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06 marzo 2024

Cresce il fatturato di Menarini (4,37 miliardi nel 2023), con minori margini

Ebitda fra i 340 e i 350 milioni di euro, dato in flessione rispetto ai circa 400 milioni registrati nell’anno precedente.

Leonardo Testai

Ricavi iNel 2023 Menarini ha ottenuto 4,375 miliardi di euro di fatturato, con una crescita del 5,3% rispetto al 2022, e un Ebitda fra i 340 e i 350 milioni di euro: un dato, quest’ultimo, in flessione rispetto ai circa 400 milioni registrati nell’anno precedente, flessione prevista da tempo. La casa farmaceutica fiorentina, con 17.800 dipendenti, nel 2023 ha prodotto 833 milioni di confezioni, di cui 609 prodotte internamente. I dati sono stati resi noti a Firenze in una conferenza stampa da Lucia Aleotti, azionista e membro del board Menarini, e dalla Ceo Elcin Barker Ergun.

“E’ stato un anno veramente interessante, per certi versi entusiasmante, ovviamente con dei profili di sfida che si sono creati in varie parti del mondo e che affrontiamo”, ha spiegato Aleotti, sottolineando che “quasi l’80% del fatturato è stato realizzato fuori dall’Italia” e che “abbiamo avuto la sorpresa di avere gli Usa come secondo paese” di sbocco, mentre “la Cina non ha mantenuto le promesse”. Al contrario del fatturato, l’Ebitda 2023 di Menarini “è un po’ un calo, ma questo era logico e atteso: nella nostra traiettoria di sviluppo l’anno 2023 è stato un anno di fortissimo investimento”.

“Acquisizioni? No, ci concentriamo sugli obiettivi”

Nel 2024, ha sottolineato l’azionista di Menarini, “sicuramente continueremo con la nostra crescita negli Stati Uniti”, ma anche con l’oncologia in Europa, “dal momento che dopo l’Fda è arrivata anche a settembre la registrazione europea del nostro prodotto per il tumore metastatico al seno”. Non sono invece previste nell’immediato operazioni di M&A: “Ci vogliamo concentrare sugli obiettivi che sono stati delineati”, ha aggiunto Aleotti. “Continueremo a guardare con interesse la Cina – ha proseguito -, ancorché con prudenza, perché non sembra che ci siano segnali di una nuova esplosione dell’economia cinese. Soprattutto, continueremo con la nostra filosofia, cioè una filosofia di autofinanziamento: tutto l’utile che si crea anno per anno rimane in azienda, viene interamente reinvestito, da oltre 25 anni tutto è reinvestito nella crescita dell’azienda”.

L’attenzione all’Italia, ha sottolineato Aleotti, “non diminuisce in parallelo alla nostra ispirazione internazionale, al contrario: per cui non fa parte della nostra logica alcuna idea di delocalizzazione”. Tuttavia, ha ammesso, “sono preoccupata dal fatto che quando l’Europa si muove, si muove mettendo regole che immagina senza tenere conto della competitività globale”, e dunque “il risultato sarà che la produzione dei farmaci e le aziende, se non si cambia modo di ragionare, si sposteranno sempre di più fuori dall’Europa”.

“L’aumento dei costi ci porta criticità”

Inoltre “l’aumento dei costi legato all’inflazione, a tutti i costi produttivi, alle materie prime, alle retribuzioni in tutte le parti del mondo, si ripercuote in maniera diretta su un’azienda farmaceutica come la nostra”, ha spiegato Aleotti, “perché i prezzi dei farmaci, a differenza di quelli che sono i beni e servizi di qualsiasi altro genere, non possono essere adeguati all’inflazione, sicuramente non in Europa e nella maggior parte dei paesi, perché sono fissati dai governi, negoziati magari vent’anni fa e sempre spinti al ribasso per aumentare la sostenibilità dei sistemi sanitari: però su gran parte dei portafogli ora ci sono degli elementi di criticità che devono essere gestiti accuratamente, considerato appunto l’aumento di tutti i costi industriali”.

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Leonardo Testai

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