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06 maggio 2022

Rufina lancia Terraelectae, stop al Chianti Gran Selezione

La sottozona imbocca una propria strada per valorizzare i vini di gamma alta. Prezzi su del 50%. Sorpresa in casa Chianti.

Silvia Pieraccini

Proprio quando il piccolo Chianti Rufina, sottozona della maxi denominazione Chianti, lancia il marchio Terraelectae destinato a qualificare ancora di più i vini Riserva per farne la “punta di diamante” della Docg, la Regione Toscana azzoppa il tentativo del “fratello” Chianti di andare anch’esso verso l’alto di gamma utilizzando la tipologia Gran Selezione.

La Gran Selezione del Chianti resta in standby

Sul tavolo regionale c’era la richiesta del consorzio Chianti di utilizzare appunto la menzione Gran Selezione, inventata dal “cugino” Chianti Classico per qualificare i vini prodotti da vigne di proprietà, con invecchiamento minimo di 30 mesi di cui tre in bottiglia. Tra i due consorzi nei mesi scorsi era scoppiata una dura battaglia sulla possibilità o meno di estendere questa tipologia. Ora si scopre che il consorzio del Chianti Classico ha chiesto la protezione esclusiva europea della menzione ‘Gran Selezione’, e che il ministero deve dare una valutazione su questo. “Fino a quando non sarà concluso il procedimento, la Giunta regionale non ha ritenuto opportuno esprimersi”, afferma l’assessore all’Agricoltura, Stefania Saccardi, sottolineando che comunque nelle consultazioni con la filiera vitivinicola “non si è registrato il necessario consenso sulla proposta di inserimento della menzione ‘Gran Selezione'”.

Chianti Rufina imbocca una strada propria

Nel frattempo il Chianti Rufina, storica area di produzione vinicola a nordest di Firenze, ha imboccata una strada di valorizzazione diversa, puntando sul concetto di “cru” caro ai francesi. Lo strumento scelto è il marchio collettivo volontario Terraelectae, che punta a qualificare i vini della categoria Riserva che meglio interpretano il Sangiovese, realizzati – questo è il vero plus – da una singola vigna dell’azienda, quella che meglio rappresenta il vitigno-principe dei rossi toscani. Terraelectae vuole essere, in pratica, la punta di diamante della Docg. Finora al marchio collettivo hanno aderito 13 dei 20 produttori del consorzio Chianti Rufina.

La prima annata in commercio col marchio Terraelectae è la 2018, prodotta da nove aziende (Castello del Trebbio, Colognole, Fattoria Lavacchio, Frascole, Grignano, I Veroni, Marchesi Frescobaldi, Marchesi Gondi, Villa Travignoli) per un totale di circa 40mila bottiglie. Dal prossimo anno, con l’aggiunta della produzione di altre quattro aziende (Podere Il Pozzo, Fattoria Lago, Selvapiana e Tenuta Il Monte), le bottiglie saliranno a 50-55mila. Il marchio non comporta alcuna modifica del disciplinare, ma i vini Terraelectae devono avere 30 mesi di invecchiamento di cui 18 in legno e almeno sei in bottiglia.

Una piramide di qualità

“Terraelectae si pone al di sopra del concetto di Riserva – spiega il presidente del consorzio Chianti Rufina, Cesare Coda Nunziante, che ha presentato il marchio insieme con gli altri produttori a Milano, al Museo della Scienza e della tecnologia ‘Leonardo da Vinci’ – e vuol trasmettere al consumatore il messaggio di un territorio unico, che negli ultimi vent’anni ha beneficiato del cambiamento climatico che qui ha reso più facile la vinificazione. Fare un vino da una singola vigna ora è una sfida ulteriore, perché le uve devono essere perfette”.

I vini Terraelectae costeranno di più: la media è 20 euro franco cantina, e dunque circa 40-50 euro al ristorante, superiore del 40-50% al prezzo del Chianti Rufina Riserva. “Il posizionamento è fondamentale – aggiunge Coda Nunziante – e per far meglio comprendere il nostro progetto presenteremo ogni anno le nuove vendemmie Terraelectae tutti insieme, in un evento comune”. Il marchio è frutto anche di una nuova visione generazionale, che vede l’ingresso nelle aziende vinicole delle nuove generazioni, ben rappresentate nel consiglio di presidenza, a partire da Gerardo Gondi e Tommaso Inghirami che, in qualità di vicepresidenti, hanno seguito da vicino il progetto Terraelectae.

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Silvia Pieraccini

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