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Banche

04 agosto 2023

Banca Mps corre e punta al miliardo di utili per fine 2023

La semestrale batte le attese degli analisti: secondo l’ad Lovaglio si può accelerare sul raggiungimento degli obiettivi di piano.

Leonardo Testai

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Utile di metà anno superiore di dodici volte a quello di dodici mesi fa, ricavi in crescita a doppia cifra, rapporto cost/income abbattuto di venti punti in un anno: i risultati del primo semestre 2023 di Banca Mps sembrano dare sostanza al messaggio lanciato nei mesi scorsi dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio (“Mps è tornata“), e offrono una prospettiva di accelerazione rispetto agli obiettivi del piano industriale 2022-26. Già lo stress test dell’Eba, la settimana scorsa, aveva riscontrato i risultati migliori di sempre per l’istituto senese, con un Cet1 Fully Loaded del 10,13% al 2025 nello scenario avverso, che salirebbe all’11,98% considerando anche la riduzione dei costi per l’uscita dal 1 dicembre 2022 di oltre 4mila persone.

Banca Mps ha chiuso il primo semestre del 2023 con un utile di 619 milioni di euro, in netta crescita rispetto ai 53 milioni conseguiti nello stesso periodo del 2022, con un contributo di 383 milioni nel secondo trimestre (+62,6%) in più dei primi tre mesi del 2023, e al di sopra dei 217 milioni attesi dagli analisti. Rocca Salimbeni prevede dunque di chiudere l’anno con un utile prima delle imposte superiore al miliardo di euro, risultato superiore all’obiettivo di 909 milioni al 2026 previsto dal piano.

Patrimonio più solido, costi più bassi

Nel corso del semestre, grazie alla spinta del margine di interesse (+64,4% a 1,08 miliardi) i ricavi sono saliti a 1,85 miliardi di euro, in crescita del 19,2% rispetto allo stesso periodo del 2022, nonostante una flessione dell’9,1% delle commissioni, scese a 670 milioni, e del 29,1% dei proventi della gestione finanziaria, calati a 100,3 milioni. Il risultato operativo lordo del semestre si attesta a 937 milioni, in crescita del 95,9% anno su anno, con un contributo di 523 milioni nel secondo trimestre (+26,3% sul primo), grazie anche al miglioramento dell’efficienza operativa, che ha visto i costi ridursi del 14,9% nel semestre, principalmente per effetto delle uscite volontarie dello scorso dicembre. Il cost/income del primo semestre si attesta al 49%, battendo l’obiettivo di piano al 2026, e ben sotto il 69% di giugno 2022.

Per quanto riguarda la raccolta commerciale, quella diretta sale del 2,6% a 84,12 miliardi, quella indiretta del 2,5% a 94,7 miliardi, con il risparmio gestito che si riduce dell’1,5% a 56,9 miliardi e quello amministrato che cresce del 9,1% a 37,8 miliardi. Il Common Equity Tier 1 ratio si
è attestato a 15,9% (rispetto al 14,4% del 31 marzo 2023 e al 16,6% del 31 dicembre 2022) e il Total Capital ratio al 19,4% (rispetto al 18,0% del 31 marzo 2023 e al 20,5% del 31 dicembre 2022). Nonostante il rimborso di 11 miliardi di prestiti Tltro, la counterbalancing capacity non impegnata supera i 26 miliardi di euro, con un indicatore lcr superiore al 180% del minimo regolamentare.

Sono in calo dell’8,9% le rettifiche su crediti, scese a 204,9 milioni di euro, con un costo del credito di 54 punti base. Mps ha inoltre ceduto un pacchetto di crediti deteriorati del valore di libro lordo di 230 milioni di euro, con effetti già riflessi nei dati economici del semestre. Lo comunica la banca in una nota. Lo stock dei crediti deteriorati lordi pro forma post cessione ammonta ora a 3,2 miliardi di euro, con un’incidenza dei crediti deteriorati lordi (npe ratio) scesa al 4% dal 4,2% di fine 2022, e un’incidenza di quelli netti scesa dal 2,2% al 2,1%. Il livello di copertura complessiva pro forma dei crediti deteriorati aumenta al 49,8%, in crescita nel semestre di 170 punti base.

“Possiamo accelerare sugli obiettivi del piano”

“Siamo alla velocità giusta e possiamo accelerare sul raggiungimento dei nostri obiettivi”, ha detto Lovaglio in call con gli analisti, confermando la possibilità per Banca Mps “di anticipare la distribuzione del dividendo a valere sull’utile 2024”. I costi, ha sottolineato, “sono al centro della nostra strategia, perché il margine di interesse non potrà continuare a crescere a questo livello, ma vogliamo essere pronti nel 2024 e nel 2025 a fornire quasi gli stessi risultati in termini di redditività in particolare per quanto riguarda il risultato operativo”.

Secondo l’ad dell’istituto, “non riteniamo di essere arrivati al massimo del margine di interesse” nel secondo trimestre dell’anno 2023, per cui “ci aspettiamo risultati positivi anche nel terzo trimestre per poi registrare un calo nel quarto trimestre dell’anno”. Tale gap, che si manifesterà per effetto dell’aumento del costo della raccolta, sarà assorbito “con altre azioni che abbiamo in mente – ha concluso Lovaglio – per mantenere un livello analogo del risultato operativo lordo” anche il prossimo anno.

Parlando dei rischi legali della banca, rimasti stabili a 4,1 miliardi di euro nel trimestre, “il nostro bilancio è ben attrezzato per affrontare qualsiasi scenario potenziale”, ha aggiunto l’ad, sottolineando anche anche una eventuale interruzione dell’alleanza nelle assicurazioni con Axa potrebbe essere “facilmente assorbita” da Mps, sebbene “al momento attuale non consideriamo questo scenario; ma data la forte posizione patrimoniale riteniamo che anche questa opzione possa essere facilmente assorbita dalla nostra banca”.

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Leonardo Testai

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