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Impresa

13 aprile 2023

Pandemia e caro-bolletta pesano sul commercio in Toscana

Secondo il rapporto Irpet presentato a Firenze l’incremento annuo legato ai costi energetici è stimato in 13.826 euro.

Nel periodo della pandemia, tra il 2019 e il 2021, le imprese del commercio al dettaglio in Toscana sono diminuite del 5%, e gli addetti del 2,5%, mentre con la crisi energetica nel 2022 il 5% delle imprese è passato a un margine operativo lordo negativo, a testimonianza di una sofferenza dovuta al caro-bolletta: l’incremento annuo legato ai costi energetici stimato è di 13.826 euro. E’ quanto rileva il rapporto Irpet dedicato al commercio al dettaglio in Regione, presentato con un evento a Firenze.

Il direttore di Irpet, Nicola Sciclone, ha parlato del commercio come di un “settore rilevante per l’economia toscana che pesa per il 9% in termini di addetti, per l’8% sul monte salari e che soprattutto contribuisce a mantenere e rafforzare il tessuto economico-sociale di tante realtà grazie alla sua presenza diffusa e capillare. Il piccolo esercizio diffuso sul territorio, in molti casi strettamente collegato ai flussi turistici, svolge una funzione sociale determinante. Nel corso degli ultimi anni il commercio ha subito trasformazioni importanti: è cresciuto in termini di dimensione grazie alla Gdo e ha dovuto affrontare sfide sotto il profilo delle innovazioni digitali e processi di agglomerazione per intercettare meglio la domanda”.

Un mondo di piccolissime imprese

Il settore del commercio in Toscana conta circa 28mila imprese (per oltre 33mila sedi locali): incide sull’economia regionale per il 9% in termini di addetti e per il 10% di fatturato. Nonostante la diffusione dei grandi formati, il commercio toscano è fatto soprattutto di imprese piccole e piccolissime, il 66% delle quali operano nel settore non alimentare e, di queste, il 25% sono negozi di abbigliamento, l’8% cartolerie, il 6% calzature e ferramenta.

Il valore aggiunto del comparto sul totale del fatturato regionale è del 19% e viene mediamente destinato per il 42% al pagamento di salari e stipendi. Il commercio al dettaglio alimentare ha il più basso valore aggiunto per addetto ed i salari più bassi per lavoratore dipendente. I lavoratori indipendenti sono il 36%, e due terzi degli occupati è di genere femminile. Sono i giovani (il 34% ha tra i 15 e i 29 anni) e gli over 50 (34%) ad essere i maggiori impiegati nel settore e prevalgono gli italiani (87%). Lo stipendio medio annuo è circa 22mila euro, (-14% rispetto a quello medio e -25% rispetto alla manifattura).

Nel confronto con Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, la Toscana ha la quota più alta di addetti nel commercio, pari al 19,9%, mentre il contributo al valore aggiunto più alto è della Lombardia con il 18,5% (Toscana 16,8%). In Toscana ogni 1000 residenti ci sono circa 36 addetti al commercio al dettaglio, dato superiore alla media nazionale. La Toscana risulta prima tra le Regioni del centro nord per strutture di piccole dimensioni (meno di 50mq) e ultima per quelle molto grandi (oltre i 5000mq).

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