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09 maggio 2023

Il distretto di Arezzo corre e sfida l’oscillazione del prezzo dell’oro

Nel 2022 l’export ha raggiunto il record di 3.175 milioni di euro. I rischi all’orizzonte all’apertura di Oro Arezzo.

Silvia Pieraccini

C’è un solo grosso ostacolo, a ben guardare, sulla strada del distretto orafo aretino reduce (come l’intera industria italiana del gioiello) da due anni brillanti e entusiasmanti, ed è l’oscillazione del prezzo della materia prima. Per la terza volta nella storia, la quotazione dell’oro nelle settimane scorse è ri-salita sopra i 2.000 dollari l’oncia (dopo essere finita a 1.615 dollari nel settembre scorso), spinta dalla domanda di beni-rifugio legata alle incertezze economiche, e le previsioni per quest’anno non sono in discesa: la media annua delle quotazioni 2023 – secondo il centro studi di Banca Intesa che oggi, 9 maggio, ha presentato ad Arezzo una serie di report in vista della fiera OroArezzo – sarà di 1.985 dollari l’oncia. Per questo adesso la sfida delle aziende orafe aretine – più di 1.000 quelle attive, con circa 8.000 addetti – sarà quella di utilizzare al meglio gli strumenti finanziari di copertura del rischio oscillazione che esistono, e che possono mettere al riparo la redditività altrimenti in bilico.

Coprire il rischio oscillazione con gli strumenti finanziari

La presenza di Banca Intesa, che ha organizzato l’incontro di oggi insieme con Confindustria Toscana Sud (Arezzo, Siena, Grosseto), si spiega proprio con la volontà di presentare questi strumenti finanziari, oltre che con l’esperienza vantata dal suo centro studi in tema di analisi industriali e sulle materie prime. E’ così che le economiste Stefania Trenti, Sara Giusti e Daniela Corsini hanno messo in fila i risultati dell’industria orafa italiana e aretina nel 2021, 2022 e in questo primo scorcio del 2023, e hanno illustrato lo scenario in cui gli operatori si troveranno a muoversi nei prossimi mesi.

Export record a 3.175 milioni di euro

Il distretto orafo aretino, caratterizzato da aziende di dimensioni ancora più piccole rispetto a quelle di Vicenza e di Valenza, ha chiuso il 2022 con un export-record pari a 3.175 milioni di euro (il 30,8% del totale nazionale), contro i 2.118 milioni di Vicenza e i 1.730 milioni di Valenza. Considerato che – come ha sottolineato Giordana Giordini, presidente della sezione Oreficeria e gioielleria di Confindustria Toscana Sud – l’export rappresenta circa il 75% del fatturato del distretto, tale fatturato ha superato i 4.200 milioni trainato dall’oreficeria “senza marchio” (unbranded) che resta la caratteristica del territorio.

Emirati Arabi primo mercato di sbocco

Tanto per capire la parabola vissuta da Arezzo dopo la pandemia, nel 2022 le esportazioni di oreficeria sono più che raddoppiate rispetto al 2008 e sono cresciute del 48% rispetto al 2019 pre-Covid. “E’ evidente che questa performance è solo in parte spiegata dall’effetto-prezzo”, ha sottolineato Banca Intesa. Il primo mercato di sbocco del distretto aretino è rappresentato dagli Emirati Arabi (che hanno assorbito 730 milioni di euro nel 2022), seguiti da Usa (400 milioni) e da Turchia (364 milioni). L’aumento del fatturato – secondo una prima analisi dei bilanci aziendali fatta da Banca Intesa – è andato a braccetto con l’aumento dei margini e col rafforzamento patrimoniale e della liquidità A proposito di sostenibilità della filiera produttiva, le aziende certificate RJC (responsible jewellery council), che sono una trentina, hanno messo a segno risultati migliori rispetto a quelle senza certificazione. I punti deboli del distretto aretino restano la presenza di donne e di giovani alla guida delle aziende, e dunque nei consigli di amministrazione: il 14% delle imprese ha board totalmente formati da persone oltre i 65 anni; solo il 25% delle aziende ha più della metà di donne nei consigli di amministrazione (e il 7% non ne ha alcuna).

L’oro come bene-rifugio stimola i prodotti bancari

“Per il distretto è un momento favorevole – ha sottolineato Giordini – nonostante l’aumento e la forte oscillazione del prezzo dell’oro”. La prospettiva che le quotazioni non scendano – ha spiegato Banca Intesa – si lega anche alla forte domanda di oro che proviene dalle banche centrali (nel 2022 hanno assorbito il 24% della domanda mondiale di oro, con un exploit rispetto al 2021, e nel primo trimestre 2023 questo trend è continuato) che vogliono diversificare le riserve strategiche o dribblare le sanzioni come nel caso della Russia (l’oro non è tra i prodotti soggetti a sanzioni). Il ritorno dell’oro come bene-rifugio ha indotto anche Banca Intesa a “rispolverare” un prodotto d’investimento destinato ai privati, che un tempo aveva Ubi Banca (poi acquisita, appunto, da Banca Intesa) e che a breve sarà rimesso sul mercato, hanno annunciato i manager della banca guidati dal direttore regionale Toscana e Umbria, Tito Nocentini.

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Silvia Pieraccini

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