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Industria

05 aprile 2024

Ex Gkn in stallo: i lavoratori ancora a Campi sono scesi a 160

Qf diserta il tavolo del Mimit e chiede l’intervento del Viminale, la Regione invoca il rispetto della legge Orlando.

Leonardo Testai

A quasi tre anni dall’annuncio della chiusura, l’unica certezza è che la maggior parte dei 422 lavoratori in forza alla Gkn di Campi Bisenzio al 9 luglio 2021 non aspetta più la reindustrializzazione della fabbrica: ne sono rimasti circa 160, in carico a Qf Spa in liquidazione, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali, con l’intenzione di offrire esodi incentivati comunicata dalla società che a fine 2021 aveva rilevato il sito industriale. Lo stallo che si è creato fra proprietà, istituzioni (nazionali e locali) e rappresentanze dei lavoratori non lascia grandi speranze per una svolta nel breve periodo, e per la ripresa produttiva di una delle principali fabbriche metalmeccaniche della Piana fiorentina.

La fumata nera al Mimit

La svolta non è arrivata nemmeno dalla riapertura del tavolo al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dopo che il Tribunale del Lavoro di Firenze aveva dichiarato illegittima la procedura di licenziamento collettivo aperta da Qf per 185 lavoratori ex Gkn, facendo poi riferimento alla legge 234/2021 (la cosiddetta Orlando-Todde) per la presentazione di un piano sociale che consentirebbe di attivare un nuovo ammortizzatore sociale. Ammortizzatore che rimarrebbe l’unico attivabile: “Non abbiamo la possibilità di continuare la cassa integrazione in deroga” scaduta a fine 2023, ha dichiarato il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, secondo cui “essendo lo stabilimento occupato e non essendo possibile vedere una reindustrializzazione del sito, con l’azienda che in qualche modo non ne fa richiesta” e che anzi pone come condizione “la venuta meno dell’occupazione, non esistono attività nel nostro ordinamento che ci possono permettere di continuare a dare la Cig”.

Attenzione, però: secondo la Rsu, il Comune di Campi e la Regione Toscana, l’assemblea permanente a cui gli operai del Collettivo di fabbrica hanno dato vita nel 2021 non è una occupazione, malgrado i momenti di tensione verificatisi qualche settimana fa tra alcuni lavoratori e degli addetti alla sicurezza ingaggiati dal liquidatore di Qf, Gianluca Franchi, costretti poi alla ritirata. “Il sito è agibile e aperto, lo dimostra il fatto che il curatore c’è entrato”, afferma il sindaco Andrea Tagliaferri. Franchi chiede invece “l’intervento delle Forze dell’ordine e del ministero dell’Interno per fare chiarezza e ripristinare la legalità in un sito ormai completamente fuori dal controllo dello Stato e occupato da un gruppo politico di antagonisti”.

Conflitto aperto fra proprietà e lavoratori

La strategia seguita fin qui da Regione e Comune – con scarso successo – è quella di richiamare il governo a un impegno concreto. “Non ci si può limitare a dire che la cassa in deroga non c’è più”, afferma Valerio Fabiani, consigliere speciale di Palazzo Strozzi Sacrati per le crisi aziendali, commentando le parole di Durigon. “Bisogna convocare l’azienda – sostiene – e avviare una discussione finalizzata alla reindustrializzazione del sito e a dare anche delle garanzie ai lavoratori rimasti in forze a Qf, ad esempio con l’ammortizzatore che mette a disposizione il decreto Orlando, che è stato imposto dal tribunale all’azienda, rispetto al quale però Qf ha deciso unilateralmente di uscire”.

Con un simile conflitto aperto tra la proprietà e i lavoratori, pare davvero molto complicato attirare potenziali investitori privati alla ex Gkn, dopo il flop del consorzio Irislab, e i tentativi delle istituzioni locali. “Ricordiamo che c’erano anche sei manifestazioni di interesse proposte dalla Regione Toscana, nessuna delle quali concretizzatasi, vista l’indisponibilità del sito”, accusa Franchi, che ha disertato il tavolo del Mimit, tanto che il ministro Adolfo Urso e la sottosegretaria Fausta Bergamotto hanno annunciato una prossima convocazione di Qf al Ministero. Pur ammettendo “l’assenza di strumenti atti a intervenire nell’ambito della titolarità del sito produttivo da parte del legittimo proprietario”.

La Rsu tifa per il consorzio pubblico

E’ in questo quadro che la Rsu rilancia l’idea di un intervento pubblico capitanato dalla Regione, per creare nella ex Gkn un condominio industriale per un polo delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile. La novità, rispetto a questa istanza che nuova non è, sta in una proposta di legge regionale ad hoc per la creazione di consorzi regionali pubblici, attraverso i quali Comuni, Regione, università, privati, cooperative, centri di ricerca, anche coi fondi dei workers’ buyout, possano intervenire sulle aree industriali. “Chiediamo che qualsiasi consigliere regionale la faccia propria, discutendone le modifiche se necessario”, ha affermato la Rsu, spiegando che “altrimenti proporremo di trasformarla in legge di iniziativa popolare”.

Per rilanciare la richiesta di un intervento pubblico il Collettivo ha organizzato una nuova manifestazione per sabato 6 aprile, nel pieno della seconda edizione del Festival della Letteratura Working Class organizzato al presidio di Campi. Dove sempre meno lavoratori attendono sviluppi. “Oggi siamo fra i 150 e i 160, i numeri cambiano ogni giorno”, dice Dario Salvetti, membro Rsu, spiegando che “alcuni hanno ritrovato lavoro, altri purtroppo sono in Naspi, altri hanno dovuto accettare contratti di tre mesi”.

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Leonardo Testai

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