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13 dicembre 2022

Idrogeno e gas naturale, la sfida di Baker Hughes-Nuovo Pignone

Torna l’Annual Meeting di Firenze (30-31 gennaio 2013) per fare il punto della situazione globale nel mondo dell’energia.

Leonardo Testai

La transizione ecologica ha l’idrogeno fra i suoi cardini, ma ci aspetta un lungo percorso in cui il gas naturale continuerà a rivestire un ruolo centrale. Ma le due fonti possono coesistere, e perfino essere miscelate. E’ questo l’orizzonte nel quale il 30 e il 31 gennaio 2023 opinion leader, decisori politici e istituzioni pubbliche e private si confronteranno all’Annual Meeting di Baker Hughes, che torna in presenza a Firenze, negli spazi del Teatro del Maggio, dopo la pausa forzata di due anni dovuta alla pandemia Covid-19. Un evento che vedrà dibattiti di alto livello per discutere le soluzioni che aiuteranno il settore dell’energia a raggiungere un futuro a zero emissioni, garantendo al contempo la disponibilità di energia affidabile e a prezzi accessibili per tutti.

“Tornare in presenza ci fa davvero molto piacere, siamo molto eccitati per questo evento”, spiega Paolo Noccioni, presidente di Nuovo Pignone, ora parte della nuova divisione Iet (Industrial & Energy Technology) di Baker Hughes dopo il riassetto dello scorso ottobre che ha portato a unire il tradizionale business delle turbine (Turbomachinery & Process Solutions) con la divisione Digital solutions. “Credo sia un evento importantissimo – sostiene – non solo per noi, ma per Firenze e per tutto il territorio. Organizzare in una città d’arte un evento di questa portata fa vedere che siamo anche una città di ingegno e di tecnologia. Per questo ci è dispiaciuto enormemente saltare l’evento per due anni”.

Open innovation e confini fluidi per l’azienda

Il ritorno dell’Annual Meeting ribadisce inoltre la centralità di Firenze all’interno delle strategie di Baker Hughes, che sul grande insediamento produttivo di Novoli investirà 28 milioni nell’ambito del progetto Future of Work, non limitandosi alla ridefinizione degli spazi interni. “E’ una ridefinizione del modo di lavorare”, spiega Noccioni, secondo cui “abbiamo davanti la trasformazione ecologica ed energetica, e quindi anche il modo di lavorare si deve innestare su questa trasformazione. La tecnologia ha fatto dei passi incredibili: quello che si può fare ora non si poteva fare 10 anni”.

Un percorso che Baker Hughes non pensa di fare in solitudine. “La nostra trasformazione – osserva il presidente di Nuovo Pignone – passa tantissimo attraverso l’innovazione tecnologica, sia come sviluppo che noi facciamo internamente, sia come ricerca di tecnologia in giro per il mondo. Infatti qui lavorano ingegneri che fanno ricerca e sviluppo su tecnologie abilitanti per la transizione energetica, ma abbiamo anche gruppi di scouting di tecnologie in giro per il mondo. Noi crediamo tantissimo in questo nuovo modo di lavorare, in quella che viene chiamata open innovation. Per competere oggi, se uno si limita al territorio della propria azienda, anche se fossimo 100mila persone, non ce la faremmo mai di fronte a 8 miliardi di individui intorno al mondo”.

Quindi, afferma Noccioni, “stiamo pensando a un confine dell’azienda che sia fluido, e pensiamo di estendere le nostre collaborazioni all’esterno lavoriamo tantissimo con l’università italiane, come facciamo con l’Università di Firenze, ma anche in tutto il mondo, proprio per raccogliere queste idee e portarle all’interno dell’azienda. In virtù di una collaborazione con Nana Bianca adesso ospiteremo delle startup, che incuberemo. Siamo stati a cercarle in giro per il mondo con Nana Bianca, e verranno all’interno dei nostri centri di innovazione per vedere se da lì nasceranno le nostre idee per il futuro”.

“La transizione sarà lenta, il gas dà sicurezza”

Un futuro sempre più “decarbonizzato” per Baker Hughes, che ha annunciato da tempo l’obiettivo delle zero emissioni nette per il 2050. “Ma gran parte della nostra economia è ancora legata al gas naturale – precisa il presidente di Nuovo Pignone – e in particolare al gas naturale liquefatto intorno al mondo. Noi siamo i principali fornitori di tecnologia per la liquefazione del gas naturale. La sicurezza è un elemento che noi ora conosciamo bene anche in Italia: il gas naturale liquefatto è un elemento che in questo momento sta dando sicurezza agli approvvigionamenti del nostro paese, quindi noi siamo orgogliosi di recitare questo ruolo”.

Dopodiché, è il pensiero di Noccioni, “chiaramente ci sarà una transizione verso nuove forme energetiche a cui stiamo lavorando in maniera convinta, dall’efficientamento energetico alla decarbonizzazione, a quella che si chiama Ccos, ossia la cattura e l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio. Stiamo lavorando sull’idrogeno, sul geotermico: però alcune tecnologie già ci sono, mentre alcune vanno ancora inventate, e questo è il lavoro che stiamo facendo”.

Anche sull’idrogeno, spiega il presidente di Np, “parliamo ancora di progetti pilota. A volte sentiamo parlare di transizione come se avvenisse in un anno o due, ma in realtà sarà una transizione lenta. La stessa transizione dal carbone e dal petrolio verso il gas naturale è un elemento di riduzione importante delle emissioni di CO2. Sì, si parla molto di idrogeno, ma siamo agli inizi. Per agevolare la messa a terra di certi progetti il pubblico ci dovrà aiutare, ci dovrà essere una grande collaborazione tra privato e pubblico per mandare avanti la filiera dell’idrogeno. L’Europa si sta muovendo, ma siamo ancora ai primi passi”.

Snam prova le turbine con una miscela di idrogeno e gas

In questa fase della transizione, peraltro, gas naturale e idrogeno mostrano di poter coesistere. Snam ha concluso con successo nel mese di novembre, nella sua centrale di compressione del gas naturale di Istrana (Treviso), una serie di test finalizzati a sperimentare l’utilizzo di idrogeno (al 10% in una miscela col gas naturale) come combustibile per alimentare le turbine a gas dell’impianto, fabbricate proprio da Baker Hughes. Non solo la turbina “hydrogen-ready” NovaLt12, ma anche la più potente Pgt25, turbina aeroderivativa progettata per il funzionamento con gas naturale. Un modello, quest’ultimo, di cui Snam ha 39 esemplari installati tra stazioni di spinta e siti di stoccaggio, su un totale di 73 macchine. “Auspicabilmente troveremo sempre di più queste miscele sulle pipeline nei prossimi anni, perché questo serve ad abbattere le emissioni di CO2”, conclude Noccioni.

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Leonardo Testai

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