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20 aprile 2023

La comunità energetica è un miraggio, Prada s’arrangia e interra l’elettrodotto

Il gruppo di moda trova un modo per utilizzare l’elettricità in eccesso prodotta dall’impianto fotovoltaico del polo logistico di Levanella.

Silvia Pieraccini

Il nuovo polo logistico di Levanella (courtesy of Prada)

Patrizio Bertelli, patron di Prada, aveva manifestato il disappunto sette mesi fa in un’intervista: «A fine 2022 produrremo da fonti rinnovabili circa il 25% dell’energia elettrica che utilizziamo ma, mancando ancora i decreti attuativi per le comunità energetiche, non possiamo trasferire a un’altra nostra fabbrica l’elettricità prodotta in eccesso in alcune ore della giornata e dobbiamo cederla alla rete. Questo è un problema. La politica deve occuparsi urgentemente di questo tema attualissimo, visti i rincari che mettono in difficoltà le aziende”.

Il polo logistico cederà via cavo l’energia rinnovabile

Alla fine il gruppo di moda di lusso, che ha il cuore produttivo nel Valdarno aretino, ha deciso di fare da sé: avendo realizzato nel nuovo polo logistico di Levanella un impianto fotovoltaico che produce quasi 3.000 kilowattora all’anno, e non potendo dar vita a una comunità energetica (il ministro dell’Ambiente ha notificato a fine febbraio all’Unione europea la proposta di testo che fissa incentivi e aiuti a fondo perduto, e che ammette solo impianti di potenza inferiore a 1 megawatt, ora in attesa del via libera), ha deciso di collegare attraverso un cavo interrato lo stabilimento che si trova all’altro lato della strada per cedergli l’energia rinnovabile.

“La nostra soluzione è facilitata dalla prossimità – ha spiegato il direttore industriale del gruppo, Massimo Vian, in occasione della visita per la stampa organizzata dalla maison al polo logistico – noi qui consumiamo il 58% dell’energia prodotta dai pannelli solari, e finora abbiamo dovuto cedere quella in eccesso a basso prezzo alla rete nazionale, anziché utilizzarla in altre strutture. Ora, grazie a questo collegamento, potremo trasferirla allo stabilimento che sviluppa l’abbigliamento e al reparto taglio pelletteria e calzature che si trova dall’altra parte della strada”.

Un polo logistico da 44mila metri quadrati

Il nuovo polo logistico, diventato pienamente operativo nel dicembre scorso, occupa 44mila metri quadrati e impiega 226 dipendenti: qui, grazie a robot antropomorfi, veicoli a guida autonoma, ascensori e nastri aerei trasportatori, avviene il controllo finale di qualità di tutte le produzioni Prada, Miu Miu, Church’s e Car Shoe – sia quelle fatte internamente (che sono circa il 30% del totale) che quelle fatte da terzisti – e da qui partono borse, scarpe, abiti e gioielli diretti ai negozi in tutto il mondo e ai consumatori finali che comprano online.

La visita per la stampa nell’Aretino, terra d’origine di Bertelli e cuore produttivo di Prada, è servita proprio a mostrare la forza industriale del gruppo di moda che nei giorni scorsi ha annunciato un piano di 450 nuove assunzioni per far fronte alla domanda del mercato e che si prepara a costruire, nel 2024, una seconda fabbrica di borse a Piancastagnaio, sul Monte Amiata; a installare una linea completamente automatizzata per la produzione di sneaker nello stabilimento di Levane (Arezzo), poco diffusa nel mondo del lusso; a espandere la produzione negli stabilimenti di borse di Scandicci (Firenze) e di Terranuova Bracciolini (Arezzo).

Lorenzo Bertelli: accelerare la sostenibilità

L’obiettivo è essere più integrati verticalmente, più rapidi nell’accesso al mercato e sempre più sostenibili. La sostenibilità è affidata al figlio di Patrizio Bertelli, Lorenzo, a capo della responsabilità sociale d’impresa, e futuro capo-azienda, che sta accelerando gli obiettivi: “Vogliamo essere motore del cambiamento – ha detto –. Ci eravamo dati l’obiettivo della riduzione al 2026 delle emissioni Scope1 e Scope2 del 29% rispetto al 2019, ma a fine 2022 siamo arrivati già al -34%. Abbiamo fatto grandi progressi sulla decarbonizzazione, convertendo tra l’altro sette impianti di riscaldamento, e sulla circolarità, utilizzando tutto nylon riciclato e lanciando la collezione di gioielli in oro riciclato che ora altri marchi stanno studiando: Cartier e Tiffany hanno chiesto informazioni ai nostri fornitori. Grazie ai risultati ottenuti, il processo sta accelerando”.

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Silvia Pieraccini

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