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Territorio

21 luglio 2023

Piombino, via libera dallo Stato ai 41 milioni per la bonifica delle aree ex-Lucchini

Il Comitato interministeriale ha varato il finanziamento per la riqualificazione del polo siderurgico, in lista d’attesa da anni.

Sono in arrivo 41 milioni di euro per la riqualificazione e la riconversione dell’area industriale di Piombino. Si tratta delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027 e, come spiega Il Sole 24 Ore nell’edizione cartacea di oggi, 21 luglio, sono assegnati alla Toscana cinque milioni per il 2025, 20 milioni per il 2026 e 16 milioni per il 2027. La delibera, approvata il 20 luglio dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipess) è stata subito rivendicata dalla Lega, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alessandro Morelli, che del Cipess è segretario generale e la viceministra dell’ambiente, Vannia Gava, che ha sottolineato come questo atto certifichi “l’attenzione che stiamo riservando al risanamento di un polo strategico per la regione e per l’intero Paese”.

Il termine ultimo per i progetti è fine 2024

La delibera fissa la data del 31 dicembre 2024 come termine entro il quale, pena la revoca delle assegnazioni, per tutte le opere infrastrutturali dovrà esserci la stipula del contratto o la progettazione definitiva insieme all’esecuzione dei lavori. Stessa scadenza per gli acquisti di servizi e per gli interventi a favore delle imprese. Le verifiche saranno effettuate dal dipartimento della coesione.

In tutto saranno investiti 88 milioni (47 della Regione)

Già il 19 maggio scorso, il presidente della Regione Eugenio Giani aveva affermato che “la bonifica delle aree delle acciaierie di Piombino si farà”, confermando la disponibilità di 88 milioni di euro (giustappunto 41 dello Stato e 47 della Regione) già annunciati nei giorni scorsi e l’approvazione definitiva in conferenza dei servizi della variante al progetto per la messa in sicurezza del territorio (attraverso il recupero delle acque di riempimento degli impianti siderurgici, il loro convogliamento verso un impianto di depurazione e il reimpiego nei processi industriali).

Botta e risposta sulla bonifica della falda

Nei mesinscorsi si era scaldato il clima tra il presidente della Regione Giani e il sindaco di Piombino Francesco Ferrari circa la bonifica della falda. Se da unacparte Giani annunciava che “La bonifica dell’area delle acciaierie di Piombino si farà, con un investimento aggiuntivo di 41 milioni di euro da parte dello Stato, che , su richiesta della Regione si somma ai 47 già a disposizione della Regione per questo fondamentale intervento di tutela ambientale ma l’unico soggetto ad essersi alla realizzazione dell’opera è stato proprio il Comune di Piombino. Proprio non comprendo come si possa continuare con questa logica da ‘comitato del no’ anche quando si parla della bonifica della falda, un intervento che può solo fare del bene al territorio ed alla comunità”. Il sindaco, dal canto suo, aveva ribadito: “Non so che rapporti abbia il presidente Giani con i tecnici della Regione Toscana ma posso dire che quelli del Comune di Piombino, quando chiamati a esprimere pareri tecnici, non eseguono gli ordini del sindaco, applicano la legge. La Conferenza dei servizi sulla bonifica della falda per sua stessa natura è un consesso tecnico con cui la politica ha ben poco a che vedere. Detto questo, di certo non è per un mero capriccio che il Comune ha dato parere negativo a un progetto che la città aspetta da anni, propedeutico alla vera e propria bonifica del Sin”. “Invito il presidente a studiarsi le carte – continuava il sindaco – una volta tanto, scoprirà che i motivi della contrarietà del Comune risiedono in questioni puramente tecniche e giuridiche. Innanzitutto, l’intervento di bonifica della falda doveva includere sin dall’origine tutto il perimetro del Sin, compresa l’area di Città futura, e ancora una volta quella parte è stata esclusa. Il parere contrario è motivato anche dal fatto che nel progetto si intende riutilizzare le terre di scavo, terre contaminate che la legge ci impone di trattare prima del loro riutilizzo. Quindi, non stiamo parlando solo di un progetto incompleto, va anche contro l’apparato giuridico che regola le questioni ambientali”.

Giani ribadiva: “Nel Memorandum avevamo inserito tra le priorità la bonifica della falda di Piombino, articolata in due interventi, uno da 41 ed uno da 47 milioni di euro. Dunque Invitalia per dare il via ai lavori ci chiedeva un totale di 88 milioni per un intervento di risanamento e riqualificazione territoriale che è stato proposto dal Pd, ma approvato in Parlamento all’unanimità, da tutte le forze politiche. Ci sono state difficoltà a reperire tutte le risorse, ma finalmente si è tenuta la Conferenza dei servizi decisoria e l’unico soggetto ad essersi opposto alla realizzazione dell’opera è stato proprio il Comune di Piombino”.

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