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Impresa

12 aprile 2023

Parità di genere, Certificazione per le aziende coi fondi del Pnrr

In arrivo il bando nazionale per le Pmi, con Unioncamere come ente gestore: si muovono anche le imprese toscane.

Sta per arrivare il bando nazionale per il sostegno economico – con risorse del Pnrr – alle piccole e medie imprese che vogliono ottenere la Certificazione della parità di genere: l’avviso sarà pubblicato entro la fine del mese di aprile. Il progetto, che vede Unioncamere in prima linea come ente gestore, prevede che vengano assistite e sostenute le Pmi in tutto il percorso di certificazione, quindi con attività di assistenza e di consulenza, e poi con attività di accompagnamento e di sostegno anche economico alla certificazione stessa.

Occasione per fare il punto, il convegno “Parità di genere e nuovi incentivi per l’imprenditoria femminile in Toscana’, organizzato a Firenze da Unioncamere Toscana e dai Comitati Imprenditoria Femminile della Toscana, con le Cciaa di Firenze e di Arezzo-Siena, e la delegazione toscana di Aidda. Le imprese femminili attive pesano in Toscana per il 24,1%, e le cariche ricoperte da donne in Toscana in imprese attive sono il 29,5% del totale. I settori dove le imprese femminili sono più presenti sono il commercio (32,3%) i servizi (28,4%) edilizia (15,1%) manifattura (12,5%) e agricoltura (11,2%).

Incentivi fiscali e premialità nei bandi europei

Ma la filosofia della Certificazione della parità di genere va molto oltre l’individuazione delle imprese femminili come appartenenti a una sorta di categoria ‘speciale’ del tessuto produttivo. La Certificazione, introdotta con la legge 162/2021, è volta a promuovere la parità di genere nelle aziende e nelle organizzazioni, che consiste in una serie di standard e di criteri che le aziende e le organizzazioni possono soddisfare per dimostrare il loro impegno per la parità, ottenendo un certificato che attesta la loro conformità a questi standard, aprendo la strada a incentivi fiscali e premialità per l’accesso a bandi europei.

Rispetto a prima, “la Certificazione di genere entra più nel merito della situazione – Maria Grazia Maestrelli, consigliera di parità della Regione Toscana -, anche perché dà degli obiettivi alle aziende: non solo sulla presenza delle donne all’interno dell’azienda, ma sulle retribuzioni salariali reali, sul fatto che ci siano delle forme di conciliazione all’interno dell’azienda, strumenti che aiutano il percorso femminile e non solo, perché oggi ci sono anche uomini che prendono il congedo di paternità, e quindi è giusto che anche loro entrino nei percorsi di sostegno alla genitorialità”.

Le aziende toscane cominciano a muoversi

Alcune aziende, anche in Toscana, si sono già organizzate per una pre-certificazione, e altre stanno studiando il da farsi. La legge in vigore, spiega Maestrelli, “prevede che le aziende con più di 50 dipendenti debbano presentare un report sulla situazione del personale, delle donne all’interno dell’azienda. Era obbligatorio per le aziende con più di 100 dipendenti, e adesso è stato esteso alle aziende con più di 50 dipendenti. In Toscana sono molte queste aziende, quelle con più di 100 dipendenti erano 700 e oltre, quindi qui si raddoppierà tranquillamente e forse di più il numero”.

I fondi del Pnrr, ha spiegato la vicesegretaria generale di Unioncamere Tiziana Pompei, “andranno a sostenere dal punto di vista finanziario i costi delle imprese che si vorranno certificare. “Ma la vera chiave di lettura di questa iniziativa è che rispetto a un sistema più regolatorio, sanzionatorio, sulle quote di genere, qui si è invertita un po’ la rotta: diventa un sistema premiante, perché ci sono gli incentivi fiscali, premialità per l’accesso ai bandi, e soprattutto c’è la voglia di sostenere con queste risorse lo sforzo economico e se vogliamo anche culturale delle imprese che si vogliono certificare”.

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