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Territorio

21 settembre 2023

Transizione digitale, la Toscana è in ritardo sulle locomotive del Nord

Per Bankitalia triplicate le imprese che dedicano oltre il 40% degli investimenti alle tecnologie avanzate, ma non basta.

Leonardo Testai

Capitale umano e servizi pubblici sono all’altezza, ma nella transizione digitale il gap della connettività costa alla Toscana un “moderato” ritardo rispetto alle regioni guida del Nord Italia: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto. E’ quanto rileva la ricerca di Banca d’Italia presentata nella tappa fiorentina del roadshow di Palazzo Koch ‘In viaggio con la Banca d’Italia’. Un evento dedicato alla situazione dell’economia digitale in Toscana, con il contributo di protagonisti dell’economia regionale come l’ad di Banca Mps Luigi Lovaglio, e la collaborazione della Camera di commercio di Firenze. “Con Bankitalia abbiamo messo in campo tante iniziative comuni per conoscere il presente e cercare di interpretare il futuro”, ha detto il suo presidente Leonardo Bassilichi.

Fra le imprese i “piccoli” sono più indietro

Secondo quanto evidenzia Bankitalia, le imprese toscane che investono oltre il 40% della spesa complessiva in tecnologie avanzate sono aumentate dal 5% a quasi il 15%, ma questa spinta non è stata sufficiente ad assorbire il divario regionale. La minore diffusione delle tecnologie digitali nelle imprese toscane appare concentrata tra quelle più piccole (fino a 50 addetti), mentre le imprese di maggiori dimensioni sono più allineate alla media del Paese.

L’analisi campionaria condotta sugli investimenti delle imprese con almeno 20 addetti rivela poi che, anche a parità di caratteristiche settoriali, dimensionali e di produttività, le imprese della regione continuano ad esprimere un ritardo da attribuire principalmente a specificità locali. Secondo Bankitalia, il ritardo della Toscana è spiegato principalmente dal più basso grado di connettività, riflesso anche delle caratteristiche del territorio, e dalla più limitata diffusione di tecnologie avanzate nel settore produttivo.

Chi investe sul digitale investe anche in sostenibilità

Dall’indagine di Bankitalia emerge inoltre, così come si osserva a livello nazionale, una correlazione significativa tra la propensione a effettuare investimenti in tecnologie avanzate e quella per migliorare l’efficienza energetica, l’utilizzo o la produzione di energie rinnovabili. Fatto 100 il totale delle imprese che hanno dichiarato investimenti in tecnologie avanzate nel biennio 2021-22, sono circa tre quinti quelle che hanno realizzato o pianificato anche investimenti di efficientamento energetico, avviando così la doppia transizione.

“Sono presenti in Toscana esperienze imprenditoriali che spiccano per capacità di innovazione – ha sottolineato Mario Venturi, direttore della sede di Firenze di Bankitalia – e per la fase avanzata di trasformazione digitale che attraversano: sono realtà consolidate o più recenti, operative in settori diversificati, anche piccole e caratterizzate da elevata qualità delle risorse umane, autonome o appartenenti a poli tecnologici all’avanguardia presenti sul territorio. E’ anche valorizzando queste esperienze imprenditoriali, con il contributo di tutti gli altri attori, operatore pubblico e sistema finanziario in primis, che occorrerebbe agire, sia per valutare meglio le cause del ritardo sia per rimuoverne gli effetti che possono frenare la crescita”.

“Dal digitale dipende la crescita, l’Italia non rimanga indietro”

L’evento è stato chiuso da un intervento di Luigi Federico Signorini, direttore generale di Bankitalia, che ha posto l’accento sulle potenzialità del digitale per lo sviluppo. “E’ uno tra i principali fattori da cui dipenderanno le prospettive di crescita del benessere economico delle economie avanzate”, ha detto, osservando che “nell’ultimo quarto di secolo l’Italia ha visto un sostanziale ristagno della produttività del lavoro”, e per questo “bisogna dunque guardarsi dal rischio di restare ai margini del processo innovativo”.

Tre aree in cui servono rapidi miglioramenti, per Signorini, sono “la dotazione infrastrutturale, tra cui la diffusione capillare della rete a elevata velocità; il capitale umano, con i livelli di conoscenze e attività di ricerca, pubblica e privata; la qualità dell’azione pubblica. I progressi conseguiti in questi campi mi sembrano alla fine i parametri più importanti con cui si dovrebbe giudicare, al di là dei pur essenziali benchmark formali, il successo sostanziale del Pnrr”. Secondo il dg di Bankitalia, peraltro, “se si accentueranno i processi di riallocazione della forza lavoro tra settori e mansioni, occorrerà rafforzare i percorsi di formazione e di riqualificazione della popolazione adulta, ancora molto fragili”.

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Leonardo Testai

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