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24 ottobre 2023

“L’economia toscana rallenta ma tiene: nessun allarme”

Confindustria Toscana e Banca Intesa rassicurano, nonostante la frenata di produzione industriale e export. Ma le imprese chiedono attenzione.

Silvia Pieraccini

Tito Nocentini, direttore regionale Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo e Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana

In Toscana la produzione industriale e l’export stanno rallentando con intensità crescente a partire dalla primavera-estate, ma Confindustria Toscana e Banca Intesa non sono allarmate e mandano un messaggio rassicurante: “Gli investimenti aziendali per adesso non hanno subìto una frenata significativa; la liquidità accumulata dalle aziende grazie ai finanziamenti-Covid assistiti da garanzie pubbliche è una riserva importante; i bilanci 2023 saranno meno brillanti del 2022 ma non preoccupanti”. Tradotto: “Stiamo rallentando ma non siamo in recessione”. E anche: “Per adesso non ci sono segnali di deterioramento del credito”. A dirlo sono Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana, e Tito Nocentini, direttore regionale Toscana e Umbria di Intesa Sanpaolo.

Il Monitor dei distretti si allarga ai poli della salute

L’occasione per fare il punto sull’andamento dell’economia toscana è stata la presentazione del Monitor Distretti della Toscana al 30 giugno 2023, il rapporto della Direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che con cadenza trimestrale analizza l’export delle aree distrettuali. Nel primo semestre l’export dei distretti toscani – dalla pelletteria di Firenze al tessile di Prato, dall’oreficeria di Arezzo alla carta di Lucca, dalla concia di Santa Croce sull’Arno alla nautica di Viareggio – e quello dei poli farmaceutici e biomedicale della regione (che finora venivano rilevati a parte) ha retto, segnando +8% a prezzi correnti (a 15,3 miliardi di euro), anche se l’aumento dei prezzi ha avuto un ruolo rilevante in questo risultato. Nel secondo semestre la crescita diminuirà, ma la stima di Banca Intesa è di chiudere l’anno con un valore vicino a +5%. Sul fronte investimenti, invece, l’istituto bancario cita un’indagine nazionale di Bankitalia, fatta interpellando in questo mese di ottobre un campione di imprese con almeno 50 addetti, che vede una prevalenza di giudizi sull’aumento della spesa nel 2023 rispetto al 2022, soprattutto nel settore costruzioni, seguito dai servizi e infine dall’industria in senso stretto.

Brilla la farmaceutica, in calo pelletteria, concia, scarpe, tessile, abbigliamento

Il +8% del primo semestre 2023 è però il risultato di andamenti assai diversi. Molti distretti tradizionali toscani accusano flessioni e finiscono in area negativa (-7,4% la pelletteria di Firenze; -4,4% l’abbigliamento di Empoli; -4,1% il tessile-abbigliamento di Prato; -7,2% la concia di Santa Croce; -10,3% le calzature di Lucca; -2,6% il marmo di Carrara; -16,8% il mobile di Quarrata; -23% le macchine per la carta di Lucca); cresce invece, tra gennaio e giugno 2023, l’export dell’oreficeria di Arezzo (+5,6%); del tessile-abbigliamento di Arezzo (+8,8%); della pelletteria e calzature di Arezzo (+15,5%); delle calzature di Lamporecchio (+1,5%); della nautica di Viareggio che si è ripresa fortemente nel secondo trimestre (+6,3%); della camperistica della Val d’Elsa (+28,3%); della carta di Lucca (+4,3%); del meccanotessile di Prato (+16,1%). E cresce soprattutto, trainando il risultato finale, il polo farmaceutico toscano (+69,4%) e il biomedicale di Firenze (+47,3%).

Confindustria s’appella alle banche per allungare i debiti residui

“La congiuntura è densa di incognite – ha spiegato Bigazzi – anche perché la guerra in Medio Oriente rischia di alzare una polveriera che porta tensioni sul mercato energetico. L’aumento dei tassi di interesse, inoltre, porta oneri maggiori sui finanziamenti contratti dalle imprese durante la fase Covid, per questo facciamo appello alle banche affinché spalmino i debiti residui nei prossimi otto anni”. Anche nei confronti della Regione, Bigazzi torna a chiedere sostegno alle aziende attraverso i fondi europei. “Il rischio – spiega – è non riuscire ad agganciare la transizione digitale e la transizione green, un rischio che non ci possiamo permettere. Dopo l’industria 4.0 serve l’industria 5.0 con l’intelligenza artificiale, e servono fondi pubblici per sostenerla, che per adesso non ci sono”.

Nei primi 9 mesi del 2023 Banca Intesa ha erogato 1 miliardo di credito alle imprese

Nocentini ha sottolineato l'”atterraggio morbido” della congiuntura toscana, che pur in un contesto di rallentamento “non mostra segnali di recessione”, come invece accade in Germania. La sfida è preservare la capacità competitiva delle imprese sui mercati esteri, da sempre traino dell’economia regionale: nel 2022 l’export toscano ha raggiunto i 54,8 miliardi di euro (+14%) – su circa 100 miliardi di Pil – mentre nel primo semestre 2023 l’export toscano ha toccato 28,8 miliardi (+10,4%). “Nei primi nove mesi del 2023 abbiamo erogato alle imprese toscane 1 miliardo di euro di finanziamenti a medio-lungo termine – ha spiegato il direttore regionale – che segnano una contrazione a due cifre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma i piani di investimento non hanno subito un impatto forte, perché il credito emergenziale accumulato durante la fase-Covid ha rappresentato una riserva importante”.

Ora Confindustria Toscana e Banca Intesa promettono di lavorare per un obiettivo comune: “In un momento di incremento dei tassi di interesse e di difficoltà di accesso al credito è importante che banche e imprese siano alleate per lo sviluppo dell’economia”.

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Silvia Pieraccini

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