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11 marzo 2024

Industria della moda in affanno, ma c’è l’isola felice di Arezzo

La produzione industriale è scesa del 5% a dicembre, quando il 6% dei lavoratori del settore era in cassa integrazione. Regge l’occupazione.

Silvia Pieraccini

Immagine di macrovector_official su Freepik

Un report dell’Irpet (l’Istituto per la programmazione economica della Regione Toscana) prova a chiarire cosa sta succedendo nell’industria toscana della moda, particolarmente importante perchè rappresenta (ancora) uno dei pilastri dell’economia regionale. La certezza è che il 2023 si è chiuso con un rallentamento di produzione e export, più forte rispetto a quello che ha interessato tutta la manifattura regionale (-5% la produzione industriale della moda toscana nel mese di dicembre 2023, contro il -3% dell’intera industria regionale).

Scarpe e tessile sono i comparti che vanno peggio

I dati delle esportazioni regionali del quarto trimestre 2023 non sono ancora stati diffusi dall’Istat, per cui le statistiche si fermano ai primi nove mesi e svelano che la “grande malata” della moda toscana è l’industria delle calzature (-16,8% l’export gennaio-settembre), seguita dal tessile (-6,7%). Frenano meno, invece, la concia-pelletteria (-5%) e l’abbigliamento (-4,6%). In questo quadro grigio spicca la tenuta della provincia di Arezzo, che nei primi nove mesi è decisamente in controtendenza e mette a segno una crescita dell’export sia di abbigliamento (+7%), che di pelletteria (+9%) e, soprattutto, di scarpe (+16%). Irpet sembra spiegare la performance aretina con “l’andamento, molto meno brillante rispetto alla provincia di Firenze, registrato nel corso degli anni precedenti”, mentre il report non fa cenno alle performance di una “lepre” come il marchio Prada, che ad Arezzo ha la sua storica base produttiva: +17% i ricavi netti 2023, arrivati a 4,7 miliardi di euro, sopra la media del mercato del lusso, e un ebit margin del 22,5% pari a 1,1 miliardi di euro.

Le Pmi soffrono di più

Proprio i marchi del lusso, del resto, rappresentano il traino dell’industria toscana della moda, fatta soprattutto da aziende terziste che, nel momento in cui il mercato ha rallentato, hanno ricevuto meno ordini e “accusato” la frenata. Il fenomeno interessa soprattutto le imprese di dimensione piccola e piccolissima (con 10-15 dipendenti), meno strutturate per affrontare gli adempimenti normativi e operativi che i grandi brand richiedono.

Il 6% dei lavoratori della moda è in cassa integrazione

Le difficoltà delle Pmi si riflettono sull’occupazione (calano gli avviamenti ma, almeno fino a dicembre 2023, lo stock degli addetti ha ancora il segno più) e sulla cassa integrazione (Inps e fondo bilaterale dell’artigianato), che si è impennata nell’ultimo trimestre del 2023: i lavoratori della moda coinvolti – calcolati ipotizzando zero ore lavorate al mese dagli addetti a tempo pieno – sono passati dai 4mila di ottobre ai 5mila di novembre fino ai 6.700 di dicembre. Nel complesso i lavoratori del settore moda con ammortizzatori sociali sono arrivati a pesare il 6% a dicembre 2023 (sul totale addetti dipendenti medi mensili) con intensità diverse: nella concia di Pisa superano il 15%, nella pelletteria fiorentina sfiorano il 10%, nel tessile di Prato si avvicinano al 9%.

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Silvia Pieraccini

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