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17 agosto 2023

Debiti per famiglia, la Toscana è ai piedi del podio nazionale

Il dato di crescita, per la Cgia di Mestre, può essere dovuto agli investimenti immobiliari: ma c’è anche un rischio usura.

Leonardo Testai

La Toscana è la quarta regione più indebitata in Italia, in termini di impegni finanziari per famiglia: secondo uno studio della Cgia di Mestre, con 26.311 euro di debiti per famiglia si classifica alle spalle di Lombardia (29.594), Trentino-Alto Adige (29.587) e Lazio (27.518). L’indebitamento complessivo della Toscana relativo all’anno 2022 è di 43,74 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto al 2021. Su base provinciale, il segno più è generalizzato: Prato è prima in Toscana e sesta in Italia, con 30mila euro per famiglia e 3,2 miliardi complessivi, seguita da Firenze (7/a in Italia) con 24.439 euro per famiglia e 13,4 miliardi complessivi.

Anche Siena, terza in Toscana, è nella top ten nazionale dei debiti (9/a, con 28.554 euro per famiglia e 3,4 miliardi complessivi). Seguono Pisa (15/a, con 27.065 euro per famiglia e 5,1 miliardi totali), Livorno (16/a, con 26.349 euro a famiglia e 4,1 miliardi totali), Pistoia (25/a, con 24.550 euro per famiglia e 3,1 miliardi complessivi), Lucca (30/a, con 24.169 euro per famiglia e 4,1 miliardi totali), Grosseto (36/a, con 23.286 euro a famiglia e 2,4 miliardi complessivi), Arezzo (47/a, con 21.206 euro per famiglia e 3,1 miliardi totali), Massa Carrara (55/a, con 19.722 euro a famiglia e 1,7 miliardi complessivi).

“Sebbene lo stock dei debiti sia in aumento – sostiene l’ufficio studi della Cgia – a causa dell’inflazione, dell’incremento del costo dei mutui e dell’impennata delle bollette che hanno segnato negativamente gran parte dell’anno scorso, la situazione è critica, ma ancora sotto controllo”. Per i ricercatori, infatti, “è probabile che l’incremento dei debiti sia in parte riconducibile alla forte ripresa economica avvenuta nel biennio 2021-2022. Le aree provinciali più esposte economicamente, infatti, sono anche quelle che presentano i livelli di reddito più elevati. Sicuramente in queste realtà tra gli indebitati ci sono anche nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, il maggiore indebitamento di questi territori potrebbe essere riconducibile ai significativi investimenti avvenuti negli anni scorsi nel settore immobiliare che, ovviamente, sono in massima parte ascrivibili alle famiglie che hanno un buon tenore di vita”.

Tuttavia, avverte la Cgia di Mestre, il trend di crescita dell’indebitamento può rinvigorire il fenomeno dell’usura. “Con il progressivo rallentamento dell’economia e il conseguente crollo dei prestiti bancari alle imprese avvenuto negli ultimi mesi – osserva -, non è da escludere che sia in atto un ‘avvicinamento’ delle organizzazioni criminali verso le microaziende a conduzione familiare: come gli artigiani, i negozianti e tante partite Iva”. Infatti, secondo i ricercatori dell’ufficio studi, “in passato, a seguito di una spesa imprevista o di un mancato incasso, molti sono stati costretti a indebitarsi per poche migliaia di euro con soggetti che inizialmente si presentavano come dei benefattori, ma nel giro di qualche mese si trasformavano in quello che sono veramente: dei criminali”.

“Bisogna tornare a dare liquidità alle microimprese”

Dunque, per evitare questa deriva pericolosa per i lavoratori autonomi, “bisogna invertire la tendenza – sostiene la Cgia di Mestre -, tornando a dare liquidità alle microimprese, altrimenti molte di queste potrebbero finire tra le braccia degli usurai. Non solo, è altresì necessario incentivare il ricorso al ‘Fondo per la prevenzione’ dell’usura. Uno strumento, quest’ultimo, introdotto per legge da alcuni decenni, ma poco utilizzato, anche perché sconosciuto ai più e, conseguentemente, con scarse risorse economiche a disposizione”.

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Leonardo Testai

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