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18 dicembre 2023

I sindacati regionali e la sfida del 2024

Dialogo a tre voci con i vertici di Cgil, Cisl e Uil della Toscana sul futuro dopo le elezioni e sulla situazione economica della nostra regione.

Silvia Gigli

I tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil

Il 2024 è alle porte e con esso un importante appuntamento elettorale e una situazione economica tutta luci ed ombre. Ne abbiamo parlato con i tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil: Rossano Rossi, Ciro Recce e Paolo Fantappiè.

La tornata elettorale 2024 è alle porte. Cosa vi attendete e cosa chiedete ai candidati?

Rossano Rossi (Cgil Toscana) Pretendiamo intanto una grande attenzione rispetto al 50% dei cittadini elettori che, anche secondo gli ultimi sondaggi, non andranno a votare: siamo davanti a una emergenza democratica. Tra l’altro l’astensionismo e la non partecipazione colpiscono particolarmente le fasce di popolazione e i territori più svantaggiati. Urgono poi risposte chiare, forti e urgenti, alla questione salariale, a quella sociale (a partire dalle pensioni), a quella ambientale e quella della precarietà del lavoro. Ci attendiamo che questi punti siano al centro dell’agenda politica, auspichiamo che i candidati facciano proposte chiare e prendano impegni precisi, realizzabili e poi verificabili.

Ciro Recce (Cisl Toscana) La dico in modo brusco: ci aspettiamo e auguriamo che i candidati evitino di raccontarci favole. Che cioè non presentino libri dei sogni, di cui sono pieni gli scaffali della politica; auspichiamo piuttosto linee d’azione chiare, programmi credibili e concreti. Che poi vanno anche realizzati però, perché anche dei progetti ne abbiamo a bizzeffe, ma nella stragrande maggioranza dei casi si preferisce rimetterli in discussione a ogni tornata elettorale, piuttosto che tradurli in pratica. La Toscana ha bisogno di crescita e sviluppo, che da troppo tempo si sono arrestate. Le risorse ora ci sono, bisogna spenderle, bene e presto. E a tutti i politici, a tutti i livelli, nazionale, regionale e locale, chiediamo un forte impegno in questo senso. Aggiungo che non è più rimandabile anche una risposta ai problemi della sanità. La Toscana è abituata bene, ma oggi ci sono problemi seri, soprattutto per scarsità di personale e liste d’attesa infinite o addirittura chiuse. Bisogna agire.

Paolo Fantappiè (Uil Toscana) Come Uil, nel corso dei primi mesi del 2024, inviteremo tutti i candidati per comunicare loro le necessità delle persone che rappresentiamo e dei cittadini che vengono nelle nostre sedi. In primis chiederemo una Firenze che non sia esclusivamente votata al turismo di massa ma che ritorni ai suoi vecchi splendori, dove l’artigianato locale e le botteghe di una volta ritornino presenti in un centro che preveda la possibilità di avere maggiori servizi rispetto a quelli attuali. Tutte le infrastrutture dovranno poi essere gestite in maniera diversa, senza i disagi che scaturiscono dal concentrare insieme tutti i lavori, come è stato fatto. Serve più sicurezza in città – Firenze è la quinta peggior città d’Italia secondo il Sole 24 Ore – e vogliamo un cambio di paradigma per quanto riguarda la qualità del lavoro, ad oggi in prevalenza povero, i cui salari non superano i mille euro al mese e con contratti prevalentemente stagionali o a tempo determinato. Infine, abbiamo bisogno di nuove attività e di investimenti in campo tecnologico e della transizione ecologica.

Il 2024 sarà un anno non facile. Quali sono a vostro avviso le maggiori criticità e quali, se ci sono, i punti di forza?

Rossano Rossi (Cgil Toscana) Le maggiori criticità sono l’impoverimento complessivo dei cittadini toscani, l’arretramento del settore industriale-manifatturiero, la fragilità del territorio rispetto a eventi climatici che non vanno più considerati eccezionali, la questione delle diseguaglianze che continuano ad allargarsi, un sistema infrastrutturale da migliorare. Al tempo stesso c’è la sanità pubblica che è un tema caldissimo. La Toscana nella sua storia ha giustamente privilegiato il ruolo e la presenza del pubblico, a differenza di altre realtà come la Lombardia. I tagli dei governi degli ultimi venti anni hanno portato il sistema al limite della tenuta, e ora il definanziamento dell’esecutivo Meloni prova a dare il colpo di grazia, visto che la Manovra penalizza soprattutto le regioni a maggior caratura pubblica. Come Cgil abbiamo raccolto oltre 100mila firme di cittadini toscani a difesa della sanità pubblica e a sostegno della proposta di legge promossa dalla Regione Toscana per migliorare e salvare il Servizio sanitario nazionale: basta tagli, lo diciamo chiaro al Governo, ora è il momento di investire per salvaguardare il nostro sistema regionale che – pur con alcune criticità – resta uno dei migliori del mondo in base agli indicatori. D’altra parte la Toscana ha dei punti di forza: la sua storia di diritti e democrazia, la sua apertura al mondo, le sue capacità artigianali e manifatturiere, la partecipazione civile, la permanenza di una rete sociale e solidale su cui ancora non hanno prevalso egoismo ed individualismo. Il tutto in un contesto che geograficamente, paesaggisticamente e storicamente è uno dei più attrattivi del mondo e che ha bisogno che si investa su un modello di turismo di qualità e sostenibile. La Toscana inoltre potrebbe, potenziando le sue infrastrutture a partire dal porto di Livorno, diventare un hub per l’accesso all’Europa.

