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05 aprile 2022

Fidi Toscana, la “privatizzazione” va in Consiglio

Comunicazione di Marras in aula. Il presidente Petretto: “Il fattore tempo è centrale”. Svolta possibile per fine anno.

Leonardo Testai

La ‘privatizzazione’ di Fidi Toscana, o meglio, la trasformazione dell’assetto societario con la maggioranza affidata al privato, è necessaria perché la società “con l’attuale configurazione non è in grado di assicurare la continuità aziendale”. Così Leonardo Marras, assessore all’economia della Regione Toscana, si rivolgerà all’aula del Consiglio regionale, in una comunicazione sulle prospettive di Fidi Toscana – ma anche di Sviluppo Toscana e di Sici, nell’ottica del riordino del sostegno regionale all’economia.

La comunicazione arriva dopo che ieri la commissione Controllo del Consiglio regionale ha audito il presidente di Fidi Toscana, Lorenzo Petretto, in vista della comunicazione della Giunta sul futuro di Fidi. “Il fattore tempo è centrale, ha affermato Petretto, nell’ambito di una lunga disamina sulla situazione economico-finanziaria di Fidi. Ma prima ancora della seduta, sarà il momento del presidio di protesta (dalle 10 alle 12) di Fisac Cgil e Unisin, secondo cui il piano della Regione “mortifica le competenze dei dipendenti, ne rende incerto il futuro e priva l’economia toscana di un importante strumento operativo”.

“Non abbiamo in bilancio le risorse per portare Fidi in house”

La comunicazione di Marras illustra ai consiglieri la decisione di Giunta dello scorso 7 marzo. “Oggi è venuto meno il prodotto ‘garanzie locali’ – afferma -, e al momento non sono individuabili per Fidi Toscana altre linee di attività che non siano in conflitto con le linee di business delle banche socie e che, a parità di modello societario e senza investimenti significativi, possano consentire un riequilibrio economico di breve/medio termine”. Secondo l’assessore, la Regione dovrebbe garantire 6 milioni l’anno di commesse a Fidi, e si rischierebbe una sovrapposizione con Sviluppo Toscana.

C’è, soprattutto, il discorso delle risorse necessarie per riportare totalmente nell’alveo regionale la finanziaria, com’era l’intenzione originaria, dichiarata più volte prima di qualche mese fa. “Trasformare Fidi Toscana in società in house a Regione Toscana – sostiene Marras, sulla scorta delle stime dell’advisor Prometeia – richiederebbe un esborso una tantum, da parte della Regione da 19 a 22 milioni per liquidare i soci banche, cifra attualmente non in bilancio e difficilmente reperibile se non sottraendola a interventi in altri settori”.

Il nuovo quadro: largo a Sviluppo Toscana (con Sici)

L’assessore disegna così un quadro in cui Sviluppo Toscana, come società in house opportunamente potenziata, anche rilevando la maggioranza degli addetti di Fidi, sarebbe protagonista nel sostegno alle imprese, nel favorire l’adesione ai progetti e ai finanziamenti previsti dal Pnrr, ma anche per il sostegno alla ricerca e sviluppo, e all’internazionalizzazione. Per quanto concerne invece il sostegno agli investimenti, alla finanza innovativa, alla creazione di startup innovative e all’accesso al venture capital, sarebbe invece valorizzato il ruolo di Sici, di cui Sviluppo Toscana assumerebbe il controllo.

“Fidi Toscana – afferma ancora Marras – che ha mantenuto una buona patrimonializzazione e ha una copertura adeguata dei rischi sul credito, se ulteriormente ricalibrata sui costi di struttura, può essere riorientata verso altre missioni oltre alla gestione degli stock delle garanzie in essere, anche grazie al mantenimento di una forte presenza della Regione Toscana, pur senza il possesso della quota di controllo del capitale”.

La soluzione pubblica è l’extrema ratio

I tempi dell’operazione dipendono dall’avvio della procedura pubblica di individuazione dei nuovi investitori. La Regione ha chiesto agli attuali soci privati di comunicare entro la fine del mese di aprile la propria adesione al percorso indicato. A quel punto la Regione avvierà un’indagine preliminare di mercato per raccogliere le manifestazioni di interesse non vincolanti. La procedura pubblica si dovrà chiudere entro i sei mesi dall’avvio, secondo quanto prescritto dal Testo unico delle società partecipate. Entro settembre 2022, invece, Fidi Toscana dovrebbe dichiarare i propri esuberi di personale.

Se l’operazione di “privatizzazione” non avesse successo, fra le pieghe dell’analisi di Prometeia c’è anche una strada percorribile per riportare in house Fidi Toscana: i 19-22 milioni necessari per l’acquisto delle azioni potrebbero essere reperiti nel bilancio regionale destinando a tale scopo, con apposita legge regionale, l’ammontare del prestito subordinato di 102 milioni accordato in più tranches dalla Regione a Fidi, “pur tenendo conto – si legge – che detto rimborso è previsto con scadenze distribuite dal 2024 al 2037”; proprio nel 2024 scade la tranche più sostanziosa.

Tuttavia l’orizzonte plausibile potrebbe essere solo quello di una complicata fusione con Sviluppo Toscana perché, detto dei rischi di sovrapposizione con Sviluppo Toscana, “a parità di modello societario – sostiene Prometeia – uno scenario di ristrutturazione e rilancio destinato a sviluppare nuove aree di business non appare realistico”.

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Leonardo Testai

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