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Industria

13 settembre 2023

Sofidel (carta Regina) corre negli Usa e investe altri 170 milioni di euro

Il gruppo delle famiglie Lazzareschi e Stefani amplia la fabbrica-modello in Ohio dopo aver chiuso il 2022 in forte crescita.

Silvia Pieraccini

La fabbrica di carta Sofidel a Circleville, in Ohio

E’ la “lepre” del distretto cartario lucchese, e ora Sofidel ha deciso di correre ancora più forte sul primo mercato al mondo per la carta igienica e domestica, quello americano.

Il gruppo fondato e posseduto interamente dalle famiglie Lazzareschi e Stefani, che nel 2022 ha realizzato 2,8 miliardi di euro di ricavi consolidati (+33%) con un margine operativo lordo vicino al 14%, ha appena varato l’ampliamento dello stabilimento produttivo di carta igienica .aperto nel 2018 in Ohio, a Circleville.

La capacità produttiva della fabbrica aumenta del 50%

Sofidel, conosciuta Italia per il marchio Regina, ha deciso di potenziare la fabbrica americana che è un modello di industria 4.0 e di sostenibilità: costruirà un altro edificio, installerà una terza macchina da cartiera (prodotta dalla Valmet) e aumenterà la capacità produttiva del 50%, aggiungendo 70mila tonnellate all’anno e superando così le 200mila. L’investimento annunciato è di 185 milioni di dollari (172,3 milioni di euro). In questo modo Circleville diventerà il polo produttivo più importante del gruppo lucchese, presente in 13 Paesi con più di 6.500 dipendenti e una capacità di 1,5 milioni di tonnellate di carta all’anno.

Negli ultimi anni investiti in America 800 milioni di dollari

In America Sofidel è sbarcato più di dieci anni fa. “Oggi Sofidel America ha siti produttivi in sei Stati – afferma Lazzareschi – e questa operazione ci consentirà di soddisfare la crescente domanda dei nostri clienti e di continuare ad alimentare ancora lo sviluppo in questo Paese”. Oltre alla fabbrica integrata di Circleville (comprende cartiera e linee di trasformazione), che occupa 110 ettari, Sofidel negli ultimi anni ha costruito una fabbrica da 120mila tonnellate in Oklahoma, a Inola, aperta nel 2020, arrivando a investire negli Usa più di 800 milioni di dollari. L’obiettivo dichiarato dal gruppo è fare in modo che gli Stati Uniti assorbano il 30% del business. Escluso invece, fino a oggi, lo sbarco in Asia.

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Silvia Pieraccini

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