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11 marzo 2022

Unoaerre compra Ercolani Galvanotecnica

Il colosso aretino della gioielleria allunga la filiera con una lavorazione strategica. Crescita boom ma nubi all’orizzonte.

Silvia Pieraccini

L’industria della finitura degli accessori metallici – fibbie, catene, borchie per borse e scarpe, oltre che bijoux – continua ad attrarre investimenti. L’ultima operazione è di Unoaerre, il colosso aretino dell’oreficeria che ha appena acquisito il 68% di Ercolani Romano Galvanotecnica, azienda familiare di Arezzo leader nella galvanica per gli accessori metallici di alta moda, ma non solo: è uno dei pochi operatori che tratta anche i metalli preziosi come oro e argento. Ercolani nel 2021 ha realizzato più di sette milioni di fatturato, lavorando soprattutto per i grandi brand del lusso.

La galvanica è strategica per i brand

L’operazione permette al colosso Unoaerre, dal 2012 di proprietà della famiglia Squarcialupi, di rafforzare la filiera (finora aveva una piccola galvanica interna), conquistando capacità produttiva in un comparto che sta diventando strategico per servire i grandi marchi. Ercolani sarà potenziata non solo con l’introduzione di figure specializzate e con l’ampliamento delle certificazioni, ma anche con l’allargamento dello stabilimento (situato vicino a quello Unoaerre), che richiederà un investimento di circa un milione. La famiglia Ercolani, il fondatore Romano e il figlio Fabrizio, ha condiviso il progetto di sviluppo e rimarrà alla guida dell’azienda.

“La galvanica è l’ultima fase prima dell’uscita del prodotto – spiega Luca Benvenuti, amministratore delegato di Unoaerre – ed è fondamentale per la qualità che i grandi marchi della moda e della gioielleria vogliono assicurare. Per questo oggi c’è grande attenzione, anche da parte dei fondi d’investimento, a questo tipo di lavorazioni”.

Anno record per Unoaerre

UnoAerre ha chiuso il bilancio 2021 a livelli record. Il fatturato ha raggiunto i 240 milioni di euro (per il 45% all’export) con 58 milioni di valore aggiunto (al netto del prezzo della materia prima): il risultato è di gran lunga superiore al 2019, l’anno pre-Covid, quando l’azienda aveva realizzato ricavi per 189 milioni con 42 milioni di valore aggiunto. Com’è stato possibile? “La ristrutturazione era cominciata prima della pandemia – spiega Benvenuti – e dunque ci siamo fatti trovare pronti quando è ripartito il mercato. In più abbiamo trovato nuovi sbocchi sia per il nostro brand che per quelli di terzi”. Il 75% del valore aggiunto di Unoaerre oggi deriva dal marchio proprio, mentre il 25% (15 milioni di euro) arriva dalle produzioni per terzi, soprattutto i grandi marchi francesi.

L’incognita è la quotazione dell’oro

Lo sviluppo continuerà. “Nel 2021 abbiamo assunto più di 30 persone – aggiunge l’amministratore delegato – con qualche difficoltà a trovare i profili adatti. Quest’anno era partito molto bene, ma ora i problemi di logistica negli approvvigionamenti e l’energy crunch fanno prevedere un rallentamento”. Anche l’altalena delle quotazioni dell’oro non aiuta: “Noi temiamo il sali-scendi dei prezzi – conclude Benvenuti – perché rende impossibile le coperture finanziarie. Se prendo da una banca, attraverso il prestito d’uso, 10 grammi d’oro a 50 euro al grammo e poi li devo restituire a 60 euro, è chiaro che diventa difficile. Se invece il prezzo è alto, ma stabile, si riesce a coprire”.

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Silvia Pieraccini

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