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28 febbraio 2024

I manager protestano contro le tasse: “Salviamo il ceto medio”

Mobilitazione di Cida a livello nazionale: sotto accusa anche l’aumento dell’addizionale regionale Irpef in Toscana.

Leonardo Testai

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Giornata di mobilitazione, contro il peso eccessivo delle tasse, per le associazioni di categoria della dirigenza in Toscana così come a livello nazionale: presso 9 sedi territoriali in regione delle organizzazioni che fanno parte di Cida è stato possibile firmare la petizione ‘Salviamo il ceto medio’, e seguire la manifestazione nazionale sul tema. Obiettivo della mobilitazione e della petizione, “la salvaguardia del ceto medio – afferma la Confederazione – dai ripetuti interventi iniqui che ormai da anni colpiscono ingiustamente coloro che rappresentano il motore dell’economia e la reale fascia produttiva del Paese. Ci riferiamo a tutti i contribuenti da lavoro o da pensione da 35mila euro lordi in su, che pagano il 63% di tutta l’Irpef e che anche in quest’ultima ultima legge di bilancio sono stati penalizzati”.

“Basta accanirsi con chi sostiene l’economia regionale”

La mobilitazione in Toscana, che ha coinvolto oltre 400 persone, si è anche diretta contro la scelta della Regione di incrementare l’addizionale Irpef, con un aggravio di tasse anche per il ceto medio: “A pagare, anche per chi evade, saranno sempre i soliti noti”, lamenta Fabrizio Pulcinelli, segretario di Cida Toscana, secondo cui “la misura infatti colpirà soprattutto il ceto medio che vedrà l’aliquota passare dall’1,68% al 3,33%. Firmare la petizione di Cida diventa quindi necessario per arginare l’accanimento contro quelle categorie che con il loro lavoro sostengono l’economia regionale”.

L’iniziativa di oggi, precisa Pulcinelli, “non era rivolta specificatamente ai dirigenti, ma a tutto un ceto medio che si trova doverosamente a contribuire in proporzione al reddito, questo nessuno lo nega, però gli eccessi sono seccanti. Noi dirigenti abbiamo sempre fatto il nostro dovere, siamo dipendenti come tanti altri, quindi abbiamo un reddito certo su cui paghiamo le nostre tasse, e forse ora si sta esagerando. La maggior parte di noi ha un contratto da lavoro dipendente, è tassato alla fonte e pienamente, come è giusto che sia, ripeto, nessuno nega questa principio, però francamente sia ora con la perequazione delle pensioni che veniamo penalizzati regolarmente, sia appunto ora con questi ulteriori aggravi… dobbiamo sostenere la sanità, però forse una maggiore ricerca sull’evasione fiscale consentirebbe a tutto il ceto medio di avere un piccolo beneficio, un po’ di ristoro”.

Quasi 50mila firme in pochi mesi

La petizione, indirizzata alla Presidenza del Consiglio, al ministro dell’Economia e al ministro del Lavoro, a livello nazionale ha raccolto in pochi mesi quasi 50mila firme.”Non ricordo negli ultimi anni una sola misura – ha affermato Stefano Cuzzilla, presidente nazionale di Cida – che sia andata a vantaggio del ceto medio. Viviamo in una situazione di penalizzazione continua e, quando va bene, regna il silenzio. Mentre il ceto medio progressivamente scompare. Auspico che questa petizione ‘faccia rumore’ e richiami la giusta attenzione dei decisori ma anche dell’opinione pubblica sulla condizione generale degli italiani, che si stanno impoverendo, tutti”.

A Cuzzilla, nel corso della manifestazione nazionale, ha risposto il vicemnistro dell’Economia Maurizio Leo: “Una delle priorità del nostro Governo – ha detto – è quella di venire incontro alla classe media, e questa è anche una mia priorità. Come ho avuto modo di dire, un contribuente che realizza un reddito di 50.000 euro e che oggi sconta una tassazione che supera il 50% non può essere considerato super ricco. Per cercare di reperire le risorse necessarie abbiamo avviato il cosiddetto Concordato Preventivo Biennale che, se darà i risultati sperati, potrà consentire al Governo di adottare una serie di misure a vantaggio delle classi medie, uno degli obiettivi di questa legislatura”.

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