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09 gennaio 2024

Pitti time in Fortezza da Basso, lavori in corso anche per Firenze Fiera

Per Urso il 2024 sarà “l’anno del made in Italy”. Le imprese fanno fronte al mercato che rallenta. Mansi verso la conferma al Cfmi.

Leonardo Testai

Riqualificazione della Fortezza (in corso), riassetto di Firenze Fiera (in alto mare), e anche un possibile terzo mandato (da accordare) per Antonella Mansi alla guida del Cfmi: è il menu per Firenze di Pitti Uomo numero 105, con il pensiero un po’ alle aziende della Toscana centrale alle prese con la ripartenza post-alluvione, e un po’ agli orizzonti di un mercato mondiale della moda (maschile, ma non solo) che dopo l’euforia del post-Covid sembra segnare il passo. La tradizionale cerimonia d’apertura ha alzato il sipario sulla rassegna (caratterizzata dal tema Pitti Time, che mette al centro dell’attenzione il tempo che accelera, decelera, e cerca un ritmo proprio come la moda) che mette in vetrina 831 marchi, quasi la metà stranieri, con un centinaio di brand toscani.

“Il 2024 anno del made in Italy” (Bce permettendo)

“Voglio fare soltanto un augurio a tutti noi, lo faccio al ministro, vorrei che questo 2024 fosse l’anno del made in Italy”, ha aperto Mansi, rivolgendosi al ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, ospite d’onore dell’evento inaugurale di Pitti Uomo. Messaggio ricevuto: “Il 2024 sarà l’anno del made in Italy”, ha replicato Urso nel suo intervento, nel quale ha riassunto un anno di provvedimenti a favore delle imprese – dal disegno di legge quadro del made in Italy alle norme sul reshoring – pubblicizzando le imminenti preiscrizioni ai nuovi licei del made in Italy, ed elencando le risorse del Piano transizione 5.0 (13 miliardi), con 3,5 miliardi per i contratti di sviluppo.

“Nel 2024 affronteremo, e non sarà facile, le tematiche di politica industriale europee. Ci auguriamo che il cambio della Commissione possa facilitare un’attenzione maggiore dell’Europa ai dossier industriali del nostro continente, per fare di quest’anno l’anno della produzione. Lo scorso anno abbiamo combattuto l’inflazione: però l’inflazione, lo voglio dire con franchezza, è dietro le spalle. L’anno per quando ci riguarda si è concluso a dicembre con un tasso tendenziale dello 0,5%, la media europea è 2,9%; Francia, Germania e Spagna sono tra 3% e 4%. Abbiamo visto l’inflazione 2022-23 arrivare a livelli mai immaginabili – ha detto – ma il 2024 sarà un anno in cui a livello europeo e anche in Italia l’inflazione dovrebbe ricondursi a livelli sostenibili, così come i tassi di interesse bancari, se la Bce ci aiuta in questo percorso”.

Le imprese chiedono interventi sull’energia

Le richieste delle imprese di settore alla politica, dal palco di Pitti Uomo, non riservano sorprese o particolari novità. “Abbiamo un gap sull’energia che è particolarmente significativo rispetto agli altri paesi europei – osserva Sergio Tamborini, presidente di Sistema Moda Italia -, abbiamo un tema di materie prime di cui la nostra industria ha bisogno; abbiamo alcuni temi lasciati nel cassetto da condizioni precedenti, come quella dei crediti di imposta sui campionari che deve essere messa a terra e definita in modo ultimativo perché si trascina da qualche anno e dà incertezza delle imprese, è un elemento che va sistemato”.

Per questo, e per il contesto internazionale difficile, “i primi mesi del 2024 si presentano un po’ più complessi”, dice Tamborini, e anche il presidente di Ice Matteo Zoppas vede una situazione peggiorata da novembre 2023 in poi. “Le cose principali che immediatamente possiamo fare – ha detto Zoppas, rivolgendosi agli imprenditori in platea – è andare a cercare nuovi sbocchi, nuovi mercati, e magari anche nuove nicchie. Sui nuovi mercati ci possiamo pensare noi, sulle nuove nicchie naturalmente ci mettiamo la vostra creatività, e la disponibilità a rifocalizzarsi. Non guardo magari agli imprenditori che hanno già uno stile affermato, ma soprattutto a quelli che stanno nascendo e stanno crescendo, che grazie a loro hanno delle autostrade aperte, e che noi riusciamo a inserire in determinati contesti”.

