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21 settembre 2022

Lavoro: Toscana bene a metà 2022, ma il dopo fa paura

Nei primi sei mesi dell’anno, secondo l’Irpet, 12mila avviamenti in più: ma la crisi energetica rischia di invertire la tendenza.

Il mercato del lavoro in Toscana “tira” di più rispetto al 2021, ma la crisi energetica rischia di invertire la tendenza in modo drammatico: è la spada di Damocle che pesa sull’economia regionale, e anche sui circa 7mila toscani, prevalentemente giovani in cerca di occupazione, che in questi giorni hanno animato la Fiera Toscana del Lavoro, iniziativa di matching promossa dalla Regione per favorire il contatto diretto tra le persone in cerca di occupazione e le imprese alla ricerca di candidate e candidati.

Più di mille le opportunità di occupazione offerte dalle 133 aziende presenti in fiera – da Menarini a Gsk, da Sesa a Trigano, da Sofidel a Sammontana – con 400 diversi profili ricercati. Una fiera “benedetta” dal commissario straordinario di Anpal Raffaele Tangorra, che ha sottolineato come la Toscana sia tra le prime regioni italiane a raggiungere in anticipo i target fissati dalla Ue per il programma Gol di riforma delle politiche attive del lavoro, inserito nella missione 5 del Pnrr. L’obiettivo di coinvolgere 17 mila persone, ha precisato il commissario, è stato raggiunto tre mesi prima rispetto alla scadenza del 31 dicembre 2022.

In un anno 12mila avviamenti in più

Da gennaio a giugno del 2022, secondo l’elaborazione Irpet condotta sui dati prodotti dai Cpi, e presentata alla Fiera, in Toscana sono state create circa 82mila posizioni di lavoro alle dipendenze (fra contratti a tempo indeterminato, tempo determinato, apprendistato e somministrazione: rispetto allo stesso periodo del 2021 sono circa 12mila in più. In parallelo, si sono fortemente ridotte le ore di Cassa integrazione e del Fondo di integrazione salariale (Fis), mai sopra la soglia dei 6-7 milioni nei primi sei mesi dell’anno. Tuttavia, avverte l’istituto, le conseguenze del boom dei costi dell’energia, unito ai rincari delle materie prime già in essere, probabilmente non si sono ancora abbattute sulle imprese.

Tutti i settori produttivi hanno registrato incrementi percentuali significativi rispetto al 2019, ultimo anno pre-Covid: dal +5% medio dell’agricoltura e dell’industria (lievemente più debole la dinamica del terziario, intorno al +3,5%) fino al +25% circa del settore delle costruzioni, sull’onda dei bonus in edilizia. Poche le eccezioni, secondo l’Irpet: meno dinamici della media risultano comparti come concia, calzature, marmo, alberghi e ristoranti, credito e assicurazioni, editoria, produzione video e cinematografica, musica, telecomunicazioni.

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