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Impresa

28 ottobre 2022

Nel distretto tessile di Prato la bolletta energetica sale di 400 milioni

E’ la stima per il 2022 dell’ufficio studi di Confindustria Toscana nord. L’aggravio di spesa si somma al rallentamento di mercato.

Silvia Pieraccini

Sarà un conto energetico pesante quello che le imprese del distretto tessile pratese (2.500 produttori di tessuti e filati di dimensioni medio-piccole, che per due terzi fanno largo uso di macchinari, con 18.500 addetti e 3,9 miliardi di fatturato 2021) si troveranno a pagare nel 2022: 400 milioni in più del 2019 (cioè dell’anno pre-Covid) è la stima elaborata dall’ufficio studi di Confindustria Toscana nord. Una cifra ancora più allarmante se messa in relazione al valore aggiunto del distretto tessile, pari a 910 milioni di euro.

I risultati pre-Covid si allontanano

Il 2019 è l’anno al quale, per livelli di fatturato e di attività, il distretto tessile pratese quest’anno si sta(va) avvicinando. Ora quel traguardo rischia di allontanarsi sia per gli aumenti energetici – destinati a ridurre e in qualche caso annullare i margini aziendali – sia per il rallentamento di mercato in atto, dopo il primo semestre che aveva fatto ben sperare. “Siamo stretti in una tenaglia”, ammonisce sul Sole 24 Ore-Centro Maurizio Sarti, presidente della sezione Sistema Moda di Confindustria Toscana nord (Prato, Pistoia, Lucca).

Il prezzo del gas aumentato di sette volte

I conti sono implacabili: una filatura di medie dimensioni (alimentata a energia elettrica), che prima degli aumenti pagava circa 15mila euro al mese per la componente energia e altrettanti per trasporto e per oneri di sistema, oggi paga 90mila euro di energia più 3.000 euro di trasporto; una rifinizione di medie dimensioni (alimentata a gas), che prima degli aumenti pagava 20mila euro al mese più 8-10mila di distribuzione-trasporto-oneri di sistema, oggi paga 200mila euro al mese più sei-ottomila di distribuzione-trasporto-oneri di sistema.

Il rischio di perdere quote di mercato

“Da un lato abbiamo gli aggravi dei costi – spiega Sarti – che partono dalle lavorazioni conto terzi e si abbattono anche sulle aziende di tessuti e filati che vendono sul mercato; dall’altro lato dobbiamo continuare a essere competitivi, visto il forte rischio di perdere quote di mercato rispetto a Paesi nei quali la crisi energetica ha effetti molto più limitati dell’Italia”. Per questo a Prato nessuna impresa ha ancora ipotizzato di spegnere le macchine: “Ma le conseguenze di questa situazione rischiano di essere rovinose – conclude Sarti -. La filiera pratese si è dimostrata solidale e consapevole di tutte le implicazioni di questa crisi, ma ora i decisori pubblici devono affrontare e risolvere il problema energia”.

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Silvia Pieraccini

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