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18 marzo 2024

Future for Fashion, il consumatore è uno nessuno e centomila

Giovanissimo o boomer, occidentale o africano e indiano, il nuovo fruitore di consumi detta le regole del mercato ogni giorno più vario.

Silvia Gigli

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Chi è il consumatore contemporaneo? Uno, nessuno e centomila. Giovane, informato, attento ai valori ma anche boomer o giovanissimo fruitore di fast fashion, salvo poi diventare paladino della sostenibilità. È un panorama sfuggente e multiforme quello che è emerso dalla due giorni di Future for Fashion 2024 a Palazzo Pitti, a Firenze, organizzata da Confindustria Toscana Centro e Costa Firenze Livorno Massa Carrara e il Centro di Firenze per la moda italiana. Amministratori delegati, esperti di tendenze, ricercatori, operatori del settore moda a 360 gradi si sono confrontati su chi sia e cosa voglia questo consumatore. Che è in un certo senso benedetto, perché le sue scelte influenzano persino la finanza e i grandi gruppi del lusso ne sono schiavi.

Dolce: “Detta le regole del nostro settore”

Se il ministro Urso lo definisce “amante della bellezza e della sostenibilità”, “Essere o avere” è il dilemma che lo tiene in bilico, secondo Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine e ad di Kiton. “Bisogna tornare a parlare di qualità, del prodotto e delle mani che lo realizzano” chiosa De Matteis. Solo così il consumatore tornerà ad innamorarsi di nuovo dopo la grande abbuffata post pandemia e l’attuale apatia. Occhio, avverte Attila Kiss del Gruppo Florence, “il consumatore oggi è molto più informato, anche sul valore del brand che intende scegliere. E ricerca uno specchio valoriale nel quale ritrovarsi”. Per Giovanna Paoloni, ad di Officina profumo farmaceutica Santa Maria Novella, “cerca il piacere e noi lo trattiamo come un ospite graditissimo” e secondo Alfonso Dolce, ad di Dolce & Gabbana, “il consumatore si è evoluto e sta dettando le regole al nostro settore”.

La geopolica studia i suoi mille volti e fa previsioni

Quello che è certo è che ha mille volti a seconda del Paese in cui vive, il contesto sociale nel quale si muove, l’età e lo stile di vita. Quello che ama un italiano può essere assolutamente l’opposto di ciò che desidera un indiano, come spiega l’analista geopolitico Dario Fabbri. E forse tra qualche decennio la cultura dominante non sarà più solo quella occidentale.

Scenari con cui scendere a patti e cercare di cavalcare con determinazione e resilienza. Ora come ora è certo che i tanto vituperati boomer, che in Italia sono quasi la maggioranza, non hanno le esigenze dei millennial o dell’indagatissima generazione z che ha come obiettivo vivere bene e con qualità. E allora dove finisce il sacrificio, la rabbia, la passione che invocano gli imprenditori davanti alla platea dei giovanissimi studenti delle scuole di moda fiorentine?

Lacrime e sangue per arrivare? Forse no. Forse è meglio lavorare meno e consumare meno ma bene, acquistando oggetti che abbiano valore, durabilità, una storia di cui innamorarsi. Paradossi di un mondo fluido, in continua incessante evoluzione che è quasi impossibile racchiudere in un solo scatto. Ma infiniti volti da indagare, scoprire, inseguire, cercare di comprendere per tentare di sedurre. A chi vendiamo e cosa vendiamo? Talvolta non basta la sfera di cristallo. Forse solo uno smartphone.

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Silvia Gigli

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