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14 dicembre 2022

Una fiera orafa B2B a Firenze: Orocapital arriva a marzo 2023

Nessun intento concorrenziale con Arezzo, spiegano gli organizzatori della kermesse. Mentre prosegue il dialogo con Milano.

Una fiera B2B dell’oro in Toscana, ma a Firenze, e non ad Arezzo: è Orocapital, dal 18 al 20 marzo 2023 alla Fortezza da Basso, dedicata a tutta la filiera della gioielleria, argenteria, fashion jewellery, con una settantina di aziende leader italiane che presenteranno le ultime tendenze e novità fra happening, sfilate e meeting con operatori internazionali del settore, confrontandosi anche con i protagonisti del mondo della moda, della bellezza e della cura della persona.

Un doppio ritorno senza Opa ostili su Arezzo

L’edizione fiorentina di Orocapital – organizzata da Orocapital Srl in collaborazione con Firenze Fiera – è la nuova incarnazione di uno storico evento fieristico B2B che dal 1986 si era sempre tenuto a Roma, ma che da alcuni anni era scomparso dal calendario fieristico italiano. “Non saranno presenti solo importanti aziende di alta gioielleria ma anche tante aziende produttrici di fashion jewellery che sono il motore di un mercato in continua evoluzione”, ha spiegato Giovanni Perrone, project manager della fiera.

Una fiera dell’oro manca a Firenze da decenni: dal 1977 il Palazzo degli Affari ospitò Aurea, che si tenne per l’ultima volta come fiera indipendente nel 1980 prima di confluire all’interno di Florence Gift Mart, altra fiera ormai scomparsa da molto tempo. Ma dietro il ritorno dell’oro con Orocapital non c’è una volontà di fare concorrenza diretta alle fiere di Arezzo. La stessa Firenze Fiera, nell’organizzazione, si è mossa tenendo informate Confartigianato e Cna. “Orocapital si identifica specificatamente in alcune tipologie di prodotto – ha detto Perrone -, e non sono quelle di Arezzo, che è sempre stata identificata con l’oreficeria, che abitualmente non va al dettaglio ma ai grossisti, e per certe tipologie anche all’estero”.

Le strategie di Firenze Fiera (che dialoga con Milano)

Orocapital, per il presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini, dà corpo anche a uno degli indirizzi del piano industriale della società fiorentina, volto ad incrementare il numero di fiere organizzate in collaborazione con soggetti terzi. “Perrone è venuto a trovarmi non molto tempo fa – ha detto -, mi ha esposto questa idea, e trovo sia una bella idea aggiungere una fiera in più al carnet attuale di Firenze Fiera. Noi abbiamo fiere che organizziamo direttamente, come la Mostra dell’Artigianato; delle fiere ‘indirette’ come le fiere di Pitti; abbiamo il sistema congressuale; e nel piano industriale abbiamo aggiunto il tema delle fiere in compartecipazione con un operatore professionale, fiere che cerchiamo di portare a Firenze se stanno in due segmenti. Ossia, se sono fiere di tendenza, in sintonia con il momento che stiamo vivendo, com’è il caso di Earth Technology Expo. Oppure, se coprono settori che magari a Firenze mancano da tantissimo tempo, e questo è il caso di Orocapital”.

La nuova politica della società va di pari passo con il dialogo – ancora in corso – con Fiera Milano: le parti hanno firmato un addendum che sposta in avanti la scadenza del confronto (in origine, il 23 novembre scorso), e rimane aperta la prospettiva di una partnership industriale con Milano che sottoscriverebbe l’aumento di capitale di Firenze Fiera. Ma prima dovranno essere sciolti alcuni nodi di natura finanziaria, legati soprattutto al tema Fortezza da Basso.

Come bene demaniale, infatti, la società dovrebbe pagare un canone per la Fortezza che l’Agenzia delle Entrate ha fissato in 1,5 milioni di euro nel 2015 – dunque prima della pandemia e della guerra, obietta Firenze Fiera -, ma che attualmente viene corrisposto in maniera ridotta (il 10%), con l’impegno di accantonare ogni anno il restante 90% per “restituirlo” in investimenti al momento opportuno. Ciò vuol dire che Firenze Fiera potrebbe trovarsi presto a dover investire 16 milioni di euro. Non semplice, dopo che il 2020 si è chiuso con 3,6 milioni di perdita e nel 2021 la perdita è stata di altri 630mila euro, con un indebitamento che nella primavera scorsa si aggirava sui 15 milioni.

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