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30 gennaio 2024

Per il rapporto Irpet l’economia toscana cresce piano, e pagano le famiglie

Il Pil è aumentato dello 0,7% nel 2023, e per il 2024-25 la crescita dovrebbe essere del +0,8%. In calo il potere d’acquisto.

Leonardo Testai

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La crescita economica della Toscana è decisamente rallentata dopo il rimbalzo post-Covid, nell’orizzonte di un biennio di Pil con rialzi inferiori all’1%, e dove i segnali di tenuta che vengono della dinamica occupazionale e dall’export non vedono di riflesso un rilancio del potere d’acquisto delle famiglie, mentre anche la produzione industriale accusa un calo: il rapporto dell’Irpet sull’economia regionale traccia uno scenario con due varianti possibili. Da un lato, infatti, un’eventuale peggioramento delle tensioni geopolitiche potrebbe ridurre la fiducia di famiglie e imprese e portare a un aumento dei costi delle materie prime energetiche, mentre invece una più accentuata accelerazione della discesa dei tassi di interesse potrebbe dare un impulso alla crescita economica.

Pil Toscana +0,8% nel biennio 2024-25, stima l’Irpet

Il Pil regionale, secondo l’Irpet, è cresciuto dello 0,7% nel 2023 rispetto al 2022, sostanzialmente in linea col +0,6% nazionale: per il biennio 2024-25 la crescita dovrebbe essere del +0,8% per entrambi gli anni, in linea con l’andamento nazionale (+0,7% e +1%). La produzione industriale accusa un calo più grave della media (-3,4%, contro il -2,5% a livello nazionale) a causa di una domanda indebolita, sia a livello internazionale che nazionale, e di costi ancora elevati dell’energia. Restano positive, anche se rallentano, le esportazioni: dal +8,9% del primo trimestre sono passate ad un +1,6% nel terzo (+3,9% la media, contro il -2% nazionale).

E’ in crescita anche l’occupazione: fra gennaio e novembre il numero di dipendenti è aumentato del 3,1% rispetto al 2022, con andamenti diversificati per tipologia di contratto: il +4,2% dei lavoratori a tempo indeterminato compensa in positivo la complessiva stabilità del lavoro a termine. La crescita è spalmata fra tutti i settori: +3,9% agricoltura; +3,4% manifattura; +4,8% costruzioni e +2,9% terziario. In parallelo, però, cala il potere d’acquisto dei salari (-2,1%): sommata a quella dell’anno precedente (-5,6%), l’erosione provocata dall’inflazione supera il 7%.

Per il potere d’acquisto non basta la leva fiscale

“Dentro questa questa storia caratterizzata da un protagonista assoluto, l’impennata inflazionistica che abbiamo vissuto in questi mesi – osserva Nicola Sciclone, direttore dell’Irpet -, c’è sicuramente un perdente: è il fattore lavoro, che ha perso molto in termini di potere d’acquisto, più di quanto ne abbia perso il capitale perché le imprese sono riuscite a trasferire l’aumento dei costi delle materie prime sui prezzi di vendita, quindi hanno mantenuto sostanzialmente invariati i loro margini di guadagno. I prezzi degli output sono aumentati in modo molto più significativo rispetto al costo del lavoro per unità di prodotto, e questo significa che il potere d’acquisto si è fortemente ridotto”.

Il governo, riconosce Sciclone, “con la manovra di bilancio ha immesso risorse nell’economia, ha tentato di aggredire il problema della riduzione del potere d’acquisto on la leva fiscale, però l’effetto è sostanzialmente trascurabile”. Secondo le stime Irpet, la riforma dell’Irpef e lo sgravio contributivo permetteranno un aumento del reddito disponibile per 1,3 milioni di famiglie in Toscana, aumento che dovrebbe aggirarsi sui 336 euro l’anno (28 al mese). Le famiglie più avvantaggiate saranno quelle che si trovano nella parte medio-bassa della distribuzione dei redditi, con un’intensità degli effetti attivati che secondo i ricercatori è “comunque molto contenuta”.

Un fattore positivo può essere rappresentato dalle risorse europee – il Pnrr, ma non solo – per le quali Sciclone invita a “tenere alta l’attenzione sul fatto che siano effettivamente finalizzate a politiche per la coesione e lo sviluppo economico, quindi alzare i livelli di produttività e ridurre i problemi di disuguaglianza”.

