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19 aprile 2022

La guerra brucia il Pil (e l’embargo del gas fa paura)

Ires Toscana rivede al ribasso la crescita del prodotto interno lordo della Toscana da qui al 2025.

Leonardo Testai

Non è ancora il Pil negativo che si temeva, ma ancora una volta le stime sul prodotto interno lordo della Toscana calano per effetto della guerra in Ucraina. Secondo le elaborazioni su dati Istat e Prometeia riportate in uno studio di Ires Toscana, presentato oggi a Firenze dalla Cgil regionale, il conflitto inciderà negativamente sul Pil 2022, che da una previsione del +3,9% passa a una previsione del +3,3%. Stime corrette al ribasso anche per gli anni successivi: +2,5% anziché +2,9% nel 2023, +1,6% anziché +1,9% nel 2024, +1,3% anziché +1,6% nel 2025.

“Col boom dei costi aziende fuori mercato”

“E’ ragionevole pensare che questa nuova situazione – questa la sintesi dell’Ires – produrrà un ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime, gas e petrolio, innescando ulteriormente una forte spirale inflazionistica con un pesante aumento dei costi di produzione che potrebbe mettere fuori mercato una parte importante del nostro apparato industriale. A questo tipo di evoluzione negativo del quadro congiunturale per un sistema industriale votato all’export, come quello italiano e toscano, vanno aggiunte le conseguenze dirette ed indirette della guerra sugli scenari geopolitici e commerciali che avevano già condizionato pesantemente tutta la fase prepandemica caratterizzata da forti tensioni fra Cina e Stati Uniti”.

Da qui la speranza, ancora, di una conclusione rapida della guerra in Ucraina, per il bene del Pil oltre che delle vite umane. In caso contrario “le conseguenze sarebbero disastrose da tutti i punti di vista – ha spiegato Gianfranco Francese, presidente di Ires Toscana – e non sarebbe eccessivo tornare ad evocare il rischio della perdita di centomila posti di lavoro in Toscana come effetto dell’impatto dei fattori negativi descritti sulle filiere industriali e su ridimensionati volumi di flussi turistici della nostra regione”.

Con l’embargo del gas si rischia il blocco produttivo

A fare paura adesso è anche un possibile embargo del gas russo, proposta ancora sul tavolo a livello comunitario per sanzionare ulteriormente l’aggressione di Putin nei confronti dell’Ucraina, che potrebbe essere di nuovo oggetto di discussione dopo il secondo turno delle elezioni presidenziali francesi. Tuttavia, “un embargo totale del gas russo in Italia significherebbe sostanzialmente il blocco produttivo non solo della Toscana, ma dell’intero Paese”, avverte Roberto Errico (Ires Toscana).

I ricercatori non hanno ancora calcolato l’impatto di una misura simile in rapporto alla Toscana, ma la sola ipotesi li spaventa. “Sappiamo che avremo una parziale sostituzione di questo gas con quello dell’Algeria dall’anno prossimo – spiega Errico -, poi c’è la questione egiziana, c’è una serie di accordi che vanno chiusi con altri paesi della sponda sud del Mediterraneo. Ma in generale possiamo dire che nel breve periodo il gas russo è insostituibile, anche perché la maggior parte non è utilizzata per riscaldarci, ma per far funzionare le centrali elettriche”.

Il sindacato invoca una “quattordicesima” contro i rincari

Se sul Pil si fanno stime, è invece già percepibile la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie dovuta ai rincari delle materie prime e dell’energia, in corso già da prima della guerra. Per farvi fronte, e sostenere così la domanda interna, la Cgil Toscana pensa a un intervento del governo a sostegno delle pensioni e dei salari. L’idea lanciata da Dalida Angelini, segretaria generale regionale, è quella di una “quattordicesima straordinaria”, ossia “una mensilità straordinaria in busta paga a lavoratori e pensionati, pari alla cifra che stanno perdendo per queste situazioni di crisi, da finanziare attraverso azioni fiscali e prendendo risorse laddove in questi anni duri si è fatto più utili”.

I rapporti di lavoro a termine costituiscono il grosso della ripresa occupazionale (+28.300 posizioni considerando anche gli stagionali), mentre dall’altro lato i nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato rallentano molto (da 14.600 nel 2020 a 431 nel 2021). Il dato complessivo della Cassa integrazione, con quasi 110 milioni di ore autorizzate nel 2021, è inferiore del 41% rispetto al 2020, con una forte tendenza al rallentamento dal terzo trimestre dell’anno scorso. Il dato rimane però molto più alto del pre-Covid (18,5 milioni di ore nel 2019).

I dati sulle forze di lavoro vedono per la Toscana una sostanziale stazionarietà nel confronto fra il 2021 e il 2020 (+0,1%): rispetto al 2019 la perdita è del 2,4%, equivalente a circa 38mila posti di lavoro. A farne le spese è esclusivamente la componente autonoma, sia nei confronti del 2020 (-6%) che rispetto al periodo pre-crisi (-9,5%). In generale, nel 2021 in Toscana il tasso di disoccupazione è salito al 7,6%, mentre la partecipazione al mercato del lavoro si posiziona al 71,1%, ancora 1,6 punti al di sotto del livello medio del 2019.

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Leonardo Testai

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