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02 marzo 2023

Dopo gli Usa Menarini guarda a Giappone e Brasile

Per il gruppo farmaceutico 4,15 miliardi di ricavi nel 2022 (+6%), ma i margini calano con l’aumento dei costi nella filiera.

Leonardo Testai

Un 2022 di moderato incremento dei ricavi che sfondano il muro dei 4 miliardi di euro, con gli investimenti e l’incremento dei costi nella filiera che hanno portato a un’erosione dei margini, ma con buone prospettive di crescita sul fondamentale mercato Usa già per il 2023 grazie al nuovo farmaco antitumorale Orserdu, e progetti di espansione su nuovi mercati a partire dal Giappone: questo, in pillole, il momento del gruppo Menarini. I suoi vertici, in un evento per la stampa a Firenze, hanno fatto il punto dell’annata da poco conclusa e sull’evoluzione attesa per l’anno in corso.

Menarini nel 2022 ha realizzato un fatturato di 4,154 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto al 2021, e un Ebitda di circa 400 milioni. Il fatturato consolidato del gruppo è realizzato per il 22% in Italia, e per il 78% a livello internazionale: per il 94% proviene dal comparto farmaceutico, e per il 5% dalla diagnostica. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono arrivati a quota 417 milioni di euro, pari a quasi l’11% del fatturato farmaceutico.

Pesa l’incremento dei costi nella filiera

“Il margine si è ridotto rispetto allo scorso anno – ha spiegato Lucia Aleotti, azionista e membro del board -, perché nonostante la crescita del fatturato abbiamo incrementato moltissimo gli investimenti; la parte degli Usa ha riguardato il 2022 ma riguarderà ancora di più il 2023, per cui per il 2023 ci aspettiamo un’ulteriore contrazione dell’Ebitda, che riteniamo ‘healthy’, perché legata a investimenti in ricerca e per la creazione della struttura negli Usa. Nel 2022 abbiamo anche sentito l’incremento dei costi legati alla filiera produttiva, come qualsiasi altra impresa”.

Da questo punto di vista, ha sottolineato Aleotti, “la situazione è sempre una situazione pesante, perché è vero che il costo dell’energia è diminuito, però sulle aziende farmaceutiche come Menarini arrivano gli incrementi di costo di tutta la filiera, e quindi un incremento dei costi di produzione, senza che questi si possano recuperare a valle perché i prezzi dei farmaci sono fissati delle autorità: e le autorità non li rivedono al rialzo, ma casomai tendono a schiacciarli ancora per gestire meglio la spesa sanitaria”.

Orserdu, il blockbuster di Menarini per gli Usa

Il 2023 di Menarini si è aperto in modo positivo negli Usa con l’ok della Fda americana per la molecola elacestrant (che sarà commercializzata sotto il nome di Orserdu), farmaco per il trattamento di un sottotipo di tumore al seno avanzato o metastatico, disponibile negli Stati Uniti tramite Stemline Therapeutics, azienda biofarmaceutica statunitense acquisita dal gruppo fiorentino nel 2020 per 620 milioni di euro.

“Ascoltiamo con soddisfazione qualche analista che parla di questo farmaco come un potenziale blockbuster, in grado di superare un miliardo di dollari di vendite annue”, afferma Aleotti, che rimarca anche l’importanza per Menarini del mercato cinese: “Abbiamo sempre detto che la Cina era un’area di crescita prioritaria, lo era e lo rimane. Nel 2022 abbiamo superato i 200 milioni di euro in questo paese: speriamo di riuscire a crescere anche nel 2023, ora che sembra che il Covid stia un po’ andando in un angolo”.

Dal Giappone al Medio Oriente, le nuove sfide

Ma oltre a Usa e Cina, l’attenzione è per i mercati sui quali Menarini medita lo sbarco. “Siamo assenti dal Giappone – ha detto Elcin Barker Ergun, Ceo del gruppo -, mercato estremamente importante per l’oncologia, secondo solo agli Usa, e stiamo lavorando per fare un deal e poter entrare con l’oncologia. Un altro paese su cui stiamo lavorando è il Brasile, paese strategico. Poi, a livello delle differenti aree geografiche e regioni in cui siamo presenti ci stiamo indirizzando verso deal strategici per sfruttare le opportunità di crescita”.

La stessa Elcin Barker Ergun “ha messo in piedi una struttura nuova per dedicarsi con più attenzione al Medio Oriente – ha sottolineato il presidente di Menarini Eric Cornut – e a certi paesi africani che hanno un potenziale di crescita significativo: anche lì c’è molto lavoro da fare. Abbiamo un punto interrogativo sul ruolo che possono giocare i paesi dell’America del sud. Quando pensiamo al ciclo di innovazione della nostra industria, il successo di Orserdu mostra la capacità di rinnovo che la nostra pipeline deve avere per poter continuare la crescita, e quindi faremo molta attenzione a come arricchire e diversificare la pipeline per continuare la crescita. Lo si farà per linee interne o esterne? Vedremo”.

“Diamo lavoro a donne e giovani qualificati”

Aleotti, che riveste anche il ruolo di vicepresidente di Farmindustria, si è soffermata anche sul ruolo del comparto per l’economia italiana ed europea. Nel 2022, ha detto, “grazie agli investimenti nella parte produttiva in Italia sono stati prodotti oltre 40 miliardi di euro di produzione farmaceutica, esportati per il 90%. Quindi è chiarissimo che il farmaceutico sta diventando un asset fondamentale dell’economia italiana, un asset che dà lavoro a quasi un 50% di donne, questo è un elemento da tenere presente, con molti giovani estremamente qualificati”.

La produzione farmaceutica, peraltro, “è un elemento importantissimo per quanto riguarda la sovranità del nostro Paese e del continente europeo”, e “non è un caso che sia gli Stati Uniti da una parte che la Cina dall’altra parte stiano cercando di localizzare in patria l’intera catena produttiva dei farmaci”, ha spiegato Aleotti, secondo cui “l’Europa ancora non si è resa conto probabilmente di questo elemento”. Quindi, ha concluso, “ci ha fatto molto piacere sentire il ministro Urso parlare di un fondo sovrano, per aiutare non solo il green ma anche l’indipendenza farmaceutica. Le imprese italiane stanno facendo cose eccezionali: possiamo davvero essere l’hub farmaceutico d’Europa”.

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Leonardo Testai

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