milioni che emerge dai numeri 2023 “non è un una tantum, ma potrà essere replicato nei prossimi anni”, secondo Lovaglio, perché “abbiamo 2,6 miliardi di Dta”, ossia attività fiscali differite, “che rappresentano un sostegno positivo all’utile netto nei prossimi anni”. Dunque, conclude l’ad, in meno di due anni è stato possibile arrivare “a creare una banca commerciale chiara e semplice, e a generare risultati sostenibili”, dunque “in grado di rimanere profittevole nel lungo periodo” e “di generare utile con le proprie attività commerciali”.

Fondazioni e istituzioni soddisfatte

Il ritorno al dividendo per Banca Mps fa sorridere anche quelle fondazioni bancarie toscane che, in nome della tenuta del sistema, hanno partecipato all’aumento di capitale dell’autunno 2022: la cedola annunciata da Rocca Salimbeni, adesso, vale per loro una cifra complessivamente superiore ai 6 milioni di euro. “Sono molto soddisfatto”, ha affermato Carlo Rossi, presidente della Fondazione Mps e coordinatore della consulta delle Fondazioni di origine bancaria della Toscana. “Il dividendo è rilevante – ha osservato -, in anticipo di due esercizi e anche molto più rilevante di quanto si aspettasse il mercato. Un dividendo simbolico ce lo aspettavamo, ma 0,25 euro significa una cifra molto importante e quindi siamo veramente molto contenti”.

Il sindaco di Siena Nicoletta Fabio loda “la professionalità di chi si è messo a disposizione nei momenti più difficili, dai vertici ai dipendenti stessi”, e sottolinea che “con un dividendo superiore alle previsioni, e con un ulteriore rafforzamento del proprio posizionamento, Banca Mps può ancora rappresentare una risorsa fondamentale per la città e per tutto il nostro territorio”. E gongola il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, storico oppositore dell’idea di un’acquisizione pura e semplice da parte di un altro istituto: “Avevamo ragione – ha detto – quando ci siamo posti a dire, davanti al ministro Gualtieri e agli alti dirigenti del ministero, che Mps aveva le risorse per superare un momento in cui si tendeva verso l’incorporazione in Unicredit che avrebbe cancellato Mps. Per fortuna abbiamo vinto”.

“Dobbiamo mantenere questa banca radicata in Toscana”

Lo stesso Giani, tuttavia, ammette che “il momento delicato sarà quando lo Stato uscirà da Mps”, secondo gli impegni presi a livello europeo, e dunque “la strada giusta è creare le condizioni perché quando Mps sarà messa sul mercato possa arrivare un socio che ne valorizzi la tradizione e le sue radici toscane. Ritengo che quando sarà scelto chi dovrà essere il proprietario del pacchetto di maggioranza, o i soci che ne gestiranno la maggioranza, dovremo sceglierlo avendo ben cura perché noi dobbiamo mantenere questa banca profondamente radicata in Toscana”.

Di certo, il fatto che Mps stia camminando sulle proprie gambe come mai le era riuscito nell’ultimo decennio – sia pur con un socio fortissimo come il Tesoro – rafforza le ragioni di Siena. “Credo che con questi risultati non sia impossibile che entro il 2024 possa essere previsto un ulteriore ricorso al mercato per quanto riguarda il Mef, ma su questo non posso che fare lo spettatore”, ha spiegato Rossi, secondo cui l’ulteriore ricorso al mercato “potrebbe” avvenire con le stesse modalità di dismissione del 25% della banca ceduto dal Mef nel novembre scorso, oppure potrebbe “affacciarsi un’ipotesi di intervento di altri soggetti del mondo della finanza, ma su questo faccio assolutamente lo spettatore”.

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Leonardo Testai

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