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Industria

02 novembre 2023

Gruppo Sol.Mar sfiora i 170 milioni (+42%) e raggiunge il 100% di contratti fissi

Dal 2022 Nuova Solmine, principale società operativa, misura l’impronta di carbonio della filiera con l’obiettivo di ridurla.

Silvia Pieraccini

Lo stabilimento Nuova Solmine di Scarlino (Grosseto)

Il Gruppo Sol.Mar di Scarlino (Grosseto), che controlla la Nuova Solmine produttrice di acido solforico, accelera sulla sostenibilità ambientale, sociale e economica e – come risulta dal report di sostenibilità 2022, appena pubblicato – centra tre risultati importanti: zero infortuni, zero malattie professionali, il 100% di contratti a tempo indeterminato.

Investimenti sugli impianti e sul personale

L’assenza di infortuni – in un gruppo che conta 165 tra dipendenti e collaboratori – è legata “agli investimenti fatti sugli impianti e all’attenta gestione e formazione del personale, messi in atto con continuità”, si legge nel report. Il 100% di contratti fissi, invece, testimonia “l’impegno del Gruppo nel costruire rapporti di lavoro solidi e duraturi per garantire continuità all’attività lavorativa aziendale ma anche maggior sicurezza per i propri dipendenti”.

Misurate le emissioni di anidride carbonica

Sul fronte ambientale, dal 2022 Nuova Solmine ha deciso di misurare l’impronta di carbonio della propria organizzazione, che comprende gli stabilimenti di Scarlino e di Serravalle, lungo tutta la catena del valore. L’analisi svolta ha evidenziato dove sono concentrate le maggiori emissioni di anidride carbonica (a monte e a valle della produzione), e servirà a definire un percorso di riduzione. Riguardo ai rifiuti pericolosi e non-pericolosi del gruppo, invece, la percentuale di quelli inviati a recupero è passata dal 95,4% del 2021 al 95,9% del 2022, con lo stabilimento di Serravalle che ha raggiunto il 100% di rifiuti non-pericolosi inviati a recupero.

Crescono i ricavi e il valore distribuito

Sul fronte economico, il fatturato del gruppo Sol.Mar nel 2022 è salito del 42%, passando da 119,3 milioni di euro del 2021 a 169,7 milioni, anche se i volumi produttivi si sono contratti: l’acido solforico è sceso da 583mila tonnellate del 2021 a 543mila tonnellate, l’oleum si è ridotto da 73mila a 59mila tonnellate. In linea con la crescita del fatturato, anche il valore economico distribuito agli stakeholder (fornitori, dipendenti, banche, pubblica amministrazione, azionisti e comunità) è aumentato, passando dai 108,5 milioni di euro del 2021 a 154 milioni, mentre 15,6 milioni sono stati trattenuti in azienda e serviranno – spiega il Gruppo – per investimenti diretti alla crescita e al miglioramento dell’attività.

Salute e benessere comune nel Dna aziendale

“Il nostro modello di business si fonda con sempre maggiore convinzione sui criteri dello sviluppo sostenibile – afferma l’amministratore delegato del gruppo, Ottorino Lolini, nel messaggio agli stakeholder – nella consapevolezza che fenomeni epocali, come quelli che stiamo vivendo, devono essere affrontati con il contributo di tutti gli attori del Paese, dalle istituzioni alle filiere produttive”. In particolare la salute e il benessere comune sono considerati “parte integrante del Dna aziendale” nella convinzione “che questa filosofia, che promuoviamo e coltiviamo da decenni, sia alla base del cambiamento che le nuove generazioni stanno chiedendo a gran voce”.

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Silvia Pieraccini

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