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09 febbraio 2022

A Scandicci chiude Hugo Boss, delocalizzazione in vista

I lavoratori protestano, e i sindacati chiedono un tavolo: prima riunione il 14 febbraio.

In Asia la pelletteria, in Portogallo le calzature: delocalizzazione in vista per Hugo Boss, che ha annunciato la chiusura del suo stabilimento di Scandicci, dedicato a modelleria, prototipia e sviluppo del prodotto, con 22 addetti (21 a tempo indeterminato). Una decisione improvvisa, a cui i sindacati hanno reagito subito convocando un presidio dei lavoratori, e chiedendo un tavolo con Regione Toscana e Confindustria Moda. E’ invece fissato per domani un primo incontro in videoconferenza tra l’azienda e le organizzazioni sindacali.

“La delocalizzazione è uno schiaffo al polo della pelle”

Hugo Boss, sostengono infatti Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, è “il primo grande brand di moda che se ne va da Scandicci, anziché arrivarci”. Per questo, secondo i sindacati, “la questione interroga, oltre che il mondo del lavoro, anche quello delle imprese e delle e istituzioni: mentre altri brand investono da noi, questo è uno schiaffo a Scandicci e al polo toscano della pelletteria”. Non a caso il sindaco di Scandicci Sandro Fallani, che ha incontrato i lavoratori al presidio, parla di “decisione incomprensibile in un territorio e in un settore che ha amplissimi margini di occupabilità, e nel quale molte aziende chiedono di venire a operare o allargare i loro stabilimenti”.

L’azienda, secondo i sindacati, avrebbe motivato la scelta di chiudere Scandicci affermando che sui mercati di riferimento non ci sarebbe più interesse per il Made in Italy. “Questa affermazione è falsa, grave e inaccettabile, e nasconde solo un’operazione speculativa”, ribattono Cgil, Cisl e Uil. Per i sindacati, che saranno in stato di agitazione finché l’azienda non ritirerà la procedura di licenziamento collettivo, “si è di fronte all’ennesima delocalizzazione operata in danno ai lavoratori col solo fine di massimizzare i profitti”. Hugo Boss, un tempo parte del gruppo Valentino, ne fu scorporata nel 2012: oggi è quotata alla Borsa di Francoforte, e controllata dalla famiglia Marzotto con poco più del 15% del capitale, mentre una quota oltre i due terzi è rappresentata dal flottante.

Primo incontro in Regione Toscana il 14 febbraio

Una prima risposta da parte della Regione, a fronte dell’appello dei lavoratori, è arrivata con la convocazione per il 14 febbraio di un tavolo a cui parteciperanno istituzioni locali e sindacati. A questo incontro, ha annunciato la Regione, seguirà la convocazione dell’azienda. Chiede “un tavolo di confronto tra azienda, lavoratori e parti sociali così da raggiungere un accordo e ristabilire la piena operatività della fabbrica” anche la sottosegretaria ai rapporti con il Parlamento, Deborah Bergamini.

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