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28 febbraio 2024

Tessile, le prime risposte del Governo fanno ben sperare

Il tessile di Prato, il Governo nazionale e l’Europa: primi risultati positivi delle richieste delle categorie economiche pratesi su End of Waste ed EPR.

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Non è rimasta inascoltata la lettera di Confindustria Toscana Nord, Cna Toscana Centro e Confartigianato Imprese Prato indirizzata al Ministero dell’ambiente sui temi del tessile relativi all’End of Waste e all’EPR, la responsabilità estesa del produttore. Grazie anche all’interessamento dei parlamentari e delle personalità politiche del territorio, la nota inviata al Ministero ha ricevuto una risposta che apre importanti spiragli.

Risposta confortante sull’End of Waste

Confortante soprattutto quanto viene detto in materia di End of Waste, vale a dire delle regole che stabiliscono quando un materiale di scarto, già classificato come rifiuto, cessa di essere tale per rientrare nel ciclo produttivo come materia prima secondaria. Sull’argomento è in corso il dibattito in sede di Unione Europea, ma anche a livello italiano è stato reso noto un testo che ha destato preoccupazioni: il passaggio da rifiuto a materia prima secondaria sarebbe fissato in un punto troppo avanzato del ciclo. Ciò implicherebbe che le fasi più a monte della filiera del riciclo – sfilacciature e altre lavorazioni – siano classificate come aziende che trattano rifiuti, con le autorizzazioni e gli effetti burocratici conseguenti. Il rischio sarebbe che queste fasi, così penalizzate, scompaiano da Prato, con i danni economici ed occupazionali conseguenti. 

Sul punto dell’End of Waste la risposta del Ministero dell’ambiente è stata però molto rassicurante: in pratica, il Ministero fa propria la posizione delle associazioni pratesi e afferma che anche in sede europea la posizione italiana sarà finalizzata a “salvaguardare i vari processi industriali tessili che ad oggi operano sul territorio nazionale e che sono normale pratica industriale come, ad esempio, la lavorazione ‘sfilacciatura’ che costituisce infatti un tassello dei vari processi produttivi.” Una nuova impostazione, dunque, in linea con le richieste venute da Prato.

Come i produttori possano gestire il fine vita di un prodotto


Quanto all’EPR-Extended Producer Responsibility, il concetto generale, già presente nella legislazione europea e italiana, è che i produttori di beni di consumo sono tenuti a gestirne il fine vita attraverso interventi finanziari ed eventualmente anche organizzativi.

Sullo sfondo, i principi dell’economia circolare e la necessità di prevenire la generazione di rifiuti, favorire il riciclo e ridurre lo smaltimento. Anche su questa materia ci sono movimenti normativi a livello sia nazionale sia europeo: sarà l’Europa comunque a dettare, con lo strumento della direttiva, la linea ai paesi dell’Unione. Nel frattempo, si sono già costituiti consorzi e strutture pronte a inserirsi in quello che sarà un business importante dal punto di vista sia ambientale che economico.

“Quello che evidenziamo nelle nostre richieste riguardo all’EPR è che nella moda il concetto di ‘produttore’ non può essere circoscritto solo ai segmenti finali di confezionamento e commercializzazione – spiega Francesco Marini, delegato per la sostenibilità della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord -. Nelle fasi produttive che non hanno relazione diretta col consumatore risiede la maggior parte delle competenze e delle tecnologie che possono fare la differenza rispetto alla sostenibilità. I semilavorati tessili hanno come unica destinazione l’abbigliamento-maglieria, che a sua volta non può esistere senza di essi. Da sottolineare poi che fra i soggetti già riconosciuti in ambito EPR vi sono coloro che fanno commercializzazione: troviamo assurdo che sulle risorse risultanti dal contributo ambientale abbia parola in capitolo chi vende e non chi realizza i materiali costitutivi dei prodotti finali. Nella moda la distribuzione del valore è già squilibrata a favore della parte a valle: sarebbe gravemente sbagliato allargare questa divaricazione anche attraverso la gestione del contributo ambientale. Il messaggio al Governo ci pare arrivato, ma il percorso sarà probabilmente non facile. Per questo abbiamo ancora bisogno di tutto il sostegno possibile.”

Sull’EPR la risposta del Ministero dell’ambiente è infatti cauta ma dimostra che le argomentazioni delle associazioni pratesi sono state comprese, assicurando che “in vista di una seconda consultazione con gli stakeholder di riferimento, un’ulteriore discussione sul punto sollevato dal Distretto di Prato potrà portare, eventualmente, ad una modifica della priorità attribuita ai produttori, fermo restando il fatto che la “responsabilità estesa del produttore” relativa ai prodotti immessi sul mercato è posta in capo, ai sensi della normativa unionale e nazionale vigente, ai produttori e agli importatori.” Un’apertura con riserva, quindi, ma comunque l’assunzione di un impegno in cui Prato confida. (redgs)

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