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07 marzo 2022

Scervino apre 14 negozi (e prova a scacciare le nubi della guerra)

Il marchio fiorentino di moda donna d’alta gamma, che nel 2019 fatturava 90 milioni di euro, punta quest’anno a tornare ai livelli pre-Covid.

Ermanno Scervino continua a scommettere sulla qualità made in Italy e sulla cura artigianale dei capi, che da sempre rappresentano il suo tratto distintivo, e per mostrarli al meglio investe ancora sui negozi fisici. Il brand fiorentino di abiti femminili d’alta gamma, che ha il quartier generale sulle colline di Bagno a Ripoli, e che nei giorni scorsi ha sfilato alla Milano Fashion Week, sta affrontando la pandemia a suon di aperture di boutique: 14 nel corso del 2021, di cui quattro in Cina col partner Riqing (a Dalian, Nanjing, Shenzhen, Wuhan), tre in Corea, una in Giappone e poi Saint Tropez, Mykonos, Gstaad, Vienna, più due outlet in Italia e Olanda. Anche il 2022 è cominciato con la re-location del negozio di Roma, 250 metri quadrati in piazza di Spagna, e proseguirà con quella di Venezia, vicino al teatro La Fenice, e poi con altre aperture nelle destinazioni di lusso.

“Gli italiani riescono a orientarsi e a trovare soluzioni anche nelle situazioni più difficili – spiega Toni Scervino, azionista e amministratore delegato del brand, riferendosi al periodo Covid che ha cancellato turisti e fatturati – e noi negli ultimi due anni abbiamo fatto proprio così: abbiamo reagito alla crisi facendo leva sui nostri punti di forza, prima di tutto l’artigianalità e poi le competenze che si trovano in quest’area, e abbiamo pensato allo sviluppo, non solo alla tenuta dell’azienda. Abbiamo approfittato del periodo per fare collezioni ancora più belle e ricercate nonostante il momento di difficoltà”. Ora a turbare il ritrovato equilibrio è arrivata la guerra in Ucraina, che sparge ombre sull’export in Russia che per l’azienda vale il 20% dei ricavi.

Il 2021 aveva riportato il sorriso nello stabilimento Ermanno Scervino, grazie a una crescita del fatturato del 25% che fa stimare il ritorno quest’anno ai livelli pre-pandemia (erano circa 90 milioni di ricavi nel 2019). “Mancano un po’ di turisti per tornare alla normalità”, sottolinea Scervino convinto che, una volta debellato il Covid, i clienti internazionali che apprezzano il made in Italy di qualità torneranno a comprare. Ora però le previsioni sono offuscate dal fattore-Russia.

Nell’attesa l’area più dinamica resta l’Asia. “La crescita del 2021 è stata trainata dalla Cina, che ha visto le vendite aumentare di oltre il 50% – spiega l’imprenditore – e dagli Stati Uniti, in salita del 34% rispetto al 2020”.

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