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19 giugno 2023

Vino: il Chianti riduce le rese del 10%, l’Enoteca Italiana spera nel rilancio

Dopo le crescite degli anni del Covid, il vino toscano rallenta la marcia. La denominazione più grande corre ai ripari.

Silvia Pieraccini

I dati dell’export lo dicono chiaramente: nel 2023 i vini toscani stanno rallentando la marcia sui mercati internazionali, non solo sul fronte dei volumi – come già avvenuto nel 2022 – ma anche su quello del valore, con uno stringato +0,6% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Si produrrà meno per evitare il calo dei prezzi

L’allarme coinvolge soprattutto il Chianti, il vino regionale più importante dal punto di vista delle quantità (616mila ettolitri venduti nel 2022, il dato più basso degli ultimi 15 anni), che ha deciso di correre ai ripari: l’assemblea del Consorzio di tutela, nei giorni scorsi, ha deciso una riduzione delle rese pari al 10% per far fronte – ha spiegato – al calo di vendite e all’aumento dei costi. In sostanza dalla prossima vendemmia si produrrà di meno per evitare di “inondare” il mercato con bottiglie che rischiano di rimanare sullo scaffale, e dunque di far scendere (ancora) i prezzi.

Nei primi cinque mesi 2023 le vendite scendono ancora

“Si è reso necessario diminuire la produzione – spiega il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – per non far aumentare il vino accumulato nei magazzini. La fotografia attuale parla di un -14% di vendite nel 2022 rispetto al 2021, per cui dobbiamo prendere le giuste contromisure. Nel rapporto prezzi-costi c’è un pesante squilibrio a causa dell’inflazione: i prezzi sono aumentati mediamente del 4-6%, ma i costi sono aumentati molto di più, considerando il gasolio per i trattori e i concimi. Tutto questo per le nostre aziende rappresenta una grande difficoltà. Non abbiamo vissuto un anno ‘normale’ dal 2017: l’allarme suona da tempo per tutto il settore”.

Se nel 2022 la denominazione Chianti ha venduto 14 milioni di bottiglie in meno rispetto all’anno precedente, nei primi cinque mesi del 2023 l’andamento al ribasso non è cambiato. Con un rischio in più: “La diminuzione delle vendite 2022 si accompagna a una vendemmia 2022 che ha visto risalire la produzione di circa il 20% – spiega un comunicato – con la conseguenza dell’aumento delle scorte di magazzino e una fibrillazione nel mercato che ha fatto scendere nuovamente i prezzi sotto i costi di produzione. Inutile negarlo: un po’ di preoccupazione per l’intero settore c’è”.

L’Enoteca di Siena a una cordata di imprenditori locali

Intanto, sempre sul fronte vinicolo, il Tribunale di Siena ha aggiudicato – dopo mesi e mesi di rinvii – l’asta per l’Enoteca italiana, il più antico ente italiano per la promozione dei vini (fondato con regio decreto nel 1933) chiuso dal 2017, quando il Consiglio comunale deliberò la messa in liquidazione, per difficoltà finanziarie. L’istituzione è stata rilevata da una cordata formata da tre aziende toscane attive nel settore turistico e enogastronomia: Il Girasole di Cortona, Vini di Toscana di Montepulciano e Mulinum di Buonconvento, coordinati dall’imprenditrice Elena D’Aquanno. “Vogliamo far tornare Siena la capitale del vino e dell’enologia”, afferma la cordata.

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Silvia Pieraccini

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