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16 novembre 2022

L’economia toscana rallenta, ma per Bankitalia non è ancora recessione

Il Pil 2022 crescerà di circa il 3%, ma l’incertezza blocca gli investimenti, e pesano i ritardi su transizione ecologica e digitale.

La Toscana dovrebbe chiudere il 2022 con una crescita del Pil intorno al 3%, con un rallentamento rispetto alla performance fatta registrare nella prima metà dell’anno: ma è presto per parlare di recessione: “Questo sarebbe prematuro”, ha precisato Mario Venturi, direttore della sede di Firenze della Banca d’Italia, presentando l’aggiornamento congiunturale di Bankitalia sull’economia regionale. Con una conclusione molto simile a quella raggiunta in agosto dall’Irpet. L’orizzonte è quello di una riduzione dell’attività da parte delle imprese, di una maggiore prudenza da parte delle banche nelle condizioni di accesso al credito, in un quadro segnato dagli effetti dell’inflazione e dell’incremento dei costi dell’energia.

Per il primo semestre del 2022 l’indicatore trimestrale dell’economia regionale Iter, sviluppato da Bankitalia, stima un aumento del prodotto del 5,6% sullo stesso periodo 2021, sostanzialmente in linea col trend nazionale. Ne ha tratto giovamento la dinamica occupazionale: a metà anno l’occupazione è salita del 5,6% e le forze di lavoro del 3,8%, in entrambi i casi con un ritmo superiore alla media nazionale. Azione trainante è stata svolta dai contratti a tempo determinato, e soprattutto da parte dei settori legati al turismo.

L’indicatore del ciclo economico Regiocoin-Toscana evidenzia però, già a partire dal primo trimestre dell’anno, un progressivo rallentamento delle componenti di fondo dell’attività economica, la cui dinamica sul trimestre precedente si è arrestata a giugno. E in base ai dati disponibili, il quadro congiunturale si sarebbe ulteriormente deteriorato nei mesi estivi.

Il contesto di incertezza penalizza gli investimenti

La dinamica degli investimenti, ha spiegato il direttore della sede fiorentina di Bankitalia, “mostra senz’altro dei rallentamenti: ovviamente sono condizionati dal peggioramento delle condizioni per investire, questo lo dichiarano tutte le imprese, a causa dell’incertezza. I piani di investimento formulati per il 2022 erano in generale già abbastanza modesti, e sono stati rivisti anche al ribasso soprattutto da quelle imprese che più hanno subito l’aumento dei prezzi delle materie prime”. Infatti, si legge nel rapporto, in base al sondaggio congiunturale della Banca d’Italia, il saldo tra le imprese che li rivedranno al rialzo e quelle che li ridurranno è inferiore ai venti punti. E per le imprese con un’incidenza della spesa energetica superiore al 10% dei costi per acquisto di beni e servizi, che rappresentano più di un quarto del totale, il saldo è lievemente negativo.

Secondo Venturi, “gli strumenti all’attenzione del governo” potrebbero aiutare il sistema economico in vista del 2023, “e poi non dimentichiamo la grossa risorsa che è costituita dal Pnrr. Sono risorse particolarmente importanti anche per la Toscana, per colmare alcuni ritardi che, anche a causa della struttura del sistema produttivo, la Toscana registra in tema di transizione ecologica e digitale”. La transizione porterebbe vantaggi in termini di efficientamento energetico, e di aumento della produttività. Ma i ritardi fatalmente sono destinati a protrarsi, in una certa misura: “Avere molte piccole imprese sarà un freno – sostiene Laura Conti, ricercatrice di Bankitalia – perché hanno più difficoltà a fare investimenti, e questo è un fattore che ci penalizzerà in questa transizione”.

La qualità del credito non sta peggiorando

Nella prima parte dell’anno il credito al settore privato non finanziario ha mostrato una lieve accelerazione (+5,1% le erogazioni, al giro di boa di metà anno), per effetto sia della componente dei prestiti alle famiglie sia di quella del settore produttivo: in questo caso, la domanda di finanziamenti è risultata in aumento per finalità connesse anche col maggior fabbisogno di capitale circolante per gli accresciuti costi di produzione, in un contesto di domanda vivace che ha sostenuto anche l’export (+9,9% in valore, ma +1,5% in termini reali).

La scadenza delle moratorie non ha, almeno per il momento, condizionato la qualità del credito, che è rimasta sostanzialmente invariata, con tassi di deterioramento contenuti (1,2%). La quota dei prestiti in bonis alle imprese classificati a maggior rischio è calata di 3 punti percentuali, al 17%. L’incidenza delle posizioni deteriorate è scesa al 4,5%. Tuttavia, “nella prospettiva di una congiuntura in peggioramento a causa degli aumenti straordinari dei costi energetici, ci aspettiamo che la qualità del credito in prospettiva possa deteriorarsi”, ha spiegato Silvia Del Prete, coordinatrice del lavoro di ricerca.

Un modesto incremento del tasso di deterioramento del credito si è osservato per il settore delle costruzioni – passato dall’1,4% di marzo al 2,2% di giugno 2022. Una risalita dettata, secondo i ricercatori di Bankitalia, anche dalle difficoltà che nel secondo trimestre le imprese hanno affrontato per la cessione dei crediti maturati a suon di bonus, con problemi di liquidità in taluni casi. La rimodulazione di alcune misure dal 2023, dal Superbonus fino al bonus mobili, non dovrebbe incidere in maniera pesante sulla dinamica dell’edilizia per il settore immobiliare. Le costruzioni, d’altro canto, sono destinate a beneficiare degli investimenti del Pnrr, compresi i subappalti per le imprese più piccole.

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