UniCredit lancia una Academy per i giovani

E ancora, le istituzioni locali chiedono che il governo “supporti un rilancio e una ripresa” delle aziende della filiera del tessile-abbigliamento danneggiate dall’alluvione di novembre, come sottolineato dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, a cui Urso ha ricordato la possibilità concessa di fruire delle risorse del Dl Energia. C’è, infine, il tema della formazione di risorse umane per il settore: “Non sono cool solo il calcio o la tv – ha affermato il sindaco Dario Nardella -, è cool anche stare in un laboratorio, vedere un vestito finito, disegnare un paio di scarpe e vederle completate, inventare un prodotto nuovo, magari ecologicamente straordinario, e questo lo dobbiamo raccontare ai ragazzini e alle ragazzine del nostro Paese già da quando frequentano le scuole dell’obbligo”.

La formazione è l’oggetto anche di una nuova iniziativa di UniCredit e Pitti Immagine, che hanno rinnovato la loro collaborazione fino al 2025: una Academy per i giovani. “Partiremo con un progetto dalle più importanti scuole di design”, ha spiegato Annalisa Areni (UniCredit). “Coinvolgeremo circa 100 studenti, metteremo a disposizione un team di UniCredit e un team esterno per fare dei seminari centrati sulla cultura industriale e sulla sostenibilità a partire dal design del progetto, e questa è la fase 1. La fase 2 riguarderà anche gli Its: lavoreremo sulla formazione del design e sulla formazione a partire proprio dalla creazione materiale di quello che viene utilizzato all’interno della moda. Ci saranno borse di studio che aiuteranno gli studenti più meritevoli”.

Si lavora al restyling della Fortezza (e al Mansi-ter)

“Sarà un Pitti eccezionale”, sostiene Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine, “nonostante i lavori in Fortezza”, che costano al Pitti Uomo 105 diecimila meti quadrati di spazio espositivo in meno. La riqualificazione del polo espositivo è in piena attività: Nardella ha spiegato che sono completati al 70% i bastioni, e al 20% i nuovi padiglioni. “Il tabellino di marcia sta procedendo rispettando i termini”, sostiene.

La giunta comunale ha approvato nei giorni scorsi un pacchetto di interventi da oltre 10 milioni di euro, di cui 1,2 milioni per l’ultimo lotto di restauro delle mura e 9 milioni per la manutenzione urgente degli impianti del padiglione Spadolini, a fronte degli allagamenti legati a problemi di impermeabilizzazione e smaltimento delle acque reflue. Secondo una nota del Comune, risulta completata al 90% anche la progettazione di tutti i nuovi padiglioni, con avvio dei lavori ai nuovi padiglioni Bellavista e Machiavelli e un avanzamento dei lavori al 20% (ultimazione prevista a dicembre 2025).

Il Pitti Uomo numero 105 è – in teoria – l’ultimo per Antonella Mansi da presidente del Cfmi, ruolo che ricopre dal 2018: il suo secondo mandato scade a primavera con l’approvazione del bilancio. Ma l’altro uscente Nardella – già fautore del terzo mandato per i sindaci, e dunque anche per se stesso – apre al tris. “Non sono contrario a priori a togliere limiti ai mandati, il lavoro che è stato svolto fino ad ora dal Cfmi è stato un grandissimo lavoro”, ha detto, ringraziando Mansi. “Speriamo che un terzo mandato ci possa essere”, aggiunge De Matteis, dicendo che “in un momento come questo dove ci sono lavori in Fortezza, ci sono tanti problemi politici, sociali ed economici, credo che la stabilità sia un segnale molto forte, e credo che per chi ha lavorato bene sia giusto che questo accada, questo è il mio parere personale”.

Firenze Fiera stand-alone? Giani ci prova

Più nebulose sono le prospettive di Firenze Fiera, dopo il fiasco del bando per la ricerca di un partner. Tanto che Giani, in veste di socio di maggioranza relativa (31,95%), prova a rilanciare una prospettiva stand-alone. “Evitiamo di andare a cercare – ha detto ai cronisti, a latere dell’apertura di Pitti Uomo – come era avvenuto con questo bando, il capitale sociale in altri soggetti concorrenti, come si erano presentati Milano e Parma. Cerchiamo in salsa fiorentina e toscana di rivitalizzare Firenze Fiera”. Anche perché, sostiene il governatore, il bilancio 2023 vedrà “un forte aumento del fatturato, che probabilmente si avvicinerà ai 20 milioni di euro rispetto ai 13-14 milioni a cui eravamo abituati. Molto probabilmente questo aumento del fatturato determinerà anche un utile”.

Dunque possono bastare – sembra questo il pensiero di Giani – lo slancio del post-Covid e un ritocco al ribasso del canone d’affitto del polo espositivo per rilanciare la società. Inoltre, sostiene il presidente della Regione, “quell’aumento di capitale sociale a 6 milioni che avevamo destinato per Firenze Fiera lo confermiamo anche se non ci saranno altri investimenti da parte di privati che vengono da fuori”. Tuttavia, aggiunge Giani, “se vuol sviluppare la sinergia con Pitti, attraverso una fusione o attraverso una joint venture che precisi meglio i ruoli reciproci, io la preferirei”.

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Leonardo Testai

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