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Industria

29 aprile 2023

Jsw Steel, dopo 5 anni futuro ancora in dubbio per Piombino

L’ultimo incontro al Mimit non ha sciolto i dubbi: nuovo tavolo a giugno, e all’orizzonte c’è la fine della Cig per 1.400 addetti.

Due forni elettrici entro il 2022 con l’ipotesi di un terzo impianto, e 1.500 occupati: erano queste le primissime linee guida di Jsw Steel per le acciaierie ex Lucchini di Piombino, nel 2018. L’anno dell’accordo di programma firmato dopo l’acquisizione, da parte del colosso indiano, del complesso siderurgico che il magnate algerino Issad Rebrab non era riuscito a rilanciare. Accordo a cui avrebbe dovuto far seguito un Piano industriale da presentare a gennaio del 2020. A fine aprile 2023 di forni elettrici non ce n’è nemmeno uno, e lo stesso piano industriale è ancora in attesa di un maggior livello di dettaglio.

Adesso, dal tavolo del ministero delle Imprese e del Made in Italy, si annuncia che nelle prossime settimane azienda, sindacati e istituzioni “lavoreranno per effettuare incontri anche bilaterali, per giungere a un piano industriale condiviso”, ma anche “certo e dettagliato, che deve contenere il forno elettrico e non la sola laminazione”, con l’impegno del Governo a riconvocare il tavolo entro giugno. L’obiettivo finale è includere Piombino nel piano della siderurgia nazionale insieme a Taranto e Terni. La spada di Damocle è la scadenza della Cassa integrazione, che dura da dieci anni per oltre 1.400 addetti e che finirà a gennaio del 2024, senza una nuova proroga disposta da Roma.

Sindacati e Comune attaccano Jsw

L’ultimo rendez-vous al Mimit non ha portato novità sostanziali. “L’incontro – affermano i sindacati – si è aperto col vicepresidente Jsw Marco Carrai che per l’ennesima volta ha preteso risorse pubbliche come precondizione di partenza del piano, senza nessuna certezza degli investimenti. Le organizzazioni sindacali tutte hanno rigettato questo ennesimo ricatto, sottolineando come l’azienda abbia disatteso ogni singolo contenuto del business plan e dell’accordo di programma”. Ai sindacati fa eco il primo cittadino, Francesco Ferrari: “A fronte del nulla speso per la fabbrica cittadina, l’azienda chiede fondi pubblici per realizzare ciò che dovrebbe fare con le proprie risorse secondo il sacrosanto principio del rischio d’impresa”.

La soluzione, per il Comune, è quella di firmare “un addendum all’Accordo di programma, e vincolare l’azienda” agli investimenti. “Le clausole inserite nel contratto per le commesse Rfi sono già un importante passo in avanti”, commenta il sindaco Ferrari. Jsw Steel ha ricevuto negli ultimi mesi 1,4 miliardi di euro di commesse pubbliche: dopo il primo lotto della commessa Rfi per le rotaie, un affare da 390 milioni di euro, un’altra commessa da 922 milioni affidata direttamente a Jsw per rotaie da 36 e 108 metri, originariamente senza nessun vincolo che quelle risorse fossero in qualche modo legate a investimenti sullo stabilimento piombinese. Quello di Piombino, del resto, è il solo impianto che produca in Italia rotaie anche per l’Alta velocità.

“Avanti con smantellamenti e bonifiche”

In parallelo, aggiunge Ferrari, “serve procedere con gli smantellamenti e le bonifiche, non solo di quello che fa comodo vendere ma di tutti gli impianti vetusti, soprattutto quelli che contengono amianto”. Una procedura non banale: a gennaio Jsw ha dovuto sospendere la demolizione dell’impianto ‘filtro a calce’ dell’acciaieria, a seguito di alcune segnalazioni pervenute all’Arpat per la diffusione di notevoli quantitativi di polveri bianche all’esterno del cantiere e dello stabilimento, mentre a marzo le opere di demolizione hanno determinato un incendio nella ex cokeria che ha sprigionato una colonna di fumo nero.

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