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16 agosto 2023

Irpet, “in Toscana cresce solo il lavoro a bassi salari”

Dal 2009 al 2022 calate le posizioni a media retribuzione, mentre la fascia più alta registra una crescita molto debole.

Leonardo Testai

Il mondo del lavoro in Toscana viaggia sempre più a due velocità: una ricerca dell’Irpet rileva che, analizzando le Comunicazioni obbligatorie (ossia, le comunicazioni dei datori di lavoro relative a instaurazione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti) dal 2009 al 2022, in regione si è avuto un rafforzamento dell’occupazione addensato principalmente nei lavori meno qualificati e retribuiti con salari bassi (+3,9%), a scapito delle posizioni di lavoro a media retribuzione (-2,6% e -1,5%), e con una crescita debole delle posizioni di lavoro ad elevato livello di qualificazione e retribuzione (+0,2%).

Un trend analogo a quello nazionale

La Toscana tende a replicare il trend nazionale, per il quale si parla di polarizzazione asimmetrica, spostata verso il terziario meno qualificato. “Naturalmente esistono importanti differenze territoriali – scrivono i ricercatori Irpet – in merito al fenomeno descritto. I risultati sono migliori laddove il tessuto manifatturiero è più solido, perché più diffuso e irrobustito dalla presenza di imprese più grandi e specializzate nei settori ad alta e media tecnologia, e laddove esistono vivaci realtà urbane, attrattive di servizi ad alta specializzazione (formazione terziaria, R&S, intermediazione finanziaria, grandi infrastrutture di trasporto e comunicazione).

Al contrario, secondo lo studio, i risultati mostrano una polarizzazione asimmetrica più forte in presenza di territori deboli, basati quasi esclusivamente su motori di sviluppo a basso valore aggiunto e/o forte stagionalità (agricoltura, turismo, servizi assistenziali alla popolazione). “La crisi del settore pubblico – si legge -, colpito da decenni di blocco del turn over e da persistenti politiche di moderazione salariale (a partire dal settore dell’istruzione) ha certamente contribuito al generale peggioramento delle condizioni lavorative”.

Il turismo in Toscana porta lavoro a bassi salari

Diversa anche la dinamica territoriale: se le aree del turismo balneare mostrano l’evoluzione attesa di una crescita di peso delle occupazioni meno complesse e a minore resa salariale, legata alla loro specializzazione produttiva (+5,2%), le aree manifatturiere e quelle urbane non vedono un equilibrio fra la tendenza delle basse retribuzioni (+3,1% e +5,1%) e quella delle alte (+0,5% e -0,5%). Se per le aree manifatturiere le possibili cause sono quelle legate alla dimensione d’impresa e al livello tecnologico delle produzioni, per quelle urbane pesano invece fattori come il forte orientamento al turismo e ai servizi tradizionali alla persona”.

L’Irpet teme uno sviluppo più fragile

La questione, secondo l’Irpet, “deve essere adeguatamente affrontata, perché introduce elementi di fragilità per lo sviluppo socio-economico futuro”. Come ha affermato il direttore dell’istituto, Nicola Sciclone, alla presentazione del rapporto Irpet sull’economia toscana, “abbiamo un problema di sviluppo che nel corso degli ultimi quindici-venti anni è stato alimentato dai consumi più che dagli investimenti, e tutto questo spiega la situazione in cui oggi ci troviamo”.

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Leonardo Testai

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