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Impresa

04 dicembre 2023

Il Sigaro Toscano passa (tutto) a Montezemolo e soci

Rilevato il 50,01% finito nel fallimento del gruppo emiliano Seci della famiglia Maccaferri e poi acquisito da un fondo americano.

Silvia Pieraccini

Rischiava di finire (di nuovo) in mani americane, e invece Manifatture Sigaro Toscano, la storica azienda di sigari che ha stabilimenti a Lucca e a Cava de’ Tirreni (Salerno) dribbla lo scoglio del fallimento del suo socio di maggioranza – il gruppo emiliano Seci della famiglia Maccaferri, titolare del 50,01% del capitale – e passa al 100% ai soci di minoranza. Si tratta di quattro nomi di peso dell’imprenditoria italiana, Luca di Montezemolo, Piero Gnudi, Aurelio Regina e Francesco Valli, riuniti nella società Leaf BidCo che finora deteneva il 49,99% e che adesso acquista la quota residua dal fondo americano Apollo Delos, che solo pochi giorni fa l’aveva rilevata dal Tribunale di Bologna.

Pagati 108 milioni di euro

Il valore dell’operazione, che riporta in Italia un marchio con più di 200 anni di storia e dà stabilità produttiva e finanziaria a Manifatture Sigaro Toscano (Mst), è di 108 milioni di euro tra acquisto delle quote e rinegoziazione del debito. Per far fronte all’acquisizione Leaf BidCo – si legge in una nota – ha sottoscritto un contratto di finanziamento con cinque banche: Mps, Bpm, Bper, Db e Cassa di Ravenna. Il consiglio di amministrazione dell’azienda, che si è riunito sotto la presidenza di Luca di Montezemolo, ha nominato Marco Nuzzo, Matteo Tamburini e Francesco Valli al posto dei tre consiglieri indicati dal Tribunale di Bologna. L’amministratore delegato è confermato Stefano Mariotti.

Fatturato a 123 milioni, utile a 17,2

Manifatture Sigaro Toscano, nonostante le vicende degli azionisti di maggioranza, non si è mai fermata. Il 2022 si è chiuso con un fatturato di 123 milioni di euro, in crescita del 5% sul 2021, e un utile netto di 17,2 milioni. L’anno scorso i sigari venduti sono stati 232 milioni in 40 Paesi: l’export, cresciuto negli ultimi anni, ha raggiunto il 25%. I principali Paesi di sbocco sono Turchia, Germania, Spagna, Francia ai quali, dal 2018, si sono aggiunti gli Stati Uniti. Mst, 400 dipendenti di cui 180 operai, in Italia ha il 92% della quota di mercato. Ora, con l’azionariato ricomposto in mano a un gruppo stabile di soci, si potrà riprendere un cammino di sviluppo più sostenuto.

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Silvia Pieraccini

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