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16 marzo 2022

“Se andiamo avanti così, Pil 2022 negativo in Toscana”

Allarme di Confindustria e Ance Toscana, che col boom dei prezzi di energia e materiali chiedono misure straordinarie e revisione del Pnrr.

Leonardo Testai

Le conseguenze della guerra in Ucraina, l’esplosione dei costi dell’energia e l’incremento fortissimo di quelli delle materie prime, sempre più difficilmente reperibili, senza misure straordinarie di contrasto porterà il Pil della Toscana in terreno negativo per il 2022. E’ questo lo scenario evocato – e temuto – da Confindustria Toscana e Ance Toscana. Fra aziende che si fermano per mancanza di materiale, gare deserte per le opere pubbliche, e logistica in grave affanno, “siamo in una tempesta perfetta”, lamenta il presidente dell’associazione degli industriali, Maurizio Bigazzi.

“Se andiamo avanti così il Pil 2022 sarà negativo”, sostiene lo stesso Bigazzi, che ha convocato una conferenza stampa insieme al presidente di Ance Toscana, Stefano Frangerini, per lanciare l’allarme, e chiedere “misure straordinarie”, come una nuova Cig in deroga per l’emergenza. “E’ il momento – ha detto – di risposte straordinarie. Le chiediamo al presidente della Regione e ai parlamentari eletti in Toscana, affinché facciano pressione sul Governo, perché non c’è più tempo da perdere”. Ma il messaggio è anche a rivedere regole e priorità del Piano nazionale di ripresa e resilienza: “Probabilmente bisognerà accantonare il Pnrr” così come impostato originariamente, dichiara Bigazzi, “e parlare di altre questioni, è evidente”, perché “in questo momento si arriva alla mattina e non si sa se arrivano i materiali, quindi è una situazione di una drammaticità mai riscontrata nel nostro mondo”.

“Svolta green? Prima dobbiamo pensare a sopravvivere”

Ad esempio, ha spiegato il presidente di Confindustria Toscana, prima di imboccare la via della transizione ecologica bisogna mettere in sicurezza il sistema produttivo. “Penso che sia opportuno – ha detto – non ragionare più come abbiamo ragionato fino a poco tempo fa quando parlavamo di ‘green’, noi dobbiamo pensare alla sopravvivenza. Si pensi che solo in Toscana l’aumento del costo dell’energia incide per tre miliardi e mezzo su tutto il comparto delle imprese”. Bigazzi ha osservato che “in questo momento sembra che il governo si muova alla ricerca di alternative, quindi paesi che ci daranno gas alternativo, perché solo col gas si potrà produrre energia elettrica. Quindi siamo veramente alla disperazione. Io credo che gli interventi eccezionali vadano fatti, e sono indispensabili. E’ il momento di farli, il Paese li chiede perché se si chiude il manifatturiero poi crolla tutto il sistema economico del nostro Paese”.

Maurizio Bigazzi e Stefano Frangerini
Maurizio Bigazzi e Stefano Frangerini

Alla Regione si chiede sia un tavolo di concertazione per lo sviluppo, sia un tavolo specifico per l’agroalimentare che tenga insieme agricoltori, industria di trasformazione e grande distribuzione organizzata. “Siamo in grado di soddisfare tutte le richieste che verranno dai nostri cittadini, quindi attraverso i supermercati”, ha spiegato Bigazzi, invitando a non creare allarmismo, ma ricordando che “siamo un paese di trasformatori ed esportatori, e molte delle nostre esportazioni saranno bloccate. Noi anche sul Made in Italy del food siamo importanti ed anche in questo caso ovviamente non ci sarà più ricchezza nel nostro Paese e quindi rischiamo grandi licenziamenti”.

Nell’edilizia le prime gare pubbliche deserte

Il boom dei prezzi dei materiali rischia di fermare o ritardare opere non legate al Pnrr ma finanziate al di fuori di questo, e getta ombre anche sulle opere del Pnrr. “Abbiamo l’esempio, in provincia di Lucca, di due scuole le cui gare sono andate deserte, e un ponte che non è stato affidato, proprio c’è una differenza enorme tra i prezzi messi a bando di gara e quelli che sono invece i reali prezzi di mercato”, rivela Frangerini. “Manca un meccanismo che ci consenta di attualizzare in tempo reale il prezzo di mercato – accusa -, cosa che in questo stato di emergenza deve essere immediatamente applicato, come ha fatto adesso la Spagna e come già ha fatto la Francia in tempi recenti”.

