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06 maggio 2022

Mps, tra 50 giorni il piano industriale di Lovaglio

“Dobbiamo intervenire sui costi”, dice l’amministratore delegato. Nel primo trimestre 2022 utili e raccolta in calo.

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Appuntamento il prossimo 23 giugno per la presentazione del nuovo piano industriale di Banca Mps, revisionato sotto la guida del nuovo amministratore delegato Luigi Lovaglio, succeduto a Guido Bastianini nel febbraio scorso. L’annuncio è arrivato in occasione della presentazione della trimestrale dell’istituto senese, che vede un utile netto di 9,7 milioni di euro, in calo del 91,9% rispetto ai 119,3 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, e in miglioramento rispetto alla perdita di 79 milioni registrata nel quarto trimestre del 2021.

“Serve agire sui costi, abbiamo un potenziale enorme”

“Stiamo andando avanti nella revisione del piano industriale – ha spiegato Lovaglio – focalizzandoci su poche e chiare priorità: il sostegno dei nostri clienti, il miglioramento dell’efficienza operativa, il mantenimento di un basso profilo di rischio, la ricostruzione della solidità della banca e della capacità di essere profittevole in modo sostenibile”. Nel piano industriale, ha aggiunto l’ad di Banca Mps, “rifletteremo le indicazioni della Bce, e speriamo che possa avere la sua positiva validazione”.

Le azioni più urgenti da intraprendere sono “sul lato dell’efficienza, perché siamo consapevoli che la struttura dei costi della banca richiede aggiustamenti in relazione alla capacità di generare utili”, ha evidenziato Lovaglio, dichiarando che Banca Mps “ha un enorme potenziale commerciale”, e sottolineando che “possiamo estrarre valore addizionale grazie alla nostra forte presenza e distribuzione, alla professionalità delle nostre persone, a una solida base di clienti, dobbiamo focalizzarci sulle aree che possono portare ricavi addizionali e rendere il capitale più efficiente”.

Ricavi e raccolta in calo a inizio 2022

I ricavi del primo trimestre 2021 si sono attestati a 783,2 milioni di euro, in calo del 4,6% rispetto al 2021, nonostante il rialzo del 15,6% del margine di interesse e la tenuta delle commissioni (-0,8%). Pesa il dimezzamento (-51,9%) del risultato del trading, sceso da 157 a 75,6 milioni, mentre il contenimento dei costi, in flessione dello 0,9% a 535,3 milioni, non è riuscito a compensare la riduzione dei ricavi. Il risultato operativo netto ha registrato una flessione del 32,8% a 136,2 milioni, per effetto della crescita delle rettifiche sui crediti, salite di 37,3 milioni a quota 111,3 milioni (+50,5%).

Dal punto di vista commerciale aumentano dello 0,9% gli impieghi (+1,6% sul quarto trimestre 2021), mentre la raccolta complessiva scende di 10,5 miliardi a 184,3 miliardi (-19,2 miliardi anno su anno). Il totale dei crediti deteriorati registra nel trimestre una lieve diminuzione, da 4,1 a 4 miliardi di euro a livello lordo e da 2,1 a 2 miliardi a livello netto, con un’incidenza degli Npl netti sul totale dei crediti in calo dal 2,6 al 2,4%. Il Cet 1 fully loaded si attesta al 10,8%, in crescita di 32 punti base anno su anno e in flessione di 28 punti base rispetto all’11% di fine 2021. Il Cet 1 phased-in è al all’11,6% a fronte di un minimo richiesto dalla Bce dell’8,8%.

Lieve aumento delle richieste di risarcimento

Mps conferma che al 31 marzo 2023 potrebbe emergere uno shortfall di capitale di circa 500 milioni di euro, “in linea con l’ammontare comunicato in sede di approvazione del bilancio 2021”. Le richieste di risarcimento danni collegate alla correttezza delle informazioni finanziarie pubblicate negli scorsi anni da Mps sono cresciute nel primo trimestre dell’anno da 1,73 a 1,87 miliardi di euro.

Oggi inoltre la Corte d’Appello di Milano ha assolto tutti gli imputati, dall’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari all’ex dg Antonio Vigni fino alle banche Deutsche Bank Ag, la sua filiale londinese e Nomura, nel processo sul caso Mps con al centro le presunte irregolarità nelle operazioni di finanza strutturata, Alexandria e Santorini, Chianti Classico e Fresh, effettuate da Rocca Salimbeni tra il 2008 e il 2012 per coprire le perdite dovute all’acquisizione di Antonveneta. Le assoluzioni di tutti i 16 imputati, comprese le banche, sono in gran parte nel merito. Per alcuni episodi, precedenti all’agosto 2011, è stato dichiarato il non luogo a procedere in quanto prescritti. Sono state revocate le confische agli enti per un totale di circa 150 milioni.

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