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07 marzo 2022

Riciclare abiti? Attenzione a cosa contengono

Consorzio Detox e Fondazione Zdhc mettono a punto un elenco di sostanze dannose presenti nei prodotti riciclati, per limitarne l’uso.

Negli ultimi anni ha lavorato con Greenpeace per stimolare le aziende della moda a ridurre una serie di sostanze chimiche dannose nei processi produttivi. Ora il consorzio italiano Detox (che associa un centinaio di aziende tra cui molte del distretto tessile di Prato) allarga l’obiettivo al mondo del riciclaggio di fibre e scarti di lavorazione, strategico per spingere l’economia circolare e il rispetto dell’ambiente.

Per farlo il consorzio guidato dall’imprenditore pratese Andrea Cavicchi si è alleato con la Fondazione Zdhc e, con l’aiuto di aziende tessili e laboratori di analisi, ha messo a punto una lista di sostanze dannose presenti nei prodotti riciclati (per adesso lana, cotone e seta), fissando i valori-limite considerati ammissibili per dire “sto lavorando bene”.

Il punto di partenza è “non basta dire che un prodotto è riciclato per avere la patente di sostenibilità”. Il punto di arrivo è: “anche se al momento non è possibile uniformare la qualità chimica di un prodotto fatto con fibre nuove a quella di un prodotto realizzato con fibre riciclate, si può arrivare a un ragionevole compromesso”. Un esempio? I clorofenoli sui prodotti finiti nuovi sono ammessi in quantità pari a 100 mg per Kg, mentre sul materiale riciclato è prevista l’esenzione: ma Detox-Zdhc ha definito un valore-limite che si configura come accettabile e raggiungibile.

“Vogliamo far capire le opportunità del riuso e i benefici della transizione all’economia circolare – ha spiegato in una conferenza stampa Andrea Cavicchi – ma non si può fare solo a parole: la sostenibilità del processo o del prodotto è vera solo se è misurabile”. Da qui l’idea di creare una scheda tecnica, chiamata Prsl. “Siamo partiti dai dati tecnici rilevati dai prodotti fatti utilizzando fibre riciclate – ha spiegato Elisa Monica Gavazza, direttore per il Sud Europa della Fondazione Zdhc – e, grazie alla collaborazione dei vari distretti, abbiamo elaborato un documento aperto alla consultazione e ai suggerimenti del settore. Qui non si tratta di bandire delle sostanze chimiche dalla produzione ma di ‘ripulire’ materiali realizzati magari venti anni fa, che oggi vengono riciclati. L’idea è avere strumenti condivisi tra le aziende per concordare valori da raggiungere”.

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