I numeri delle risorse europee

Una parte del rapporto Irpet è dedicata proprio agli effetti sull’economia toscana delle risorse del Pnrr e della programmazione Ue. A fine ottobre 2023 la Toscana può contare su 12.200 progetti per circa 11,5 miliardi di euro: 7,5 sono finanziati con il Pnrr e/o il Pnc, gli altri 4 sono cofinanziati grazie a risorse provenienti dai bilanci degli enti pubblici regionali o dal livello nazionale. La quota maggiore di risorse (25%) è destinata alla Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), segue la Missione 3 (Infrastrutture per una mobilità sostenibile) con il 18%. Il 62% degli importi dei progetti approvati in tutte le missioni (7,2 miliardi) è utilizzato per investimenti in opere pubbliche e quasi 4/5 del totale è destinato alla Toscana centrale.

In quanto allo stato di avanzamento dei lavori, la performance toscana risulta migliore della media italiana: le procedure di gara avviate in Toscana corrispondono ad un importo pari al 38% del valore dei progetti ammessi a finanziamento (per l’Italia è il 29%). Il Pil generato in Toscana per ogni euro di spesa attivata dai vari bandi cofinanziati con il Pnrr è di 0,7, con un innalzamento medio annuo del livello di Pil dell’1,3%. In valore assoluto il Pil generato nel periodo 2022-26 ammonta a circa 7,9 miliardi, con un numero medio annuo di lavoratori necessario a soddisfare la produzione aggiuntiva generata dal Piano stimabile in circa 28mila, per un incremento medio annuo dell’occupazione dell’1,8%.

Secondo la stima Irpet relativa alle risorse della programmazione comunitaria (Fesr, Fse e Feasr), che ammontano a circa 3 miliardi di euro per il ciclo di programmazione 2022-2027, la spesa attivata è di 1,15 miliardi di euro, per un totale di risorse movimentate di circa 4,2 miliardi. Il Pil generato per ogni euro di spesa è di 0,8. In termini assoluti ogni anno vengono attivati circa 491 milioni di Pil (+0,4%) e 9.100 occupati (+0,6%). Sommando alla programmazione comunitaria le risorse del Pnrr/Pnc, l’impatto medio annuo che ne deriverebbe è pari a circa 2 miliardi di euro in termini di Pil (+1,7%) e poco meno di 37mila occupati (+2,3%).

Ok della Regione alla proposta per il Fsc

La Toscana fotografata dal rapporto Irpet è una regione “che sul piano economico dà segni importanti di sviluppo”, ha commentato il presidente della Regione Eugenio Giani, che a margine della presentazione del documento ha annunciato l’ok della giunta regionale alla proposta di allocazione delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione. “Il piano per la Toscana riguarda 530 milioni – ha detto – che si aggiungono a un intervento di anticipazione di 110 milioni concentrato soprattutto nelle scuole, e attivato 2 anni fa, e a un intervento di bonifica per Piombino di 41 milioni, che è stato anticipato negli apporti di programma. Complessivamente dunque si tratta di 683 milioni provenienti dal Fondo sviluppo e coesione nel nostro territorio”.

L’intervento più consistente in programma, spiega la Regione, si riferisce alla tranvia per Sesto Fiorentino che, al di là dell’utilizzo del tram, collega tutta la rete tranviaria alla stazione di Castello. Sono poi previsti interventi per la strada detta ‘Cipressino’ che collega il Monte Amiata, ma anche per l’area metropolitana fiorentina, la Valdinievole, la tangenziale di Cortona e, a Livorno, per gli assi che riguardano la connessione del nuovo sottopasso stradale alle ferrovie, che consente l’intervento sulle Terme Corallo.

Per l’area di Cisanello a Pisa si prospettano risorse sia per la continuazione del plesso ospedaliero che per un ulteriore lotto della tangenziale nord ovest di Pisa. Per il diritto allo studio universitario è prevista la ristrutturazione della residenza Tolomei a Siena e quella Fascetti a Pisa. L’impegno per il ponte di Buriano nell’aretino è di 21 milioni di euro, mentre 6 milioni sono destinati alla ristrutturazione della scuola alberghiera a Massa. Sono molti, afferma la Regione, i progetti per la difesa del suolo e il potenziamento di argini e lo scorrimento di corsi d’acqua. Una cifra di 102 milioni va a soddisfare l’obbligo di cofinanziamento dei programmi comunitari, liberando risorse che sono destinate alla sanità regionale.

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Leonardo Testai

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