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29 settembre 2022

Le imprese di Firenze sono in ritardo sul digitale

Il 74% del manifatturiero ha una connotazione bassa secondo la Camera di commercio, che rilancia iniziative per la trasformazione.

Leonardo Testai

Tre quarti delle imprese manifatturiere di Firenze – il 74% su 12.915 – ha una connotazione tecnologica digitale bassa e il 17,8% medio-bassa, e solo l’8,2% ha una connotazione alta o medio-alta. E’ il responso di uno studio effettuato dalla Camera di commercio di Firenze, che ha deciso di varare un nuovo calendario di iniziative promosse dal Punto impresa digitale (Pid), lo strumento operativo della Camera che accompagna le attività economiche nella trasformazione digitale. A livello toscano, su 44.222 imprese manifatturiere, l’incidenza è rispettivamente del 71,8% (bassa), 20,6% (medio-bassa) e 7,6% (alta e medio-alta).

La Camera di commercio di Firenze nel triennio 2020-2022 ha erogato circa 2,7 milioni di contributi per la trasformazione digitale a 461 imprese del territorio. “In questa fase di gravi emergenze, a cominciare dall’inflazione crescente e dai costi dell’energia, le imprese non devono perdere di vista l’obiettivo della digitalizzazione e della sicurezza digitale”, ha affermato il presidente Leonardo Bassilichi, secondo cui “le imprese che si sono avventurate nel digitale sono riuscite a trarne profitto: la Camera sta valutando gli eventuali errori commessi non saper comunicare questa opportunità, per questo stiamo cercando di fare un programma nuovo di eventi, puntando al coinvolgimento massimo di tutti”.

La pandemia ha dato una spinta alla digitalizzazione

Secondo i dati dell’indagine Excelsior di Unioncamere, la quota delle imprese fiorentine che hanno effettuato attività di investimento in almeno un ambito della trasformazione digitale a seguito del Covid è stata del 61,7%, in crescita rispetto al periodo 2015-19 (50,8%). Questi investimenti hanno avuto un certo impatto sul capitale umano: il 37% ha riguardato l’adeguamento delle competenze del personale presente in azienda per allinearle alle nuove tecnologie e ai nuovi modelli organizzativi e di business, e in misura molto minore (5,5%) il reclutamento di nuovo personale con le competenze ricercate, anche se per una certa quota di casi (10,8%) sono stati attivati i servizi di consulenza.

Nel 2021 circa il 71% delle imprese ha indicato di avere investito in almeno uno degli ambiti della trasformazione digitale dato migliore dell’anno precedente (62%) e del dato di riferimento nazionale (70,8%). L’entità del coinvolgimento delle imprese cambia da comparto a comparto: si hanno quote più intense per l’industria elettronica, meccanica, chimico-farmaceutica e dei servizi di pubblica utilità; nell’ambito del terziario, i servizi informatici, quelli finanziari e i servizi avanzati alle imprese.

Cloud, cybersecurity, big data: ecco le scelte

In termini di singoli ambiti tecnologici, le imprese hanno investito soprattutto sui sistemi di accesso ad Internet ad alta velocità, l’utilizzo di servizi in cloud, i servizi mobile e le attività di analisi di big data (47,8% delle imprese, con un rialzo oltre i 10 punti percentuali), la sicurezza informatica (45,9%) e gli strumenti software di Impresa 4.0 per l’acquisizione e la gestione di dati a supporto delle decisioni, della progettazione e ingegnerizzazione dei prodotti/servizi e dell’analisi dei processi (44,8%). Seguono, con percentuali inferiori, lo sviluppo di tecnologie di comunicazione machine-to-machine e nel campo dell’internet of things (30,9%), i processi di realtà aumentata e virtuale a supporto dei processi produttivi (23,9%) e la robotica avanzata (ancora 27,1%); queste ultime tematiche interessano soprattutto alcuni settori manifatturieri, come il sistema moda (pelletteria in particolare), l’industria della carta e la metallurgia.

Una quota significativa di imprese ha investito su aspetti come l’adozione di sistemi gestionali evoluti a seguito della trasformazione digitale (39,5%), il potenziamento dell’area amministrativo-gestionale e giuridico-normativa (38,5%), l’adozione di strumenti di lavoro agile (41,2%), l’adozione di nuove regole per la sicurezza dei lavoratori (48,7%). Molte aziende hanno anche investito in strumenti per l’analisi dei comportamenti e dei bisogni dei clienti per garantire la personalizzazione del prodotto o servizio offerto (43,1%), il digital marketing (45,1%), l’utilizzo di big data per analizzare i mercati (28%).

Autore:

Leonardo Testai

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