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30 novembre 2022

La birra toscana non fermenta più, per il lievitare dei costi

Caro energia e cambiamenti climatici mettono in difficoltà i produttori regionali. Un settore in crescita, con il favore dei consumatori.

Matilde Nardi

Ci potrebbe essere sempre meno spazio sul mercato per la birra toscana. Il rischio è sempre più concreto, considerando lo scenario che grava sui birrifici artigianali regionali, che potrebbero chiudere o sospendere la produzione perché minacciati dagli aumenti dei costi di lavorazione, a partire da quelli energetici, che hanno superato il 200%.

I birrifici artigianali hanno infatti assorbito quasi del tutto l’incremento dei costi che colpisce tutta la filiera, dagli imballaggi alle bottiglie, passando per le lattine, i tappi e i fusti di plastica, come emerge da un’analisi condotta della Coldiretti Toscana e dal Consorzio di tutela e promozione della birra artigianale italiana. E a questo, come evidenza la ricerca, si aggiungono anche le difficoltà legate alla riduzione del raccolto dell’orzo per il malto, causata dai cambiamenti climatici.

Benefici si avrebbero dal taglio delle accise

Secondo l’associazione toscana e il Consorzio risulta necessario, di conseguenza, il sostegno ai piccoli produttori di birra artigianale attraverso la stabilizzazione del taglio delle accise, per non mettere a rischio l’intera filiera con effetti sulla produzione, sui consumi e sui posti di lavoro.

Ad oggi, si calcola che in Toscana siano 157mila le persone che consumano birra tutti i giorni e 400mila quelle che lo fanno stagionalmente – ovvero in alcuni periodi dell’anno -, a dimostrazione di una domanda in forte crescita. Nella regione si contano oltre cento birrifici artigianali e di questi 26 sono birrifici agricoli, cioè che producono loro stessi le materie prime usate per la produzione. 

Maggiore qualità si avrebbe da una filiera tutta italiana

Alle difficoltà di produzione si somma, a causa dei costi dell’energia elettrica, la carenza di anidride carbonica (Co2) ad altissimo grado di purezza utilizzato per l’imbottigliamento. Per questo, sostengono Coldiretti Toscana e il Consorzio, un progetto presentato per il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede lo sviluppo di una tecnologia per permetterebbe il recupero dell’80% dell’anidride carbonica generata in fase di produzione della birra. Inoltre, sempre secondo Coldiretti Toscana e il Consorzio di tutela, la costruzione di una filiera 100% made in Italy per il luppolo, l’orzo e il malto garantirebbe sia l’alta qualità delle materie prime, soggette attualmente a rincari, sia le quantità necessarie alla produzione. E favorirebbe anche investimenti in ricerca da parte delle aziende e una maggiore varietà di coltivazioni che consoliderebbe il rapporto fra coltivatori di orzo, luppolo e altre materie prime complementari.

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Matilde Nardi

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