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30 novembre 2022

Annullata la legge toscana taglia-boschi

La Corte Costituzionale ha bocciato la norma regionale che escludeva l’autorizzazione paesaggistica nelle aree vincolate.

Silvia Pieraccini

La legge toscana taglia-boschi (52/21), che era stata approvata il 28 dicembre 2021 dal Consiglio regionale e che di fatto semplifica le procedure di taglio nelle aree vincolate escludendo l’autorizzazione paesaggistica, è stata dichiarata incostituzionale dalla Suprema Corte. I giudici costituzionali hanno sottolineato, in particolare, che la competenza legislativa in materia di autorizzazione paesaggistica spetta in via esclusiva allo Stato.

La materia è competenza esclusiva statale

La norma toscana era stata impugnata dalla presidenza del Consiglio dei ministri con la motivazione che introdurrebbe “un’ampia ipotesi di esenzione dall’autorizzazione paesaggistica di quasi tutti gli interventi di taglio boschivo in aree tutelate da vincolo specifico ex art. 136 del codice Beni culturali, sebbene la competenza legislativa in materia di autorizzazione paesaggistica spetti in via esclusiva allo Stato”.

Riparte la battaglia politica

Dopo la bocciatura della legge si è scatenata la battaglia politica. Il Movimento 5 Stelle, che aveva votato contro la norma, accusa il Pd di aver voluto forzare la mano e di essere “poco attento all’ambiente e agli effetti che i tagli boschivi sconsiderati hanno sul cambiamento climatico e sul dissesto idrogeologico”. Il Pd replica definendo la sentenza “una sterile vittoria dello Stato inteso come esaltazione della burocrazia, e una sconfitta per tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente” perché costringerà piccolissime aziende agricole a chiedere un’autorizzazione paesaggistica per tagliare minuscoli appezzamenti di bosco, in presenza di un vincolo generico che non riguarda il bosco stesso. Il Pd annuncia anche che ri-presenterà al Parlamento (come già fatto in passato) una proposta di legge per “porre rimedio a questa situazione vessatoria”. Fratelli d’Italia, che non aveva partecipato al voto in Consiglio regionale, si dice d’accordo nel consentire maggiore elasticità per i tagli colturali ma critica la Regione per lo strumento scelto (“era chiarissima l’illegittimità costituzionale della legge”) che ha messo in difficoltà le imprese di silvicoltura che si sono viste rilasciare permessi regionali con il rischio, poi, che i carabinieri forestali contestassero i tagli in aree soggette a vincolo nazionale.

Autore:

Silvia Pieraccini

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