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07 dicembre 2023

A Pistoia un mese dopo l’alluvione nel fango dei vivai

Per conformazione del territorio e tipo di prodotto, alcune imprese hanno fatto da cassa d’espansione. Il settore vivaistico ora teme gli effetti di lungo periodo.

Paolo Vannini

Un vivaio di Pistoia colpito dall'alluvione in Toscana dello scorso 2 novembre.

A distanza di poco più di un mese, mentre tra i vivai di Pistoia e provincia si comincia a delineare meglio il quadro dei danni materiali causati dall’alluvione che si è abbattuta a macchia di leopardo lo scorso due novembre sulla piana fra Firenze, Prato e Pistoia, siamo ancora lontani dalla quantificazione totale esatta dei danni e dal calcolo delle ripercussioni per il prossimo futuro sulle attività del settore vivaistico, simbolo e attività dai grandi numeri del territorio pistoiese.

Tra i vivai colpiti, alcuni sono ancora in piena emergenza. E’ il caso di Gheri Vivai Piante: “La situazione è disperata, senza l’intervento degli enti pubblici qui rimarrà una landa desolata”, spiega il titolare dell’azienda Roberto Gheri. La sua azienda agricola si trova nel pieno della zona più colpita nel comune di Montale, devastata da acqua, fango e con il terreno e gli uffici invasi da tutto ciò che è fuoriuscito dagli stabilimenti della vicina zona industriale di Stazione. “Ho chiesto il preventivo per ripulire i nostri 4 ettari dai rifiuti, la cifra richiesta è di oltre 400 mila euro. I danni complessivi ammontano almeno ad un milione e mezzo di euro”. Poi ci sono le piante “smarrite” come le 4000 araucarie appena trapiantate, da inviare immediatamente alla trituratura, e quelle che ‘moriranno’ nei prossimi mesi. Altro problema è il ripristino del suolo originario, ora ricoperto da 60/80 centimetri di fango e sporcizia. “Senza contare – aggiunge Gheri – che per ricreare il ciclo produttivo delle piante occorreranno almeno 5 anni”.

Alcune piante destinate direttamente alla triturazione

Lo “tsunami” si è abbattuto su campi coltivati, piante in vaso, strumentazioni, serre, uffici e tutto ciò che ha trovato sulla sua strada, mettendo soprattutto a grave rischio la futura produzione. Se l’incertezza della programmazione del lavoro è un male comune a tutti i comparti – industria, artigianato, commercio -, per la produzione di piante lo è ancora di più. E questo rende l’alluvione nei vivai un fenomeno nel fenomeno. “Molte imprese stanno ancora valutando la vendibilità di tanta produzione e i tempi – ci spiega Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia -. Alcune piante saranno destinate direttamente alla triturazione, altre rimarranno in campo per più tempo del previsto (e costi maggiori) nella speranza che riprendano il vigore e la bellezza che richiedono i clienti”. Quindi qualche dato: “Solo in Coldiretti sono state circa 200 le aziende che hanno effettuato la segnalazione di danni, in alcuni casi si supera il milione di euro – spiega ancora Tesi -. Nell’immediatezza degli eventi Coldiretti Toscana stimò in 50 milioni di euro i danni per l’agricoltura in Regione, la metà dei quali in provincia di Pistoia, in particolare ai vivai. A distanza di un mese – conclude il presidente di Coldiretti Pistoia – confermiamo la stima, che purtroppo potrebbe essere rivista al rialzo”.

I vivai hanno contribuito ad evitare maggiori danni

Un impatto tremendo per quella parte di territori colpiti dalle esondazioni di fiumi e torrenti. Non tutti, infatti, sono stati coinvolti in egual misura e i vivai hanno indirettamente contribuito ad evitare ulteriori danni alle località colpite. “Purtroppo per le aziende c’è solo da verificare l’entità dei danni ma tutto il sistema vivaistico, che si trova spesso al di sotto del livello dei fiumi, ha di fatto rallentato il flusso dell’acqua esondata dal reticolo dei corsi minori, fungendo da cassa d’espansione – spiega a t24 il presidente del Distretto ornamentale vivaistico pistoiese, Francesco Ferrini –. Le esondazioni si sono concentrate soprattutto sul versante ovest del fiume Ombrone: a Quarrata si è avuta un’ondata che avrebbe potuto avere effetti ancora più devastanti”.

Proprio Quarrata è il comprensorio nel quale si sono verificati i casi più gravi e diffusi, come ci spiega chi è stato vittima della furia delle acque. “Nella zona dove si sviluppa la nostra azienda per la conformazione del territorio è come si fosse creata una grande conca. Siamo sicuramente una delle aziende più colpite ma diverse altre a noi vicine hanno subito un contraccolpo simile. Siamo stati invasi dall’acqua in tutta la superficie coltivata, da un minimo di 10-20 centimetri a un massimo di un metro e 80 centimetri di altezza”, è il quadro che fa Lorenzo Andreini, della Fratelli Andreini Piante, azienda vivaistica del Comune di Quarrata, che si estende su 15 ettari, 14 persone impegnate fra familiari e dipendenti. La prima conta dei danni si concentra su quelli maggiormente visibili e facili da quantificare. Spiega ancora Andreini: “Le piante più colpite sono state le sempreverdi e quelle in generale più piccole perché sommerse completamente dall’acqua. Le piante spoglianti in vaso e tutte le piante che sono nei campi si potranno valutare solo in un secondo momento. Abbiamo quantificato un danno reale effettivo intorno a mezzo milione di euro, mentre è difficile valutare quelli in prospettiva”.

A preoccupare di più sono gli effetti negativi del lungo periodo

Che l’esondazione abbia colpito duro in questa parte di territorio lo avvalorano anche altri numeri: “I cipressi sono stati sommersi da un metro fino a un metro e mezzo d’acqua – sottolinea Andreini -. Li abbiamo lavati e ripuliti, abbiamo cercato di raddrizzarli ma anche per questi alberi si vedrà solo successivamente se ci saranno stati danni e di quale entità. I cipressi potrebbero perdere le foglie, seccare, marcire. Al momento non sono molto presentabili, sono macchiati, sporchi”. Un problema non di poco conto: “Noi vendiamo molte piante ai ‘garden’ in Europa e gli addetti agli acquisti vengono a fare ordini per la prossima primavera proprio adesso – conclude Andreini -. Alcuni clienti sono venuti dopo l’alluvione e i primi effetti negativi si sono già visti. Sono stati tutti molto più cauti nelle ordinazioni. Sono professionisti e sanno benissimo cosa comprano”.

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Paolo Vannini

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