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25 marzo 2022

“Servono aiuti per salvare le Pmi della moda”

Al convegno fiorentino ‘Future for fashion’ si delineano i rischi per le aziende investite da aumento dei costi e problemi di export.

Silvia Pieraccini

Saper fare, capitale umano, filiere: sono gli asset su cui il sistema-moda toscano dovrà continuare a investire se vuol crescere e superare le (tante) avversità che ha davanti: aumento dei costi energetici, logistici, delle materie prime, e difficoltà dell’export in Russia e Ucraina. E’ il messaggio uscito dal convegno ‘Future for fashion’, organizzato nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio da Confindustria Firenze in collaborazione con Comune di Firenze e Centro di Firenze per la moda italiana.

“Nel 2021 il sistema-moda fiorentino ha esportato più di 9 miliardi di euro, in crescita del 7% sui valori pre-pandemia – ha detto il presidente di Confindustria Firenze, Maurizio Bigazzi – e il segreto sta nel nostro patrimonio imprenditoriale, cioè in quelle settemila unità produttive che fanno di Firenze uno dei principali hub della manifattura di lusso a livello europeo. Ma il segreto sta anche nel capitale umano, nei 39mila addetti del settore che uniscono artigianalità, competenza e innovazione”.

Il conflitto in Ucraina mette in pericolo le piccole e medie imprese

Il timore arriva da Est, dalla guerra in Ucraina che fa meno paura per i grandi marchi globali, in grado di compensare le perdite su alcuni mercati con le vendite realizzate su altri; ma è una ferita pericolosa per le piccole e medie imprese della filiera, già indebolite da due anni di Covid.

“Per noi la Russia rappresenta solo il 2% – ha detto Patrizio Bertelli, amministratore delegato di Prada – ma non dobbiamo guardare gli effetti sui marchi affermati, dobbiamo pensare alle Pmi della moda che non hanno capacità contrattuale e non sono presenti su tanti mercati: qui bisogna che la politica intervenga come ha fatto col Covid, altrimenti molti rischieranno di chiudere”.

Un rischio che si amplifica nella attività a monte della filiera: “E’ vero che per qualche azienda la Russia rappresenta piccoli numeri – ha detto Ercole Botto Poala, imprenditore tessile e vicepresidente Confindustria Moda – ma per altre pesa fino al 70% del fatturato, per cui immaginatevi cosa possa rappresentare questa crisi, soprattutto per chi esce da un periodo difficile come quello del Covid”.

Necessari interventi per difendere la seconda industria italiana

La necessità d’intervento è quella che Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda, ha sollecitato al Governo: “Aiutate i piccoli – ha riferito di aver chiesto a Roma – dobbiamo difendere la seconda industria italiana facendo un progetto complessivo per il futuro della moda. E dobbiamo ricordarci che siamo i primi produttori al mondo di moda di qualità, diamo lavoro a 600mila persone”.

L’aiuto delle istituzioni dovrà intensificarsi secondo il sindaco di Firenze Dario Nardella: “Le istituzioni pubbliche devono fare ancora di più – ha detto Nardella – il Governo deve mettere a punto un piano strategico per l’industria della moda perché un modello come il nostro, in cui le imprese e le istituzioni lavorano insieme, non ce l’ha nessuno, neppure i francesi, e dobbiamo tenercelo stretto”.

Lo scenario del futuro

Il futuro della moda è fatto di digitale e di metaverso, le nuove frontiere che sono pane quotidiano per un’azienda di ecommerce come LuisaViaRoma: “Il metaverso non è il futuro, è già la realtà – ha detto il fondatore Andrea Panconesi – se per avvicinarsi all’ecommerce ci sono voluti vent’anni, per il decollo del metaverso ci vorranno due anni. Fino a un paio d’anni fa nessuno si sarebbe sognato di associare il gaming alla moda, oggi tutti i grandi brand lo stanno facendo”. Il futuro della moda sta nell’integrazione tra fisico e digitale.

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Silvia Pieraccini

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