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16 maggio 2022

Museo Ginori, per riaprire servono ancora 5,5 milioni

Presentato a Roma il nuovo logo e il sito Internet. In corso la progettazione esecutiva del primo lotto dei lavori.

A quasi cinque anni dall’acquisto da parte dello Stato (avvenuto nel novembre 2017), è ancora lunga la strada per la riapertura del Museo Ginori a Sesto Fiorentino (Firenze), proprio davanti alla fabbrica di porcellane che dal 2013 è di proprietà del gruppo francese del lusso Kering, e che per decenni ha realizzato le creazioni degli artisti e dei design oggi parte della preziosa collezione museale (più di ottomila piatti, tazze e vasi prodotti dal ‘700 a oggi). Il museo ha bisogno di essere completamente ristrutturato.

In fase di progettazione il primo lotto dei lavori

Per adesso il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha trovato i soldi per il primo lotto dei lavori, 1,9 milioni di euro (il progetto esecutivo è in via di realizzazione). Mancano ancora 5,5 milioni per il secondo lotto e gli allestimenti, come emerso nella conferenza stampa che si è tenuta oggi a Roma, al ministero della Cultura, per presentare il nuovo logo e il sito Internet del Museo.

Servono altri soldi (e tre anni) per completare la ristrutturazione

“Ho intenzione di proporre al Governo lo stanziamento dei 5,5 milioni necessari per completare il museo Ginori entro la fine della legislatura – ha detto Franceschini – dando così certezza della copertura finanziaria per tutti i lavori previsti. Per fare questo sarà molto importante la collaborazione tra i vari livelli istituzionali e la Fondazione Museo Ginori, perché si tratta di un percorso che inizia quando ancora si sta intervenendo nel recupero dei luoghi”. I tempi però si allungano: rispetto alle previsioni precedenti (riapertura del museo nel 2022), adesso di parla di tre anni a partire da oggi, dunque nel 2025.

Alla conferenza stampa hanno partecipato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani; il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi; il presidente della Fondazione-Museo ‘Archivio Richard-Ginori della Manifattura di Doccia’, Tomaso Montanari.  

Dall’acquisto del museo da parte dello Stato a oggi è stata messa in sicurezza la copertura dell’edificio, con 300mila euro investiti dalla Direzione Musei della Toscana, è stato fatto l’inventario della collezione e creato un archivio digitale, e organizzate attività didattiche, mostre e conferenze.

La mobilitazione popolare ha portato al ‘salvataggio’

“Quella del Museo Ginori è una bella storia che, sono certo, sarà anche di grande successo – ha aggiunto il ministro -. Intorno a questa collezione c’è stata una mobilitazione popolare vera e spontanea e questo succede spesso in Italia, quando il patrimonio culturale è vissuto come un pezzo irrinunciabile dell’identità locale. Anche questo ha indotto il ministero della Cultura a varare il recupero dei luoghi per il Museo e alla nascita della Fondazione”.

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