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03 maggio 2022

“Su i dividendi per i Comuni, giù le tariffe per i cittadini”

Fa il primo passo la multiutility toscana, ma restano i nodi della liquidazione di Acea e del controllo di Estra. Ecco gli obiettivi.

Silvia Pieraccini

In autunno, se tutto andrà secondo i piani illustrati oggi, 3 maggio, nella sede della Regione Toscana, nascerà ufficialmente la società toscana dei servizi pubblici, una realtà in mano ai Comuni (per adesso è stata chiamata Multiutility Toscana ma il nome vero sarà deciso più avanti) che punta ad aggregare più aziende esistenti per aumentare l’efficienza. Dario Nardella, sindaco di Firenze e deus dell’operazione insieme col sindaco di Prato, Matteo Biffoni e con la sindaca di Empoli, Brenda Barnini, mira in alto: “L’unione ci permetterà di fare più investimenti, di assumere fino a duemila persone in più, di tenere sotto controllo le tariffe e di realizzare fino al doppio dei dividendi attuali: i Comuni-soci hanno bisogno di dividendi per le scuole, per gli anziani, per mantenere il patrimonio pubblico”.

L’architettura finanziaria dell’operazione è già stata illustrata da t24 qui. Il primo passo sarà la fusione per incorporazione delle holding di partecipazioni pubbliche Consiag, Publiservizi e Acqua Toscana in Alia (la società dei rifiuti della Toscana centrale, 100% dei Comuni). Le quattro società hanno già deliberato (e i rapporti di cambio sono stati fissati), ma ora toccherà ai Consigli comunali dei 66 Comuni soci delle province di Firenze, Prato e Pistoia dare il via libera alla fusione. Contemporaneamente, i 66 Comuni voteranno anche due aumenti di capitale che serviranno – nei mesi successivi – per dare gambe al progetto, guidato dall’amministratore delegato di Alia, Alberto Irace, con la consulenza di Boston Consulting: il primo (che rimarrà aperto per cinque anni) servirà a consentire i conferimenti in natura agli altri Comuni toscani che detengono partecipazioni, visto che la multiutility vuole essere aperta a tutti gli interessati; il secondo aumento di capitale servirà alla quotazione in Borsa (Ipo) della società, prevista dallo stesso Irace a fine 2023. Il vincolo sarà che il 51% rimanga in mano pubblica.

Restano da sciogliere due nodi. Il primo è la “liquidazione” della romana Acea, socio “ingombrante” di Publiacqua e finora contrario all’ingresso nella multiutility: “Abbiamo in corso dialoghi molto positivi con Acea per la composizione del contenzioso – ha spiegato Irace – così da permettere il controllo pienamente pubblico”. Al momento la nascente multiutility ha il 57,6% di Publiacqua, ma Acea detiene i poteri di governance (e nomina l’ad).

Il secondo nodo, strategico per il decollo della multiutility e l’approdo in Borsa, è il consolidamento di Estra, la società che distribuisce e vende gas (con ricavi per 1 miliardo), di cui Intesa-Siena detiene il 25% e Coingas-Arezzo un altro 25%. “Adesso abbiamo fissato le ipotesi di concambio delle azioni, i sindaci di Siena e Arezzo (che sono di centrodestra, mentre l’operazione nasce sotto l’egida del Pd, ndr) possono valutare il progetto industriale”, ha detto Irace. Un sindaco di centrodestra che lo ha già fatto è il pistoiese Alessandro Tomasi, che era stato fortemente critico verso la multiutility nel dicembre 2020, all’atto della prima presentazione, e che ora ha deciso di conferire la quota del 4% che possiede in Publiacqua alla nuova realtà: “All’epoca non condividevo il merito – ha detto – ma ora che si è recuperato il rispetto reciproco ho cercato di stare al tavolo senza pregiudiziali. Il nostro obiettivo è avere servizi migliori e tariffe più basse”.

La multiutility è stata “benedetta” dal presidente della Giunta regionale toscana, Eugenio Giani: “E’ un momento storico – ha detto – la Toscana non deve diventare terra di conquista di soggetti esterni e la multiutility serve a offrire a imprese e cittadini servizi migliori e tariffe più contenute, oltre a reinvestire i dividendi sul territorio”.

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Silvia Pieraccini

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