Ciro Recce (Cisl Toscana) Ci sono criticità ‘storiche’, dovute ai fattori che ho citato prima, opere e scelte non realizzate, una crescita e uno sviluppo bloccati; e ci sono le difficoltà ultime, generate dalla pandemia e dalle guerre, che stanno mettendo in grande difficoltà molte famiglie, in primis quelle che hanno un mutuo a tasso variabile. Anche il lavoro è in difficoltà, in particolare per la precarietà diffusa, che necessita di maggiore attenzione e interventi. Legato a questo c’è il tema cruciale dei giovani, che è ovviamente nazionale, ma anche toscano: dobbiamo pensare, seriamente, ai giovani. Come crediamo che le giovani generazioni possono mettere su famiglia senza una minima prospettiva di stabilità lavorativa e senza la possibilità di accedere a una casa, che in particolare nella nostra regione e nelle nostre città è sempre più un problema? La mancanza di stabilità e di fiducia stanno corrodendo le basi della nostra società: la denatalità ne è il segnale più evidente.

Paolo Fantappiè (Uil Toscana) In Toscana c’è una crisi generale – in particolar modo nella piana fiorentina, aggravata dagli eventi alluvionali, con danni che hanno colpito il 50% delle imprese produttive della Toscana, le quali risiedono proprio nel comprensorio fiorentino, pratese e pistoiese. Il 2024 sarà quindi caratterizzato da risarcimenti e ricostruzione del tessuto produttivo in un territorio che partiva già con alcuni problemi legati alle grandi quantità di export, con i mercati tedesco e cinese in crisi. Nel corso dell’anno ci immaginiamo anche licenziamenti e aziende in cassa integrazione, oltre a crisi strutturali come le acciaierie di Piombino o la Venator nel grossetano. Guardando ai punti di forza, indubbiamente citiamo i soldi del Pnrr e i fondi strutturali europei: i miliardi in arrivo sono circa 13, che potrebbero creare oltre 100mila posti di lavoro di qualità. Attendiamo in merito un tavolo di confronto istituzionale per evitare che tali investimenti portino solo lavoro temporaneo e non duraturo.

Alla luce di questo, cosa chiedete al Governo e alle controparti?

Rossano Rossi (Cgil Toscana) Alle controparti innanzitutto chiediamo di rinnovare i Contratti di lavoro, è fondamentale il pieno recupero del potere di acquisto dei salari perché il caro vita sta allargando le fasce di povertà. In Toscana le invitiamo a fare una battaglia comune a difesa della sanità pubblica e contro la rendita finanziaria e immobiliare, per un nuovo modello di sviluppo sostenibile che non sia incentrato sulla terziarizzazione debole. Al Governo… che dire. Da mesi siamo in mobilitazione contro scelte classiste e inique su fisco ed economia, per rivendicare interventi di giustizia sociale. Questo esecutivo deve subito mettere in campo interventi efficaci contro i rincari delle bollette e dei generi alimentari, senza usare specchietti per allodole come il Carrello tricolore. Se continueranno a mancare risposte, come pensiamo, le nostre mobilitazioni proseguiranno.

Ciro Recce (Cisl Toscana) Il tema centrale è la necessità di mettere in tasca più risorse ai lavoratori e ai pensionati, invertendo il processo di polarizzazione della società degli ultimi anni e tornando a generare e distribuire ricchezza. Al Governo diciamo che deve intervenire per rendere strutturale il taglio del cuneo, intervenire con una riforma fiscale equa e progressiva e agire in maniera decisa per favorire la partecipazione dei lavoratori alle imprese, come chiesto dalla nostra proposta di legge su cui abbiamo raccolto mezzo milione di firme tra gli italiani. Alle controparti diciamo che, anche alla luce del quadro che ho tratteggiato, dobbiamo rinnovare i contratti di lavoro scaduti e lavorare insieme per potenziare la contrattazione decentrata.

Paolo Fantappiè (Uil Toscana) Intanto al Governo chiediamo che vengano sviluppati confronti seri sui principali argomenti che abbiamo evidenziato nella piattaforma nazionale, quindi su lavoro, salari, pensioni, sicurezza, precariato. Inoltre chiediamo alla Regione Toscana che vengano governati, insieme alle rappresentanze sindacali, gli investimenti provenienti da Pnrr e fondi strutturali. Ci risulta che ad oggi nella nostra regione questi fondi siano concentrati principalmente in progetti con budget entro i 100mila euro, mentre ne servirebbero di più ampio respiro con investimenti più cospicui, in modo da permettere interventi concreti su un aumento strutturale dell’occupazione stabile e di qualità.

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Silvia Gigli

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