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19 aprile 2024

Le Università americane creano 700 milioni di ricchezza in Italia (253 milioni in Toscana)

Nella regione quest’anno arriveranno 18mila studenti dagli Usa. Una ricerca Irpet commissionata da Aacupi aggiorna l’impatto sul Pil.

Silvia Pieraccini

La presentazione in Palazzo Vecchio dello studio Irpet sull'impatto economico delle Università americane in Italia

Le Università americane che hanno una filiale in Italia, in cui organizzano semestri di studio per i propri iscritti, generano una ricchezza importante per il Paese: si tratta di 697 milioni di euro nel 2024, secondo le stime appena fatte da uno studio Irpet (l’Istituto per la programmazione economica della Regione Toscana) commissionato da Aacupi, l’associazione delle Università americane in Italia guidata da Fabrizio Ricciardelli, che ha aggiornato una ricerca fatta dieci anni fa. Il numero di posti di lavoro creati si aggira sui 10.600. La maggior parte di questi 700 milioni è generata nel Lazio (254,8 milioni) e in Toscana (253 milioni), le due regioni in cui si concentrano gli universitari americani: su 40mila studenti previsti quest’anno, 18mila sono attesi in Toscana, principalmente a Firenze ma anche ad Arezzo, Siena, Prato, Cortona, Montepulciano, Sansepolcro.

Investimenti delle Università, spese degli studenti, indotto dai viaggi di parenti e amici

Il contributo delle Università americane al Pil italiano comprende gli investimenti delle istituzioni formative straniere, le spese degli studenti durante il soggiorno e l’indotto che deriva dai viaggi di parenti e amici che vengono in Italia per far loro visita. “E non abbiamo valutato gli asset intangibili – ha spiegato Renato Paniccià di Irpet, illustrando in Palazzo Vecchio a Firenze la ricerca che ha realizzato con Silvia Duranti e Massimo Donati, alla presenza dell’assessora all’Università, Elisabetta Meucci – asset rappresentati da ciò che la permanenza in Italia lascia nella vita e nelle decisioni future degli studenti”.

Le iscrizioni sono tornate ai livelli pre-Covid

La valutazione dell’impatto economico delle Università americane presenti in Italia, al 70% private e al 30% statali, si lega alla ripresa delle iscrizioni dopo la fase oscura del Covid quando, nel giro di una settimana nella primavera 2020, l’Italia vide scomparire totalmente gli studenti nordamericani. Il 2021 è stato l’anno della grande paura sul futuro degli ‘Study abroad’ (come vengono chiamati i programmi di istruzione all’estero); nel 2022 c’è stato il ritorno degli studenti in Italia, che è proseguito fino a quota 30mila nel 2023. Quest’anno si tornerà ai livelli pre-Covid di 40mila studenti, che frequentano 148 Università americane. L’Italia è, insieme al Regno Unito, il Paese preferito per gli studi all’estero degli universitari nordamericani.

Rafforzare la presenza di Università americane a Firenze

“I numeri generati dalle Università americane sono importantissimi per l’economia nazionale e per città come Firenze – ha detto l’assessora Meucci – per questo vogliamo rafforzare la presenza qualificata sul nostro territorio, agevolandone l’insediamento e lo sviluppo”. Uno sviluppo a cui lavora il presidente di Aacupi Ricciardelli, sottolineando anche i posti di lavoro creati dalle Università americane in Italia: “Sono più di 10mila lavoratori, in gran parte a cui se ne aggiungono cinquemila dell’indotto”.

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Silvia Pieraccini

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