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16 marzo 2023

Prato, il 51% di Beste passa al polo Holding Moda

L’azienda dei fratelli Santi è la 13esima che entra nel gruppo che serve i grandi marchi e che punta a 300 milioni di ricavi 2023.

Silvia Pieraccini

Una lavorazione della divisione tessile Beste

“Questa operazione permette di condividere idee e strategie con un gruppo più grande: è quello che a Prato manca, e spero che la nostra azione possa dare un segnale”. Giovanni e Matteo Santi, titolari della Beste, una delle realtà più dinamiche e innovative del distretto pratese che produce sia tessuti che capi d’abbigliamento, spiegano così, in anteprima al Sole 24 Ore (oggi, 16 marzo, terranno una conferenza stampa), la decisione di entrare a far parte del polo di terzisti del lusso Holding Moda, controllato dalla società di investimenti Holding Industriale dell’imprenditore piemontese Claudio Rovere.

Clienti francesi e italiani per spingere la crescita

Holding Moda ha appena acquisito il 51% di Beste (che nel novembre scorso ha modificato lo statuto diventando società benefit) e ha così aggiunto la 13esima azienda al network di produttori made in Italy di abbigliamento, borse, scarpe, denim, ricami e stampe che lavora per i grandi marchi internazionali. “Holding Moda produce soprattutto per i grandi brand francesi, noi lavoriamo prevalentemente per quelli italiani – spiegano i fratelli Santi – e questo è un altro dei motivi che ci ha fatto scegliere questo polo aggregante, perché apre la possibilità di allargare i clienti e di crescere rapidamente”. Ma il primo motivo dell’operazione, aggiungono gli imprenditori pratesi da sempre sostenitori della necessità di aggregazioni tra aziende per salvare il tessile, è la condivisione della strategia: “Non si tratta di un’operazione di tipo finanziario ma industriale – spiegano – che punta a consolidare la crescita”.

Fatturato a 48 milioni di euro e 250 dipendenti

Beste nel 2022 ha raggiunto un fatturato consolidato di 48 milioni di euro (35 milioni nei tessuti e 13 nell’abbigliamento) con un margine operativo lordo dell’8-9% e 250 dipendenti. Quest’anno il budget prevede di salire a 75-80 milioni. Negli ultimi dodici mesi la società ha acquisito prima il 100% del lanificio TeXco di Montemurlo (Prato), produttore di tessuti in cashmere, mohair e alpaca, ampliando così la gamma focalizzata sul cotone; e ha rilevato il 70% della piccola Tessitura Serena, specializzata nei tessuti greggi cotonieri e lanieri, che sta per potenziare la capacità produttiva con nuovi telai (da 18 passeranno a 24).

Beste taglia i rapporti societari con i cinesi di Huamao

Per realizzare l’operazione la famiglia Santi ha liquidato l’azienda tessile cinese Huamao, che possedeva il 10% della Beste, e contemporaneamente è uscita dal capitale della joint venture cinese creata (sempre con Huamao) nel 2012 per produrre tessuti di fascia medio-alta nell’area di Anqing. L’acquisizione messa a segno da Holding Moda non interessa il marchio di total look maschile Monobi, creato dai Santi e in fase di sviluppo (nel 2021 ha realizzato 1 milione di ricavi). “Monobi è una fucina di idea che trascina la divisione abbigliamento – spiega Giovanni Santi – e diventerà un cliente del polo in cui entriamo”.

L’integrazione verticale per tracciare la filiera

Per Holding Moda l’operazione segna l’avvio dell’integrazione verticale di filiera inseguita da tempo per servire più e meglio i grandi marchi internazionali del lusso. “E’ un traguardo fondamentale, ora possiamo garantire una filiera tracciata 100% made in Italy – spiega Claudio Rovere – e l’operazione con Beste, al di là delle dimensioni, ci permette di aggiungere al tavolo due imprenditori di grande valore che daranno un apporto fondamentale alla nostra strategia industriale”.

Il polo di terzisti a caccia di altre aziende

Ora l’obiettivo di Holding Moda, che con Beste arriva a 230 milioni di fatturato e più di 1.200 addetti, è aggregare altre aziende attive in segmenti non presidiati come la maglieria o strategiche per l’integrazione di filiera: “Vogliamo arrivare a fine anno a 300 milioni di ricavi e 1.500 addetti – conclude Rovere – non siamo alla ricerca di fatturato ma di senso industriale”.

Autore:

Silvia Pieraccini

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