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11 ottobre 2023

Carta, le tecnologie lucchesi a caccia di mercato

Rallentano produzione e export di macchine. Confindustria accusa la Regione di bloccare gli investimenti energetici. Apre il Miac.

Silvia Pieraccini

Come spesso accade in Italia, quando in un territorio si sviluppa un distretto industriale – in questo caso la carta di Lucca – si sviluppano anche le tecnologie per alimentare quel business. E infatti nella città toscana sono concentrati (anche) i produttori italiani di macchine per la carta, che da oggi, 11 ottobre, fino al 13 ottobre sono impegnati a presentare le novità tecnologiche alla fiera Miac 2023.

La transizione energetica guida la R&S

I 250 espositori in arrivo da tutto il mondo al Polo fiere di Lucca mettono in mostra sia le macchine e le soluzioni innovative per la produzione della carta e del cartone, sia quelle per la trasformazione della carta igienica e per uso domestico (il cosiddetto tissue). La ricerca & sviluppo si concentra su temi come la transizione energetica e la neutralità carbonica, particolarmente complessi per un settore come la carta che è ad alta intensità energetica; la riduzione del costo delle materie prime (fibra, energia, prodotti chimici) attraverso soluzioni di automazione e strumenti di misurazione, controllo e ottimizzazione; le tecniche per risparmiare energia con l’aiuto della digitalizzazione; l’intelligenza artificiale per prevenire le rotture di carta.

Rallentano produzione e export di macchine per la carta

L’occhio è rivolto, naturalmente, al mercato che sta rallentando. Nei primi sei mesi del 2023 la produzione di macchine per l’industria cartaria a Lucca ha registrato un leggero segno “meno” (-1,6%, stime Confindustria Toscana nord) dopo due anni di crescita (+12% nel 2021 e +3% nel 2022). L’export, che pesa quasi il 90% del fatturato ed è diretto perlopiù in Usa, Messico, Arabia e Ungheria, ha registrato addirittura -23%. Nel 2022 il valore dell’export di macchine lucchesi per la carta era stato di 710 milioni, realizzato da 93 imprese con circa 2.700 occupati.

I costi energetici sparigliano le carte

Il rallentamento di mercato è legato anche all’impennata dei costi energetici in molti Paesi europei, che mette in crisi l’industria (energivora) della carta. La conseguenza è che i produttori di macchine devono andare a cercare nuovi mercati di sbocco: meno vendite in Europa, più vendite in Usa, Cina e (finora) Medio Oriente. La guerra tra Israele e Hamas, adesso, rischia di spargere effetti negativi.

Anche l’industria della carta, come si diceva, ha imboccato una strada di rallentamento; nei primi sei mesi del 2023, nel distretto di Lucca, la produzione ha segnato -0,9% (stime Confindustria Toscana nord), mentre l’export per adesso tiene (+4,3%) dopo un anno davvero brillante vissuto nel 2022 (+60%, arrivato a 1,6 miliardi di euro).

L’industria cartaria chiede i crediti d’imposta

Lo stato di salute del settore cartario è stato al centro del convegno di apertura del Miac, organizzato da Assocarta e Confindustria Toscana nord. “La nostra competitività è in ‘apnea’ a causa del gap tra la bolletta energetica italiana e quella europea”, ha ammonito il presidente di Assocarta, Lorenzo Poli, appellandosi al Governo. “Francia a Germania – ha aggiunto – hanno ricevuto sostegni al caro energia sotto varie forme. Per questo l’industria cartaria italiana chiede al Governo una misura-ponte come quella dei crediti d’imposta e chiede di non mettere in difficoltà le imprese energivore andando a modificare a ritroso i termini di utilizzo dei crediti di imposta 2023”.

Confindustria accusa la Regione di bloccare gli investimenti energetici

Dal vicepresidente di Confindustria Toscana nord, Tiziano Pieretti, è arrivato il monito per la Regione Toscana: “Ci sono consorzi pronti a investire in impianti fotovoltaici ma bloccati dalle difficoltà di localizzazione, o pronti a realizzare impianti a biomasse ma che però non sanno dove reperire il materiale. L’ostilità della Regione Toscana nei confronti dei termovalorizzatori, inoltre, lascia aperta la questione dello smaltimento dei rifiuti, inclusi gli scarti di pulper, e inibisce la generazione di energia da questi materiali. Stessa cosa per i fanghi che derivano dalla depurazione delle acque. Non si possono trascurare le opportunità che ci sono in campo energetico: non possiamo permettercelo da nessun punto di vista, né economico né ambientale”.

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Silvia Pieraccini

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