Il prezzo di approvvigionamento, lamenta Frangerini, non è remunerativo nei confronti di progetti che fanno riferimento a prezziari del 2017/2018. “Siamo veramente in grossa e seria difficoltà, e questo non è che solo l’inizio di un problema di reperibilità dei materiali e della manodopera, perché si stanno fermando le ferriere, si sta fermando la produzione della carta, si stanno fermando le fornaci che producono rivestimenti. Questo vuol dire mettere in crisi un intero settore, vuol dire chiudere i cantieri, e vuol dire non chiuderli per volontà delle imprese, che sono portatrici di interessi sociali con i posti di lavoro che generano, ma vuol dire chiudere perché non sono più in condizioni di poterli portare avanti”.

Giani: “Aggiornare i prezzi nei progetti del Pnrr”

Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ha risposto così alle sollecitazioni di Confindustria, e ai timori di un Pil negativo per il 2022. “Il Pnrr è un volano di crescita e sviluppo – ha dichiarato -, probabilmente dovremo intervenire inserendo nei progetti presentati delle clausole di aggiornamento prezzi, rivedere nell’assegnazione dei fondi l’incremento di prezzi di un progetto”. Giani si è detto a favore di una nuova Cig in deroga, che “è una richiesta che abbiamo concepito nei confronti che abbiamo avuto con le categorie economiche toscane. Sono poi convinto che il Governo debba rivedere il sistema delle accise visto l’abnorme aumento dei carburanti. Serve un calmieramento dei prezzi”.

Senza export in Russia si perderebbe uno 0,6% di Pil

L’Irpet ha anticipato alcuni dati di una sua ricerca su quanto la Toscana dipenda dai prodotti russi per le sue produzioni, quanto la guerra potrà influire sui prezzi e di conseguenza sui bilanci delle famiglie. Se la Russia si isolasse e smettesse di fare acquisti, secondo l’istituto, il Pil toscano si ridurrebbe di 0,6 punti percentuali. Sono poco più di 1.800, secondo l’Irpet, le imprese toscane che esportano sul mercato russo: lo 0,5% di tutte le aziende della regione, con un’incidenza media sui fatturati dell’1,5%. Le prime trenta aziende più esposte coprono da sole il 50% delle esportazioni totali nel paese e si concentrano nei settori manufatturieri.

L’industria toscana più esposta è l’industria dei macchinari, dove le esportazioni in Russia pesano per quasi il 9% del valore aggiunto di tutto il settore; seguono industria estrattiva, meccanica di precisione, industria chimico farmaceutica e altri comparti della metalmeccanica. La moda toscana dipende dalla domanda russa solo per l’1,1%; ma il comparto vale oltre un quarto dell’intera produzione industriale.

La filiera tessile pratese: “I brand ci paghino di più”

A fronte del boom del prezzo dell’energia, prende posizione anche la filiera tessile pratese, che chiede ai produttori di abbigliamento e maglieria di prendere atto dell’aggravio dei costi. “Non possiamo non ritoccare al rialzo i listini, sia pure nella misura minima possibile, e che ci aspettiamo da loro una risposta consapevole della situazione in atto”, afferma Maurizio Sarti, presidente della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord. “Il vero scoglio emerge quando lanifici e produttori di filati cercano di coinvolgere in questa dinamica i propri clienti: qualche apertura sui nuovi contratti c’è, ma sugli ordini già chiusi troviamo per lo più rigidità”, aggiunge Sarti. Secondo l’associazione, tintorie e rifinizioni sono le più colpite dall’aumento dei costi in quanto forti utilizzatrici sia di gas metano che di energia elettrica, ma quest’ultima rappresenta un problema anche per tutte le altre lavorazioni.

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Leonardo Testai

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